“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Venerdì, 19 Giugno 2015 00:00

L'Eco degli imbecilli

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“Non è per esperienza che so che Napoleone è morto nel 1821, anzi se dovessi basarmi sulla mia esperienza non potrei neppure dire che sia esistito (…); non so per esperienza che esiste una città chiamata Hong Kong e non è neppure per esperienza che so che la prima bomba atomica funzionava per fissione e non per fusione – di fatto è dubbio che io sappia bene come funziona la fusione atomica. (…) Esiste una divisione sociale (…) del sapere, per cui io delego ad altri la conoscenza di nove decimi del mondo reale, riservandomi la conoscenza diretta di un decimo”.
(Umberto Eco –  Sei passeggiate nei boschi narrativi; estratto da: I boschi possibili)

È su questo patto di fiducia che si regge il fragile mestiere dello scrittore, che sia saggista, inventore di finzioni, critico o giornalista.
Uno scrittore onesto, conscio del patto esistente tra lui e il suo lettore, rispetta la fiducia con cui viene “benedetto” e cerca di portare il suo passeggero dritto alla meta in modo piacevole, rispettoso ed etico.

Pochi giorni fa Umberto Eco ha ricevuto una laurea honoris causa in “Comunicazione e Culture dei Social Media”, ma la notizia, anziché essere il felice (e ulteriore) riconoscimento di uno dei più notevoli intellettuali di questo e del secolo precedente, si è presto tramutata in sberleffo.
Le pagine del Web appaiono ubiquitariamente tappezzate di notizie come “Umberto Eco attacca il Social Media”; “Umberto Eco chiama imbecilli gli utenti di Internet” e via farneticando.
Ci troviamo decisamente dinanzi all’ennesimo caso di “giornalettismo” al sapore di “clickbait”, dove l’intervento di Eco è stato tagliuzzato per cucirlo poi addosso ad una notizia che potesse divenire “virale”.
Da tempo ormai i Social Media sono l’infelice calderone per i “cacciatori della notizia facile”, i quali, armati dei fucili CTRL+C1  e CTRL+V2, sparano le più grette castronerie o “danno notizia” spulciando i profili social di personaggi famosi, scatenando alternatamente indignazione e approvazione tra i lettori di quelle testate che amano vivere di questo genere di espedienti.
Non è infrequente infatti incappare in notizie di litigi tra personaggi notori o sottolineature eccessive delle loro dichiarazioni.
È avvilente quanto il “mercato della notizia” abbia assunto le fattezze di una piazza di paese, in cui gli ambulanti di turno fanno gara a chi urla più forte per farsi sentire di più dai potenziali acquirenti – ovverossia i lettori.
Così, titoli, verbi, interi sintagmi e locuzioni che si reiterano all’infinito hanno preso a far parte del DICK ,“Dizionario Infelice del ClicKbait”, ed è ora possibile riconoscere gli attori di questo gretto metodo di “fare notizia”.
Titoli spesso in maiuscolo, locuzioni come “La notizia che ha SCONVOLTO il WEB”, amene foto di gattini et similia sono i mezzi con cui questi mercenari della “notizia-a-tutti-i-costi” infestano le schermate dei Social Network, ingannando un numero esorbitante di utenti adescati dalla promessa di veder soddisfatta la propria curiosità per poi ritrovarsi invece con le storiche pive nel sacco.
Ancora, non è infrequente che i disperati cacciatori di notizie si documentino non direttamente, bensì tramite Facebook, il Social Network che ha rivoluzionato in positivo e in negativo più degli altri suoi analoghi il modo di comunicare tra individui. La notizia riportata sarebbe quindi già inquinata alla fonte.
Eppure, Erodoto di Alicarnasso, pater Historiae, secoli orsono (tra il 484 e il 430 a.C.) sosteneva che uno storico che si rispetti deve attingere alle fonti in maniera diretta, quando possibile. Qualora impedito, dovrebbe invece accontentarsi delle “voci”, delle notizie riportate dai più.

