“Perché per spiegare il prologo del Decameron, che è una questione di peste, morte, fuga, avete bisogno di di dieci pagine sulla civiltà comunale del Trecento, altre dieci sulla mimesi e la diegesi in Boccaccio, e magari altre dieci ancora per prendere in esame le opinioni di tutti quelli che vi hanno preceduto? Siete matti? Non lo vedete in televisione che fine sta facendo l'arte? Gli Uffizi devastati? Le case della mafia dentro i templi di Agrigento? Il ponte di Monstar distrutto a cannonate? Questo succede quando i popoli perdono coscienza che un romanzo o un quadro li riguardano, in quanto individui e in quanto parte di una comunità”

Emanuele Trevi

Sabato, 19 Gennaio 2013 10:40

Quale editoria?

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Tra qualche giorno, nelle librerie più fornite (quelle, cioè, le cui mensole non sono gravate di tomi dei soli e soliti quattro o cinque grandi editori), un piccolo libricino dal piccolo costo, leggibile anche in formato telematico: http://www.duepuntiedizioni.it/hypercorpus-home/fare-libri-oggi/ ,verrà posto in vendita. Il titolo: Essere editori oggi. Gli autori: Andrea Carbone, Giuseppe Schifani, Roberto Speziale.
Andrea Carbone, Giuseppe Schifani e Roberto Speziale sono i tre soci fondatori di :duepunti editore (Palermo). 

:duepunti è nata intorno a un tavolo al quale sedevano molti amici. Si trattava di lavorare insieme a un progetto comune: creare, scambiare, condividere suggestioni, frammenti, scritti in un gioco costante di rinvii e rilanci”. Dal gioco al progetto, dal progetto alla realizzazione dello stesso: “diventare editori significava per noi ampliare quel laboratorio, estendere a una cerchia sempre più ampia quegli scambi e consigliare buone letture a un gruppo sempre più numeroso di amici, dai quali raccogliere a nostra volta suggerimenti e progetti”. Tenete a mente i verbi soprascritti: creare, scambiare, condividere; ampliare, estendere, consigliare e raccogliere. Passo in avanti.
Nata, la casa editrice contrasta e combatte la rocciosa esistenza di un mercato oligopolista, libertario a parole ma illiberale nella pratica, stanco ma non ancora spossato nella difesa degli avamposti. A ciò s’aggiunga “il vincolo costituito dagli oneri materiali” della produzione editoriale: il costo della materia prima, della lavorazione industriale, dei servizi connessi alla distribuzione; la fatica e il lavoro intellettuale necessario; le forme molteplici di commercializzazione e diffusione del libro stampato.
Più è alta la soglia delle spese quantitative, più bassa diventa la propensione al coraggio qualitativo: “il rischio connesso agli investimenti, che per definizione caratterizza l’impresa editoriale nel contesto del mercato, impone soprattutto all’editore l’esercizio del coraggio”. Il che, naturalmente, non significa “che le scelte obbediscano a considerazioni di ordine esclusivamente o anche solo prioritariamente commerciale: un editore indipendente, impegnato a favore di una causa politica o interessato a sviluppare una linea di ricerca e a sostenere un discorso culturale, può decidere – e spesso effettivamente decide – di pubblicare un libro pur sapendo che le vendite non saranno significative o addirittura non gli permetteranno di coprire le spese”.
Il catalogo di :duepunti conferma che coraggio, propensione alla scommessa, insistenza alla qualità non mancano.
Torniamo ai verbi tenuti a mente e ripetiamoli ancora: creare, scambiare, condividere; ampliare, estendere, consigliare e raccogliere. Sono i verbi con cui viene raccontata la nascita della casa editrice, sono i verbi con cui può raccontarsi il processo editoriale in atto al momento: “il libro si smaterializza: è sempre meno oggetto di carta stampata e va divenendo un testo capace di assumere forme varie, veicolato da supporti differenti, scambiato, diffuso, condiviso rapidamente e senza intermediazioni”.
Il libro sempre più smaterializza la sua consistenza cartacea per ridefinirsi nelle forme medesime con cui – da ieri – “produciamo e scambiamo brani musicali o fotografie”.
“Essere scrittori, editori e lettori” – si legge – non necessariamente significa “scrivere, pubblicare e leggere libri di carta stampati con l’inchiostro”.  E dunque: creare, scambiare, condividere; ampliare, estendere, consigliare e raccogliere ovvero smaterializzare il testo per diffonderlo “liberamente e gratuitamente dal creatore al fruitore”. Conseguenze: abbattimento dei costi produttivi; messa all’angolo degli “ipocriti” e “benpensanti” che difendono il diritto di copia di giorno mentre di notte si tramutano in “scaricatori senza scupoli”; modifica sostanziale dell’intero mercato editoriale.
Quale il nuovo ruolo dell’editore in questa prospettiva, sentita ormai prossima? Non più quello di selezione dei testi “perché nell’era avanzata del web 2.0 i lettori sono riuniti in comunità interconnesse e costituiscono uno o più soggetti collettivi" più o meno indipendenti; non più quello della lavorazione degli scritti medesimi (rilievi di merito, evidenze sperimentali, indicazioni di sviluppo, editing, correzione e miglioramento stilistico, traduzione) poiché “il sistema di revisioni paritarie” assicura “in forma volontaria e gratuita” il miglioramento formale e sostanziale delle opere.
All’editore toccherebbe – invece – elaborare e sviluppare, sviluppare e migliorare, migliorare ed ampliare, ampliare e condividere piattaforme di scambio, luoghi virtuali d’incontro, fruizione e confronto muovendosi in nome e per conto “esclusivamente di criteri di interesse culturale”. All’editore, dunque, “la creazione di strumenti e la promozione di occasioni per lo scambio e la condivisione dei testi e di materiali ed esperienze collegati ai testi”.
Questo il contenuto di Essere editori oggi, libello che termina con due domande che s’impongono all’aria: “come sostenere la creazione di cultura? Come garantire la giusta retribuzione del lavoro?”.
Infatti “finché non troveremo" – leggiamo ancora – "risposta a queste domande fondamentali, finché la circolazione aperta e gratuita delle opere avverrà in un contesto generale che obbedisce alla logica del mercato, sperimenteremo un dissidio straziante perché tutto il lavoro che sarà svolto per la creazione e l’edizione delle opere rimarrà non retribuito. La sfida, allora, consiste oggi nel cercare e praticare in maniera condivisa soluzioni innovative”.
Ripetiamo le domande: come sostenere la creazione di cultura? Come garantire la giusta retribuzione del lavoro? Le ripetiamo perché ora si fissino agli occhi di chi legge affinché – chi legge – possa  pensare a una risposta possibile. Queste, infatti, sono le domande con cui – chiunque produca cultura “smaterializzata” (nella sua forma apparente) ma gravida e viva davvero (nel suo contenuto d’idee, di racconto e di stile) –  tartassa le sue notti dopo aver tartassato i suoi giorni.
Come sostenere la creazione di cultura? Come garantire la giusta retribuzione del lavoro?
A partire da Essere editori oggi il dibattito è aperto.

 

 

 

Andrea Carbone, Giuseppe Schifani, Roberto Speziale
Essere editori oggi
:duepunti, Palermo, 2013
pp. 64

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