“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Venerdì, 08 Agosto 2014 00:00

Due storie di autismo, tra musica e coraggio

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"Il piccolo Tobias era nato strillando e scalciando, ma si era calmato subito, quando l’avevano messo tra le braccia della sua mamma" − sembra l’incipit di una storia comune, eppure così diversa, quella raccontata da Elena Spagnoli Fritze ne Il mondo è anche di Tobias, della Lapis Edizioni, che racconta il delicato percorso di una mamma e del suo piccino, autistico. "Il tempo passava e la mamma guardava Tobias con amore e attenzione. Tobias invece non la guardava quasi mai. […] Passavano i giorni e la mamma si sforzava di capire dove finivano le parole che diceva a Tobias, dove si perdeva la voce del suo bimbo e si sentiva una mamma che non valeva niente. Un giorno ebbe un’idea. Avrebbe scelto le parole più belle. Quelle sarebbero rimaste di certo nella testa del suo bambino. Le divise in due categorie: parole di mamma e parole di grandi scrittori. […] La mamma leggeva. Leggeva  e abbracciava. Leggeva e baciava. Leggeva e accarezzava. Leggeva e cullava. Alla sera, stanca, leggeva e si addormentava, sognando di ascoltare".

È una storia tanto singolare, eppure così comune quella di Tobias e della sua mamma, che in un oceano di parole distese navigavano in un mare di silenzio, sembrando fermi, arenati, senza remi. Eppure l’amore, l’ascolto, la comprensione, l’ostinazione riescono sempre a scavare una galleria sotterranea, ad aprire una  breccia nel muro, a infilare il filo di seta nella cruna dell’ago. Antonietta, per esempio, madre di Francesco Salinari, c’è riuscita. La sua storia non è molto diversa dalla mamma di Tobias, che indossa un elmo e combatte per il suo principe tutte le battaglie più grandi per un bimbo autistico: l’ignoranza e l’indifferenza dei "draghi, che non volevano lasciare entrare Tobias nel loro Regno Scuola. Ben camuffati, sotto travestimenti da Mary Poppins sorridenti, cinguettavano:
− Non possiamo più tenere Tobias a scuola".
Anche a Francesco non fu concesso l’accesso alla scuola primaria, ma sua madre non si perse d’animo e lo inserì in una scuola privata, facendolo seguire da una logopedista e da una psicomotricista private, giacché i tempi d’attesa dell’ASL erano vagamente paragonabili ad un altro racconto, quello de La bella addormentata nel bosco, in cui la protagonista fu costretta ad un lungo sonno durato cent’anni.
"La sofferenza personale e l’indifferenza delle istituzioni mi spingevano a non parlare di mio figlio, e non parlarne è la cosa più sbagliata" − mi confida Antonietta − "L’ho capito dopo, quando una collega di lavoro mi suggerì il nome di una musicoterapeuta e tanta fu la sua affettuosa insistenza nello spronarmi a provare anche questo percorso che alla fine ci andai. Fu la prima volta che Francesco si trovò a suo agio in un ambiente sconosciuto, addirittura spaziava nella stanza, andando a rovistare ovunque. L’unica cosa che lo turbava erano i tasti del pianoforte. A pensarci adesso, mi viene da ridere, adesso che la musica è la sua vita, ed è diventata anche la mia".
Francesco si è diplomato al Conservatorio, con il massimo dei voti. La sua musicoterapeuta gli diagnosticò 'l’orecchio assoluto'. "Aveva l’abilità di imparare perfettamente a memoria qualsiasi motivo musicale e riprodurlo sulla tastiera". L’affetto di Francesca Bianchi, la sua musicoterapeuta, la spinse a proporre ad Antonietta di inserire Francesco in un gruppo di boy-scout, di cui era tutor. Così, dopo aver imparato a leggere e scrivere all’età di sette anni, aver sostenuto l’esame di primina ed essersi cimentato nello studio della musica, Francesco prese a parlare e a relazionarsi con gli altri bambini. Dopo i primi anni di musicoterapia, sorprese dalle straordinarie doti di Fracesco, gli si propose di studiare vera e propria tecnica musicale. Lui imparava velocemente, "in meno di tre mesi sapeva leggere in chiave di violino e di basso". Ma i draghi da sconfiggere erano ancora tanti. A quindici anni Francesca propose Francesco per una audizione al Conservatorio. La risposta, perentoria quando indelicata, fu:
