“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Mercoledì, 22 Ottobre 2014 00:00

Cibo ed estetica: la tendenza delle cucine a vista

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Gli stili di vita diventano sempre più stili alimentari, la cultura e i costumi trasmigrano nel cibo rendendolo ricettacolo di identità e significazioni, trasformando un’esperienza muta in una situazione ricca di sottintesi. Se la nostra quotidianità è scandita dai ritmi e dai rigori convenzionali, il cibo non sfugge a questo dettame, anzi, contribuisce a quello stacco verticale e oppositivo che giustapponiamo alla simultaneità del tempo e dello spazio. Assodato il suo ruolo organizzativo entro le nostre pratiche quotidiane, il cibo ha un ulteriore apporto, quello biologico/fisiologico al quale bisogno siamo tutti subordinati.

Ora, quest’aspetto organico del cibo ci dimostra come il rapporto gnoseologico,1 addentrandoci nel nostro campo d’indagine, non sia quello tradizionale tra soggetto e oggetto, ma tra due entità viventi che contengono al loro interno la somma di mutamenti e trasformazioni che minacciano continuamente il nostro stato attuale. Nello specifico caso umano è un processo di superamento, nel caso dell’organicità del cibo si può parlare con licenza di un’entelechia,2 quindi di un processo di finalità. Premettendo le nature dei due soggetti ai quali ci rivolgeremo, inserendoli in un contesto coevo che li avvicina in un rapporto ambiguo, cerchiamo di capire come, nel tema in oggetto ‘la cucina a vista’, l’esperienza gustativa e il cibo come organismo e categoria semantica riescano a trovare sintesi alla tesi sostenuta dalla qui presente tendenza ‘estetica’, o come questo esperimento si riveli fallace, peggio ancora compromettibile.
Come campione d’analisi abbiamo rivolto le nostre ricerche al ristorante L’Etto situato in Via Santa Maria di Costantinopoli (NA), un primissimo esempio, nella capitale partenopea, di questa decantata tendenza della ‘cucina a vista’, ma sarebbe corretto dire, non solo cucina. In effetti appena si varca la soglia e si entra in questa specie di tunnel bianco estremamente minimalista (persino nei colori è discreto) si ha l’impressione di stare dentro uno spazio aperto, trasparente, senza pareti, senza coperchi. Teorie di stanze spoglie, di vetrine senza vetri, dove abbonda una generosità di interni, il rapporto col cibo è subitaneo, si entra in una struttura completamente organica, trasparente, una mostra di opere a scadenza. Se ogni contenuto ha una sua espressione, la biplanarità resta fuori da quest’arredamento che pare voglia rovesciare quelle leccornie preparate o grezze per tanto tempo relegate agli stipetti chiusi. In questa stratificazione di sistemi le unità sono tante e la struttura diventa una gigante matriosca che si scioglie dei suoi strati esterni svelando alla fine la minima e fondamentale unità che in questo caso è il cibo. Entro tali microscopici limiti ci limiteremo ad agire speculativamente.
Tutto ci comunica un’attività verso l’esterno, un’exo-semiotica,3 una sfilza di indici di senso. Non c’è presenza di elementi opulenti o decorativi, non c’è un’estetica del bello, l’esperienza estetica, se c’è, è un circolo vizioso tra il fruitore/consumatore e il cibo. Assecondando un noto paradosso definito ‘dell’onnivoro’4 (sociologo francese Claude Fischler), l’ansia prodotta da due tendenze, in contrasto, a cui siamo necessariamente chiamati nella pratica alimentare (neofobia e neofilia), troverebbe una tregua rassicurante nella specificità del caso, almeno sul piano dell’ignota preparazione del cibo. Algirdas Julien Greimas5 proponeva le ricette come programmi narrativi che nell’applicazione sfociano in programmi produttivi, in tal caso tutto appare come un enorme fucina dove gli operai sono i clienti e gli acquirenti sempre i medesimi, dove la narrazione prende vita in un’orchestra ben assortita non più di soggetti attanti. Basta sporgersi all’esterno per notare che le pareti in muratura sono esigue e il resto è tutto un limite liquido, dove la processione dei cuochi e dei camerieri si mischia con quella dei degustatori distratti, apparecchiando un teatro in strada che non pochi curiosi osservano e immortalano come si fa con una cosa bizzarra da ricordare. I tavoli non sono isole in mezzo alla sala, piuttosto lunghe piattaforme dove gli sconosciuti condividono i gomiti come ogni altra visione in quel posto, tutto diventa esperienza sociale, si potrebbe persino parlare di cibo da strada non tanto per la sua fruibilità sostanziale quanto per la sua disponibilità visiva.
Qui si aprono due questioni: quella sociale e quella visiva. 
Sorge spontanea una domanda: la cucina a vista è la vetrina del gusto o l’ennesimo strumento per depotenziare il già effettivo scarto che esiste tra il significante e significato nella sfera comunicazionale dell’esperienza gustativa? La comunicazione e rapporto che si intende creare col fruitore è azzoppato per due ragioni essenziali: la prima, compromette e non salva la natura solipsistica6 dell’esperienza gustativa che resta tale e offre la classica soluzione del simposio7 ebbro; la seconda, accederebbe all’esegesi che facendosi perifrasi di un’esperienza estremamente endocorporea evaderebbe il senso del gusto e resterebbe esercizio retorico rafforzato da una sinestesia puramente lessicale.
Arriviamo e concludiamo, nell’acme del discorso, con la sola questione visiva che ci resta.
È uno spettacolo tutto visivo? Sì, lo è. Se i sensi in questo caso restassero nel loro raggio d’azione non si comprometterebbero a vicenda, se il cibo restasse evento intimo (nella misura in cui il sesso lo è) acquisirebbe tutte le proprietà dell’esperienza estetica che il sensorio preposto ci permette di introiettare, invece, fuori dal suo ambiente si snatura diventando quasi kitsch nelle forme che non rispecchia (come la pornografia diventa momento buffonesco).
Solo snaturando quest’unità minima qual è il cibo e rimodulandolo in vista di un’esperienza diversa, con un organo sensoriale diverso, potremmo definire la spettacolarizzazione del cibo evento estetico. Se la pratica compositiva è momento cruciale per la nascita di quell’apparenza che definiamo poi arte, in questo caso il cibo diventa oggetto estetico svuotato, però, dal suo contenuto, dalla sua solitudine che si realizza in noi. La domanda di fondo rimane: quando l’espressione non veicola alcuna proprietà intima si può parlare ancora di arte o sarebbe meglio parlare di scarabocchi?
Senza sfociare nell’iperuranio platonico, o nella nullificante e frenetica attività metamorfica nietzschiana, possiamo aprirci ad una ‘epochè’, ovvero sospensione del giudizio, che ci introduce liberamente in un dibattito aperto e, si spera, foriero di valide opinioni, socraticamente intese.

