“L'attore è un catalizzatore di presenze invisibili e inattuali”.

Attilio Scarpellini

Giovedì, 05 Febbraio 2015 00:00

Un piccolo gesto per salvare il pianeta: mangiare i vegetariani

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Lo sviluppo industriale della razza umana ci ha portato in una condizione catastrofica, anche se alcuni non vogliono vederlo il nostro pianeta è in grave pericolo. Basta vedere le anomalie meteorologiche, le catastrofi, il diffondersi implacabile delle malattie e le alterazioni nel regno animale per rendersi conto che forse è già troppo tardi. Dobbiamo ripensare il nostro modo di consumare l'energia, di spostarci, di alimentarci, di spendere il nostro denaro, di vivere. E dobbiamo farlo in fretta. L'aria, l'acqua, la terra, tutto quel che è essenziale alla vita sembra irrimediabilmente inquinato e ci sta facendo ammalare sempre di più. Non c'è più nulla di sano, di naturale, di vero.

E mentre i nostri poveri animali hanno vite disumane negli allevamenti per nutrire chi può permettersi il lusso di mettersi a dieta o chi è obeso, un terzo dell'umanità vive ancora nella fame e nello sfruttamento. Tutto questo è profondamente sbagliato, serve una rivoluzione nel pensiero e nei fatti. Per nostra fortuna, però, se vogliamo salvare il pianeta, la Terra, l'umanità e la diversità della vita possiamo unirci tutti e fare un semplice gesto: mangiare vegani, vegetariani e ambientalisti.
La loro carne è sana, bio, e saziarci con loro salva innumerevoli innocenti preziosissime vite di mucche e polli. Mangiamoli e prenderemo due piccioni (di seitan) con una fava.
Se un tempo questi individui erano esseri rari, o quanto meno discreti, ora sono ovunque, milioni e rumorosi, e come tutti sappiamo, uno dei gravi problemi dell'umanità è il sovrappopolamento. La riduzione della popolazione mondiale ridurrà inoltre significativamente l'inquinamento ed i consumi. E siccome essi amano molto più la natura che non l'uomo, che anzi detestano, morire non dovrebbe dispiacergli neanche più di tanto.
Siamo sempre più circondati, minacciati, da questi individui e da parole come “Bio” “Vegan” “Green” che lentamente invadono i nostri cibi, i nostri locali, i nostri mercati e le nostre fiere, e persino le nostre scuole piene di innocenti bambini. Oramai tutti quanti abbiamo fra di noi qualche amico che si è ammalato di queste parole e che, un po' deperito, si va vantando della sua superiore sensibilità ed etica. O magari qualcuno che ci guarda male e sembra volerci denunciare se scopre che usiamo dei piatti di plastica e che non facciamo la differenziata. Si vive ormai col costante terrore di proporre al proprio amico la solita decennale scorpacciata da Burger King e di sentirsi rispondere “No, io non mangio più carne. Anche tu dovresti smettere”.  Si vive con l'ansia costante di farsi beccare e venire rimproverati per aver contribuito all'inquinamento globale con una scorreggia. Questi omini verdi presto si cercano fra di loro e si aggregano, ed insieme diffondono il contagio di questa terribile malattia ancestrale che è l'idiozia. Essi certo si vantano della grande “intelligenza” delle loro (non loro) idee, ma basta vedere il menù di un qualunque ristorante vegano per capire che qualcuno disposto a pagare duecento grammi di verdure al prezzo di un chilo di aragoste probabilmente non è un luminare! E se tutti quanti non fanno che ripetere quanto intelligenti siano i bambini, tutti quanti sembrano dimenticare che i bimbi odiano le verdure!
È dunque bene ricordare a tutti che esiste un pericolo più grave della CO2: i CO-ioni.
Perché qualunque male è sempre secondario rispetto alla stupidità e l'unico vero pericolo per il pianeta e la carenza di cultura e intelligenza. Così, leggendo il recente articolo dell'Espresso sulla contraccezione green, è evidente che c'è da preoccuparsi seriamente riguardo il pericolo planetare che risiede evidentemente nella testa dei fissati della natura. Cara, se ti fai forare la cervice da una spirale appositamente per “l'ambiente” tu non stai bene. Se ti ficchi sotto la pelle una barretta per una terapia ormonale dai possibili effetti collaterali molto seri e rinunci a qualsiasi protezione da MST per salvare i pesci dagli estrogeni, il pericolo per l'umanità sei tu col tuo cervello da trota.
Che ne dici di cominciare col chiudere l'acqua mentre lavi i denti o di prendere il bus anziché l'auto? Se ami così tanto la natura inizia col lasciare in pace i tuoi peli del pube!