"Ma lei scherza? Voler inserire un disabile in Conservatorio?".
Davanti all’umiliazione e al dolore cocente di non leggere nelle persone il suo stesso stupore per le meraviglie che compiva Francesco, Antonietta rinunciò all’idea del Conservatorio.
Davanti all’umiliazione e al dolore, ma non si poteva rinunziare davanti al talento di Francesco. L’anno successivo il ruolo di direttore venne ricoperto da una donna, che volentieri ascoltò Francesco e, meravigliata del suo talento, propose di fargli sostenere l’esame di ammissione. Contemporaneamente però, il preside della scuola media che frequentava Francesco comunicò ad Antonietta che l’insegnante di sostegno riteneva opportuno che Francesco ripetesse l’anno. Scoraggiata, decise di voler tutelare Francesco da un’altra “porta chiusa” e si rivolse invece ad una accademia privata. Per la sua audizione Francesco portava un Minuetto di Bach.
"Ma, signora, questa candidatura non mi sembra opportuna. Questo pezzo va suonato così" − disse il direttore, suonando con la giusta velocità il pezzo che Francesco aveva eseguito lentamente. Allora, mentre a capo chino Antonietta stava per prepararsi ad un’altra “porta chiusa”, ecco che Francesco prese a suonare il brano allo stesso modo in cui lo aveva appena suonato il direttore. Fu immantimente preso.
Dopo cinque anni in accademia e un anno di studi privati con l’insegnante Roberta, a ventidue anni, nel 2005, Francesco sostenne l’esame di ammissione al conservatorio, superandolo con una votazione di 7,50.
Fu inserito nel VI anno. 
"Giusy Francavilla, una persona che è stata sempre meravigliosa con mio figlio, lo ha preparato per gli esami dell’VIII anno. Preparò ventiquattro fughe e preludi di Bach con l’aiuto di Roberta e della professoressa, che escogitarono un sistema di registrazione grazie al quale Francesco ascolta e poi lavora sulla musica". All’ottavo anno di pianoforte lui portava tutti i pezzi fissi a memoria, dote di pochi, mentre i pezzi scelti erano con lo spartito.
"All’esame finale portò la patetica di Beethoven, una rapsodia di Brahms, un improvviso di Schubert e gli furono sorteggiati dei brani di Bach e Clementi. Un professore sentì dall’esterno l’esame e chiese chi fosse l’esaminando. Quando gli fu risposto che era 'il ragazzo con problemi, l’autistico', il suo commento fu 'E questo ragazzo avrebbe dei problemi? I problemi ce li avranno gli altri. Questo il pianoforte lo fa cantare!'".
Francesco si diploma con il massimo dei voti,  nel febbraio 2011. In tale date le telecamere di A sua immagine, trasmissione in onda su RAI 1, riprende il lieto evento. Si diploma inoltre al liceo classico di Taranto.
La madre di Francesco sottolinea, con grande soddisfazione, conscia delle doti musicali del figlio: "La maturità di mio figlio è con l’H, che significa che l’esaminato viene riconosciuto come portatore di un handicap. Il diploma al conservatorio di mio figlio invece è senza H, è come quello di tutti gli altri. L’unica difficoltà che ha è nella decodifica di uno spartito, ma con l’aiuto dell’insegnante e delle strategie che abbiamo approntato negli anni questo problema è facilmente superato. Per lui è difficile ciò che per gli altri è facile, mentre riesce a fare facilmente ciò che per gli altri è difficile. Questo è il tipo di aiuto di cui ha bisogno nella vita, per il resto conduce una vita piena, va in palestra, recita, studia presso un laboratorio teatrale locale. Lui è una persona che vale, può dare tanto, non è uno che non può fare niente".
Sfogliando altre pagine, nell’altra storia parallela che stavamo raccontando, un neuropsichiatra infantile un giorno disse alla mamma di Tobias:
"Suo figlio è autistico. Non è come un vero essere umano. Lo consideri più come una scimmietta e gli insegni delle cose da imitare".