 

 

 



1) Gnoseologia: branca della filosofia che si occupa dello studio della conoscenza, considerando limiti e possibilità nel rapporto conoscitivo che intercorre tra il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto.

2) Entelechia: coniato da Aristotele, indica una finalità interiore della e nella realtà. I neoplatonici rimoduleranno tale idea nella formula ‘immanente’.

3) Exo-semiotica: attività simbolica e di significazione che procede verso l’esterno, in vista di un contatto, di una comunicazione.

4) Paradosso dell’onnivoro: teoria del sociologo francese Claude Fischler (1922), la cui teoria consisterebbe nella tendenza umana a due spinte opposte all’interno degli stili alimentari: appunto la neofobia e neofilia. Dove per neofobia si intende la paura del nuovo, dello sconosciuto, per neofilia la necessità di tale novità e varietà nelle abitudini.

5) Algirdas Julien Greimas: semiologo e linguista lituano.

6) Solipsismo: in filosofia è l’atteggiamento che risolve ogni realtà in sé medesimo, dal lat. “Solu” solo, “ipse” stesso. Subisce varie interpretazioni nel corso della storia della filosofia, passando dall’idealismo trascendentale kantiano, all’idealismo oggettivo.

7) Simposio: pratica conviviale presso i Greci e Romani, seguiva il banchetto e consisteva nell’intrattenimento collettivo legato a varie pratiche ed arti (anche retoriche).

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