Premetto che sono stato fidanzato per due anni con una ragazza vegetariana e che ho ammirato ogni giorno i suoi innumerevoli sacrifici (che lei non amerebbe sentire chiamati così).
L'ho vista nuda mentre cercava di fare uscire una zanzara dalla finestra per salvarle la vita dalla mia furia omicida, l'ho vista rinunciare non soltanto ai cibi di origine animale ma anche a qualsiasi capo d'abbigliamento che comportasse la possibilità dello sfruttamento e della sofferenza di un animale o di un uomo. L'ho vista rinunciare anche a qualsiasi prodotto testato sugli animali, l'ho vista stare male per mesi per non aver potuto salvare un uccellino e rinunciare a mangiare per curare un coniglietto, l'ho vista scoppiare in lacrime e infuriarsi per un cane per strada a cui si stava per dare un calcio. L'ho vista vivere a chilometri zero, inquinare meno di quanto potesse farlo una formica, fare ogni tipo di acquisto seguendo un'etica così solida da farmi sentire un criminoso sostenitore delle multinazionali. E nonostante mi dicesse sempre, sollecitata da me che le ponevo il quesito, che in caso di incendio non avrebbe saputo cosa decidere fra salvare me o il nostro cane, la stimavo molto. Con lei e grazie a lei mi sono interessato e istruito riguardo a tante tematiche importanti del mondo contemporaneo, ho conosciuto l'orrore degli allevamenti, dei test per i trucchi e i farmaci, l'assurdità della violenza e dello spreco, ho letto libri e visto tanti documentari su fatti che ignoravo e che dovremmo conoscere tutti quanti. Non essendo ipocrita e non avendo quella sensibilità non sono “improvvisamente” cambiato. Ma pur non rinunciando alla mia barba sporca di sangue per i deliziosi panini con la carne di cavallo, sono stato dalla sua parte e l'ho difesa ogni volta che ho potuto da tutte le accuse ignoranti di chi senza motivo si scaglia contro di chi fa questa scelta coraggiosa solo perché si sente minacciato da un pensiero differente dal proprio. La sua sensibilità e forza di volontà mi ha colpito nel profondo al punto da chiedermi se non mi mancasse un pezzo di cuore. Ma di persone così non ne ho incontrate mai più.
Siamo invece invasi da una brutta razza di modaioli salutisti/ipocondriaci falsi alternativi che con addosso il costume da giardiniere pretendono di esseri supereroi e adorano farci la morale.
È a loro dunque che rivolgo queste mie parole dato che il loro comportamento è solo un nuovo e squallido trend commerciale per distinguersi socialmente dato che sono privi di individualità.
In cosa credono queste persone? In niente, sono solo vuote e annoiate. Cosa hanno veramente a cuore? Sé stesse. Che valore danno davvero alla “natura” queste persone che poi disprezzano qualsiasi forma di naturalezza su sé stesse e gli altri? Che valore ha la “diversità” e la vita se si venera il tacchino ma si odia l'immigrato? Bisogna assolutamente porre fine a questa strana ma comodissima idea che essere “difensori” della natura sia un valido modo per sentirsi a posto con la coscienza, cittadini modelli! È tempo di mettere un freno a questa follia da programma TV My strange addiction e di ricordare a tutti quanti che esistono altri problemi, molto seri e molto gravi, di cui preoccuparci. È tempo di gridare che la grande etica umana non inizia né si esaurisce con l'avere a cuore “la natura” ma che solo la conoscenza, la cultura, la coscienza, il coraggio, la curiosità, l'altruismo, l'immaginazione e la vera sensibilità posso definirsi qualcosa che abbia veramente qualcosa a che fare con l'etica. Poche migliaia di uomini dotati di queste qualità potranno infatti risolvere qualsiasi problema futuro inventandosi qualcosa, abbiamo sempre fatto così d'altronde. Ma sette miliardi di idioti egoistici e bigotti saranno invece sempre e comunque, per quanto ecologici, un problema per sé stessi e qualsiasi altra forma di vita, per l'oggi e il domani.
Bravissima non mangi la carne, ma dimmi quand'è stata l'ultima volta che hai comprato un libro decente dalla copertina non fluorescente? Siamo sicuri che dentro di te sai fare la distinzione fra un terrorista e un musulmano? Sei proprio sicuro che andare fino in Giappone pagando migliaia di euro per farti velocemente le foto accanto ai monumenti sia stata una buona idea per “conoscere una cultura nuova”? Come impieghi il tempo libero? Quanto ti preoccupano le emissioni inquinanti delle industrie e quanto le condizioni di lavoro di chi ci lavora dentro? Solo io sentendo certi individui mi preoccupo più per gli evidenti buchi nei loro cervelli che non del buco dell'ozono?