"Gli uomini si fidano delle orecchie meno che degli occhi".
(Erodoto)

Fino a che questa perniciosa tendenza infetta esclusivamente il campo del gossip, il male è quello minore. Diversamente invece avviene nel caso in cui si tratti di un caso di cronaca. Con grande fretta e in maniera assai raffazzonata cambiano di testata in testata dettagli, persone, date, eventi stessi nel giro di poche ore. Senza’ombra di rispetto alcuno per la privacy delle persone coinvolte.
Si assiste in quei casi ad una “opera da macello”, in cui la notizia diventa un esperimento, la storia una barzelletta e le persone coinvolte vengono svendute a peso in brani3 dei loro dolori.

"La fretta genera l’errore in ogni cosa".
(Erodoto)

Questo non è giornalismo, ma sterile corsa ad un “oro” che non luccica, ma aumenta i numeri sui bottoni social della webzine con cui si ha l’onore di collaborare.
Nell’epoca dell’alfabetizzazione di massa e dello sviluppo della rete in modo ubiquitario nel mondo, chiunque può afferrare un tablet o un notebook e dire la sua.
Chiunque può fingere di essere uno scrittore, un giornalista, un articolista, un saggista.
In questa marea di “chiunque” diviene anche fin troppo facile diventare un perfetto “nessuno”, una scimmia che batte caratteri su uno schermo senza curarsi del peso delle sue parole. Un automa che ha fretta di pavoneggiarsi con i suoi “contatti Facebook” con un hashtag ed un “Il mio articolo su (nome della rivista)” #giornalismo #picoftheday e una picodellamirandolesca serie di autocelebrazioni fini a sé stesse, con il risultato finale di aver svolto un pessimo lavoro e di aver incautamente danneggiato terzi.
Rispetto a quanto sopra narrato, non apparirà così invalidante la critica che è stata mossa ad Umberto Eco. Eppure riesce, nelle sua malevola banalità, a fare indignare.
Da una parte, si indigna chi, come chi scrive, sa perfettamente trattarsi di un rimaneggiamento di una notizia atta a scatenare la ferocia e gli insulti degli utenti della rete; dall’altra parte si indigna chi, credendosi apostrofato dallo scrittore come “scemo del villaggio” , finisce per fare la fine dello “scemo del villaggio” dell’ennesimo giornalettista di turno.

"È più facile trarre in inganno una moltitudine che uomo solo".
(Erodoto)

Eco, nel suo discorso di pochi giorni fa, parlando del potere dei Social Media, analizzava i loro pro e contro e, soffermandosi su questi ultimi, aveva sottolineato quanto fosse facile contribuire alla diffusione di una “bufala” (notizia falsa) e come personaggi poco credibili si siano ritrovati grazie ai Social Network con un potere enorme: quello di essere creduti, in ragione della credulità del lettore che si affida a chi si impegna ad informarlo correttamente.
Proprio per questo, l’intellettuale raccomandava ai docenti di istruire i ragazzi in modo tale da indurli ad analizzare criticamente quanto “giri” in rete, così da riuscire a distinguere una pepita da una patacca nella loro ricerca del Vero.
Dunque, nessun attacco, nessuna critica, ma semplice e concreta analisi di una tendenza che riesce ad inficiare il mondo dell’informazione e che, come per velenoso dispetto, ha azzannato lo stesso Eco, il quale tempo addietro scriveva:

"Ho imparato che per molte cose, in passato, ho potuto fidarmi del sapere altrui, riservo i miei dubbi a qualche settore specializzato del sapere, e per il resto mi fido dell’Enciclopedia".
(Umberto Eco – Sei passeggiate nei boschi narrativi; estratto da: I boschi possibili)

 

 

 

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Note:
1) CTRL+C (funzione: Copia)
2) CTRL+V (funzione: Incolla)
3) Brani: non casuale è la scelta di questo termine, che vorrebbe qui significare “testi fittizi” e , contemporaneamente, “brandelli”.

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