“La gran parte degli editori non crede per niente alla letteratura, non crede negli scrittori, non crede in niente fuorché nel commercio e negli affari”

Da una lettera di Lucio Mastronardi a Guido Davico Bonino

Martedì, 02 Giugno 2015 00:00

Quanto è necessaria la possibilità

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Umberto Eco alla domanda “Cos’è la filosofia” ammette di non trovare altra risposta di quella che diede Aristotele nella Metafisica: “È una risposta a un atto di meraviglia”. Da quando ho approfondito i miei studi nell’ambito universitario questa risposta così perfetta, ma anche problematica, ha ossessionato come un dèmone la mia mente. Dopo tre anni posso affermare che essendo una fervente amante della filosofia e della poesia la mia risposta differisce di poco: la filosofia è la risposta a un atto di meraviglia che mi risponde lasciandomi però la meraviglia.

Perché un preambolo tale per introdurre l’evento che si è tenuto al Teatro Mercadante di Napoli in questi giorni? Semplicemente perché l’oggetto di questo evento era ed è la filosofia, e uno degli insegnamenti più grandi ricevuto in questi anni è che quando si tratta di filosofia esprimersi autonomamente, contraddicendosi a volte, è il fondamento, nonché il sostrato, di un pensiero universale che tende ad ingigantirsi armoniosamente col confluire di opinioni e scelte contrastanti. In onore dei quarant’anni di vita dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Teatro Mercadante di Napoli ha ospitato un felice incontro con i massimi caratteri del panorama accademico napoletano e con più presenze legate al panorama politico, tra questi il sindaco di Napoli: Luigi De Magistris. L’occasione si è voluta fortemente non solo per osannare l’immenso valore, come entità, dell’Istituto e del suo patrimonio, ma per celebrare un grande uomo che quarant’anni fa ha desiderato, insieme ad altre figure di spicco, dare vita a un’acropoli fatta di migliaia di libri e ferventi spiriti rivolti alla nascita e rinascita di un sapere, forma condivisa da tutti gli altri: la filosofia.
Quest’uomo è Gerardo Marotta, avvocato e fondatore di quell’Istituto, ad oggi in febbrile stato, ubicato a Napoli, nello storico palazzo Serra di Cassano, il cui attuale ingresso è posto su via Monte di Dio. L’ingresso principale fu fatto chiudere in segno di lutto nel 1799, a seguito della morte del figlio del duca, coinvolto nei moti rivoluzionari che videro Napoli, Repubblica per pochi attimi di splendore. L’Istituto accoglie più di trecentomila volumi inerenti alle più svariate discipline, da quando è nato ad oggi ha subito un abbandono tale che solo l’intervento e la perseveranza dell’avvocato Marotta hanno permesso che questo polo di luce non chiudesse i battenti per sempre. Risale a qualche anno fa il declino più becero che ha visto lo sfratto di centinaia e migliaia di volumi e manoscritti, ora sparsi in ricoveri di emergenza per tutti i territori limitrofi alla città partenopea. Libri dall’inestimabile valore sono stati amaramente alloggiati in capanni industriali nella zona di Casoria. Altri ancora accolti presso dimore private e pubbliche offerte generosamente da cittadini ed enti. Gerardo Marotta, agguerrito e furioso difensore della conoscenza e dei suoi mezzi inviolabili, ha combattuto e sacrificato tutto al fine di preservare la dignità di una struttura che da sola incarna il simbolo di una luce dai mille coni proiettati sul passato, sul presente e sul futuro.
Il docufilm La seconda natura del regista Marcello Sannino e prodotto da Antonella Di Nocera, proiettato durante la serata, ripercorre con pezzi documentaristici il percorso umano, culturale e civile intrapreso da Gerardo Marotta nel corso di questi lunghi anni, soffermandosi sulle umiliazioni, osteggiate con coraggio, che l’acropoli ha dovuto subire. Il film mostra spesso di spalle un uomo combattivo ed energico, gravato dal peso dell’ignoranza caricatogli addosso senza alcuna coscienza, vediamo questa sagoma piccola e minuta aggirarsi per le sale gravide di libri e con fierezza ferita mostrare lo stato di abbandono al quale sono stati condannati, lo vediamo ancora di spalle sulla salita di Monte di Dio avanzare faticosamente, ma senza cedimenti, verso l’Istituto, ancora fermo e deciso sull’idea sacrosanta che la conoscenza e la filosofia siano