Non so se sono solo io a vedere e sentire certe cose, ma personalmente l'insonnia delle galline mi dispiace ma non mi preoccupa affatto.
Volete davvero salvare il pianeta? Sparatevi, questo sì che ridurrebbe i vostri consumi!
Lo scienziato Jonas Salk scriveva: "Se tutti gli insetti scomparissero dalla Terra, entro cinquant’anni tutta la vita sulla Terra finirebbe. Se tutti gli esseri umani scomparissero dalla Terra, entro cinquant’anni tutte le forma di vita fiorirebbero". Io dico che bisogna essere coerenti con le proprie idee: se così tanti hanno, come dicono, più a cuore gli animali e la natura della “cattiva specie umana” ebbene direi che la scelta giusta da fare è semplice ed evidente. Bisogna che al più presto si dedichino al terrorismo o al suicidio. Se non ne hanno il coraggio accetto volentieri di sporcarmi le mani di omicidio pur di non sentirli più dire innumerevoli volte al giorno quanto cani e gatti e pappagallini siano “buoni, intelligenti ed i migliori amici dell'uomo”. Onestamente la cosa mi offende parecchio, e se non offende loro ed i loro amici la cosa è inquietante! Il massimo della bontà nel mondo? Il tostapane, sposateveli perché loro almeno non fanno mai del male a nessuno.
In un capolavoro di libro Fromm1 ha dimostrato quanto complessa sia la definizione di una natura umana e quanto errata possa essere l'idea che essa sia fondamentalmente malvagia.
Non che io voglia qui ignorare la nostra Storia, ma la vedo semplicemente così: noi possiamo anche passare tutta la vita a salvare le foche monache, ma se domani le cose si metteranno molto male sono abbastanza sicuro che loro non ci salveranno né salveranno le api e non è neanche detto che possano salvare sé stesse. Se dunque abbiamo veramente a cuore gli altri esseri viventi, e sappiamo quanto il nostro sviluppo moderno sia un pericolo, ebbene bisogna innanzitutto avere molto a cuore l'unica specie che può inventarsi qualcosa per rimediare ai propri casini! Ecco perché, forse, quando un blitz di animalisti distrugge anni di ricerca scientifica non è una cosa molto intelligente (oltre che significa aver reso vana tutta la sofferenza passata dei poveri animaletti). Insomma, dove sta il buon senso nel salvare un ippopotamo da un circo per farlo morire investito da un'auto? L'idea di fondo è buona, ammirevole, ma la sua realizzazione pratica e la sua argomentazione logica ed ideologica è invece qualcosa di deplorevole.
A cominciare dai presunti ideali di non-violenza e dalla presunta sensibilità superiore dietro la scelta di non consumare carne animale. La vita è per definizione una lotta fra esseri viventi, lo è ogni volta che ti butti dell'antibiotico in gola e che ti lavi le mani. La tiritera su quelle forme di vita che non provano il dolore per giustificare il preoccuparsi per alcuni esseri e non altri è veramente risibile. Innanzitutto presuppone degli strumenti scientifici che non abbiamo (il dolore non è solo impulsi elettrici ma innanzitutto una coscienza) e poi si basa tutto su una questione di interpretazioni.
In un meraviglioso libro (Along the Road) Aldous Huxley raccontava già nel 1925 dell'istituto Jagadish Chandra Bose dove era stata dimostrata la sensibilità delle piante; ricerche poi ancora continuate e confermate da Cleve Backster che rilevò che esse potevano percepire addirittura le sue intenzioni. Ancora di recente molti studi, fra cui alcuni che coinvolgono il polo di Torino, sembrano suggerire che esista per loro persino qualcosa di simile alla paura.
La “sensibilità” dei “buoni vegetariani” si riduce così a una questione di pura empatia visiva per cui il pulcino dal becco tagliato o il maialino ucciso ci fanno scendere la lacrimuccia. Questo non vuole dire che siccome forse anche l'albero “soffre” quando lo tagliamo allora è indifferente che gli animali vengano torturati. Il punto è un altro, e cioè l'assurdità di una qualche “etica” della non violenza assoluta. O peggio la necessità di dover dare argomentazioni “logiche” per giustificare una scelta dettata dalla personale e preziossima sensibilità d'ognuno. Inutile, e davvero poco dignitoso, citare tutti (pochi in realtà) i grandi “umanisti” e “geni” che erano vegetariani. Persone come Einstein o Tolstoj erano tanto altro oltre che vegetariane. Non mangiare la bistecca non vi accomuna in NULLA a questi e altri personaggi. E direi per vostra fortuna dato che anche Hitler adottò questo tipo di dieta (sebbene non per motivi etici e con molta manipolazione di ciò).