"Ma lui mi ama", obiettò la mamma.
"No. Non sa nemmeno che lei esista, al massimo potremmo dire che la tollera. E poi, cosa ne sanno le mamme di scienza!".
"Dottore, una domanda. Le piacciono le noccioline e le banane?".
Il dottore era confuso, ma per non perdere le sue assolute certezze rispose del tutto impettito:
"Sì".
"Non avevo dubbi", disse la mamma, e se ne andò.
Le tremava un po’ la voce, mentre diceva piano:
"Non preoccuparti, amore, io sono  la tua mamma e tu sei il mio bambino. E se tu fossi una scimmietta, io sarei mamma scimmia. Se tu fossi una mela, io sarei un albero".
Quella mela, bella rossa, polposa, può essere gustata ed ammirata, se gliene viene dato modo. È questo il dolore più grande di Antonietta che, dopo aver trovato le parole di Francesco, tutte sparse tra tasti d’ebano e corde strumentali − non quelle vocali − e pedali, mi dice: "Tutti lo amano, ma nessuno lo cerca. Vorrei che qualcuno gli desse la possibilità di dimostrare quanto è meraviglioso e che tutti quelli come lui, unici, ma simili nelle loro diversità, non sono cose, sono persone! Il deserto istituzionale e associativo ci fanno sentire più soli, perché adesso che Francesco ha imparato a parlare non c’è nessuno che lo ascolti".
Per raccontare la sua storia, Antonietta, al secolo Antonia D’Arcangelo, assieme alla musicoterapeuta Franca Bianchi, ha deciso di pubblicare nel 2010 il libro Francesco e la chiave del suo mondo, che narra attraverso i due percorsi speculari, quello della musica e quello dell’amore materno, la scoperta del mondo-Francesco.
Francesco il suo mondo potrebbe regalarcelo libenter, e credo sarebbe una grande ricchezza, non fosse che, a parte le poche occasioni e i pochi concerti che lo hanno ospitato, quasi nessuno si dimostra interessato. Fortunatamente però nel deserto si incontra, prima o poi, anche l’oasi ed è tra questi silenzi fatti di “le faremo sapere” e di “porte bellamente blindate” che il talento di Francesco ha incontrato l’ascolto che meritava nella Scuola di Musicoterapia 'Musicaperta', in particolar modo nella persona di Manuela Vigliotta, che ha ospitato Francesco per l’evento Tutti quanti vogliono fare musica!, nel dicembre 2013 e si propone di coinvolgere il ragazzo nelle occasioni venture.
È anche grazie a Manuela che sono venuta a conoscenza di questa storia bellissima e terribile al tempo stesso; bellissima perché racconta di un filo ritrovato nel labirinto di Creta, la speranza che all’altro capo ci sia un bicchiere-walkietalkie con cui giocare a comunicare, terribile perché queste parole corrono il rischio di non essere ascoltate, sebbene sia stato sconfitto il Minotauro.
Restano ancora, imperterriti e imperturbabili, i draghi con le loro scaglie lucenti e i loro artigli acuminati, i loro sorrisi e le loro smancerie, che feriscono più di mille fiamme, perché "quando suona, gli applausi che riceve mio figlio non sono applausi di pietà. Lui è davvero bravo. Lui esiste".
"Certo, non è da tutti essere astronauti e vivere dove non abita nessuno, mentre qui sono così tanti a fare le stesse cose, a dire le stesse cose, pensare l e stesse cose e sentirsi giusti, così, solo perché sono tutti uguali. Ci vuole coraggio ad essere astronauti, quando magari volevi nascere postino o maestro di scuola. Ci vuole coraggio ad essere Tobias. Ma ricordati sempre che il mondo è anche di Tobias".

 

 

 

NB. Per la pubblicazione del presente articolo sentitamente si ringrazia il web megazine Blog.you-ng.it, diretto da Germano Milite, per averne consentito la condivisione.
Il racconto firmato Maria Pia dell'Omo è leggibile, con il medesimo titolo, anche al seguente indirizzo:
http://blog.you-ng.it/2014/06/01/storie-autismo-musica-coraggio/

 

 

 

Elena Fritze Spagnoli
Il mondo è anche di Tobias
Roma, Lapis, 2009
pp. 28

Franca Bianchi, D'Arcangelo Antonia
Francesco e la chiave del suo mondo. Autismo e musicoterapia
Roma, Paoline, 2010
pp. 216

 

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