indispensabili per formare gli uomini del futuro e rinvigorire lo spirito di quelli del presente. La Napoli che si presta sullo sfondo è una cartolina malinconica e decadente, satura di canti e voci, con un cuore colmo della memoria di un passato che l’ha vista rivoluzionaria e laica, ma nello stesso tempo superstiziosa e folkloristica. Dall’opulenza degli arredi settecenteschi trasuda lo spirito illuministico di un’aristocrazia partigiana, di una storia che ha fatto di Napoli capitale universale di una cultura vasta e sconfinata, capace di abbracciare ogni cosa nella sua massima contraddizione, per cavarne fuori un pensiero ostinato e contrario al senso di marcia che l’inerzia intellettuale spesso indica con mano funerea. L’umanismo diffusosi in questa culla della civiltà occidentale è il segno più evidente di una città che sa accogliere le istanze più discordanti per farne emergere poli di ricerca e focolai di coscienza. L’afflato napoletano così popolano e istintuale ha saputo declinare i pensieri in azioni spettacolari, intrecciando il sensazionalismo del popolo con la fantasia razionale delle letterature. Napoli è il luogo del miracolo interculturale, i venti più funesti la colpiscono da tutte le parti e la brezza di un mare materno riesce a dare vita a un coro multiforme di voci intonate. Dimenticare qui è reato nella stessa misura in cui lo è abbandonare a se stesso il ricordo e quindi l’architrave dell’umanità, il luogo in cui la natura più selvaggia doma e viene domata dalle menti più scientifiche e quelle più passionali della storia dell’uomo. La forza atavica che governa la terra è un grumo di leggi spietate senza diritto, la presenza umana davanti alla rabbia di un Vesuvio in eruzione si attrezza affinché la giustizia razionale sia regolatrice in un mondo civile, dove nessuno possa avanzare la pretesa anarchica che la natura impone agli elementi. Marotta nei suoi appelli disperati rivendica questo diritto, quello di non cadere in un oblio in cui il buio sia solo una sfumatura lontana della luce, nel pozzo senza fondo della mente soggiogata dalla paura e dalla necessità. Questa è la seconda natura. La sua perseveranza è fedeltà, ad oggi abbiamo pochissimi esempi di continuità e lealtà ad un ideale, perché contemplare una stella e dirla troppo lontana è diverso che farne un mazzo di quelle stelle lì, come fossero fiori.
Gerardo Marotta ha acceso in migliaia di menti, desiderose di conoscere e capire. la stella più grande: la speranza. Il suo intervento alle Nazioni Unite in difesa della filosofia che da lì a poco, anche nel nostro Paese, rischiava di divenire un insegnamento facoltativo, l’ha reso ai mie occhi uno Shelley che scrive un’apologia della poesia definendo la stessa una forza infinita dell’immaginazione che nella sensibilità trova la sua sensatezza etica. L’avversità nei confronti del calcolo, del puro calcolo presagisce l’uomo di oggi, l’uomo economico, modello antropologico drenato da qualsiasi anelito e schiavo della tecnica e del suo scadente risultato. E se come disse il professore Aldo Masullo, intervenendo nel dibattito, l’emozione è l’alba del movimento, allora in questi vortici di materia sottile ed entelechie la possibilità diventa necessaria, come lo sono le leggi spietate della natura e come lo è la curiosità del bambino davanti alla meraviglia di una cosa che non capisce e che da quel momento farà di tutto per capire. Appunto, ripeto, se la filosofia è la risposta a un atto di meraviglia, non dimentichiamo mai di rispondere a quest’atto, studiando e lottando, come ha fatto per tutta la vita l’avvocato Marotta, ma neppure dimentichiamo di stupirci, perché altrimenti non esisteranno più domande, allora i libri saranno inutili.

 

 

 


Napoli celebra la propria Acropoli: incontro al Mercadante con Gerardo Marotta
maggio 1975 – maggio 2015
40 anni dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Proiezione del docufilm La seconda natura di Marcello Sannino
Apre la manifestazione il sen. Sergio Zavoli
- presiede Luigi de Magistris
- modera Nino Daniele
- interventi di: Paolo De Angelis, Gianni Ferrara, Biagio de Giovanni, Aldo Masullo, Luigi Miraglia, Tomaso Montanari, Renato Parascandolo, Filippo Tarantino
- musica di Corde Oblique
Napoli, Teatro Mercadante, 26 maggio 2015

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