Possiamo davvero basarci sulla nostra empatia coi vitelli per definirci “sensibili” e “preoccupati per il mondo”? Possiamo farlo in un mondo dove ormai le persone escono insieme per sedersi attorno al tavolo e guardare il loro smartphone? Dove senza una foto sembra non ci siano più ricordi? Dove le parole “ti amo” ci fanno morire dal ridere o dalla paura?  Dove nel nostro tempo libero necessitiamo di rifugiarci in mondi virtuali, ipnotici o in una realtà alterata da droga e alcol?
Non è che preoccuparsi dell'impatto ambientale dell'uomo sia stupido così come voler fermare la sofferenza degli altri animali. Si tratta certamente di qualcosa di lodevole, a patto che non sia l'unica né la principale cosa di cui ci preoccupiamo veramente e di non farne una ideologia: di non ridurre a così poco la nostra etica.
Il vero problema attuale e urgente “del mondo” non è l'inquinamento dei fiumi, ma del pensare e delle informazioni, non sono i rifiuti di plastica ma quelli scientifici per cui non si fa più ricerca vera. Per non parlare della montagna di rifiuti pseudoartistici che ci invadono da tutte le parti!
Quand'è stata l'ultima volta che i partigiani della causa degli animali oppressi si sono dispiaciuti per i barboni e le puttane al freddo al punto da non ridere davanti alla TV, saltare il pranzo o non uscire con gli amici? Quand'è stata l'ultima volta che si sono resi utili per aiutare uno sconosciuto? Qualcuno che non si preoccupa dei simili e dei prossimi ma si dispiace per le galline non è qualcuno che chiamerei dotato di una sensibilità superiore... Rendere felice un cane è assai più facile di riuscirci con gli altri, e la verità è che per molti è solo un comodo rifugio per sentirsi “buoni” e “empatici” e “sensibili”. Tutta questa preoccupazione ecologico-animalista per “il mondo”  per molti è soltanto una farsa per mascherare agli altri e a sé stessi la propria insensibilità, la più completa misantropia e indifferenza per il mondo.
Insomma, certo che il problema ambientale esiste ed è grave, ma non chiamiamo in causa chissà quali valori se abbiamo semplicemente paura che l'innalzamento dei mari ci porti via la nostra casa. Non nascondiamo il nostro timore per i tumori dietro un fittizio amore per gli animali e chissà quale anima nobile! Ma soprattutto: a chi importa veramente cosa ne sarà del mondo attuale fra centocinquanta anni?
Signori miei, guardiamo la nostra realtà: vogliamo davvero che questo mondo continui a esistere così com'è ? Personalmente è l'idea della continuazione del mondo che mi preoccupa, non la sua fine. Rinuncerei volentieri alla carne e alla plastica per chiudere bottega entro dieci anni, ma dato che le cose non sono così facili direi che abbiamo altro di cui occuparci se vogliamo davvero “salvare il mondo” e capire se desiderare questa salvezza sia davvero ragionevole.

“ [...] Molti deficienti mi cercano nella natura... No, Dio non ci sta nella natura! A Dio la natura sta qua! A Dio, piace il cemento! Perché Dio è allergico al polline, questo è il terzo segreto di Fatima, ecco l'ho svelato […]. E il fiore che sboccia, la sua vita, la sua gioia... Ma che gioia, che inno alla vita?! Un fiore sboccia, vive due giorni, sboccia di martedì, non vedrà mai un weekend nella sua vita! E c'è gioia in un'esistenza senza week-end? E quegli altri, i peggiori, mamma mia, quelli che fanno lo yoga con gli alberi, che si abbracciano con gli alberi, 'respiriamo insieme, noi e gli alberi'. Mi viene voglia di venir giù e prenderli dal coppino: pirla è legno! Senti!”.

(Paolo Rossi – Messaggi dal Manicomio di Baden Baden)



1) Erich Fromm, Anatomia della distruttività umana, Milano, Mondadori, 1975

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