“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Martedì, 18 Febbraio 2014 00:00

Fine sia purché ci resti speranza

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Di canzoni sulla fine di un amore ne esistono a centinaia. Arrabbiate, velenose, disperate, da zerbino; urlate, cantate sottovoce, seppellite da gorgheggi e controcanti, minimaliste.
Quando l’amore finisce, è poco ma sicuro, si soffre, e chi possiede una naturale attitudine alla poesia sembra quasi non potersi sottrarre all’inevitabile confezionamento di una canzone. O di un album. O di una serie di album. Insomma, ognuno metabolizza con i propri tempi.
Quando a cantare la fine di un amore è Renato Zero, però, tutto si colora di nuove e broccate tinte.

All’interno dell’album Amo c’è una canzone intitolata Alla fine.
Sono pochi minuti, è vero, ma se esaminiamo il testo comparandolo alle scene del video realizzeremo come molti cantanti arrivino alla fine della loro carriera senza neanche sfiorare così alti vertici.
Il nostro amato Renato ci vizia e ci delizia con tòpoi recitativi di altissimo livello: il moribondo, il vecchietto in vestaglia che si attacca alle pareti dell’ospedale nel vano tentativo di catturare l’attenzione di un medico o di un infermiere, l’amante sinuoso, il saggio stoico e il guerriero romantico.
Gli altri due attori sono un giovane uomo, mirabile nelle sue continue espressioni di sgomento e incredulità, e una donna vestita a metà tra lo steampunk e il gothic revival.

Il moribondo
Cucina. L’attrice posiziona su un vassoio un piattino di biscotti e una tazza di fumante tè. Volge, sorniona, uno sguardo al ragazzo alle sue spalle che le restituisce un’espressione interrogativa, e versa nella tazza poche gocce di un veleno verdastro.
La musica incalza con la sua teoria di archi poco anarchici. La donna afferra con grazia il vassoio e si dirige verso la stanza attigua dove troviamo il Renatone nazionale che, vestito sobriamente di una vestaglia damascata, prende un biscotto, lo assaggia e canta: “Squisiti questi biscotti...”, avvicina la tazza alle labbra e beve: “... sposano bene col tè”, si ritrae disgustato: “... ma questo amaro che sento... cos’è?”
Il dubbio si insinua sul suo volto e nelle nostre menti. Il veleno lo ucciderà? Sopravvivrà?
Nella scena successiva un timido Renato vestito di una pelliccia morbida e vaporosa fa capolino da una tenda rossa, il binomio realtà/finzione s’impone con tutta la violenza del caso, non vi cito Stanislavskij perché ho pietà di voi ma ci starebbe di brutto.
Torniamo in soggiorno: Renato tende una mano verso la donna che si ritrae schifata. Cade a terra ma non smette di cantare: “Muoio, tu sorridi mentre muoio”. Vediamo qui in atto il primo dei ruoli magistralmente recitati dallo Zero: il moribondo. Si rivolta sul pavimento mantenendo, c’è da dirlo, un certo contegno e una certa classe. La donna si allontana.
La musica è in crescendo, gli archi spadroneggiano.

Il vecchietto in vestaglia
Renato non può e non vuole rassegnarsi, decide di impiegare le sue ultime forze nell’inseguimento della donna che, nel frattempo, ha raccattato il giovane uomo e se lo spupazza allegramente. I due sorridono e dileggiano il povero Renato che, sopraffatto dalla contorsione spastica delle viscere, trova sostegno in una nuda parete e canta:
“la fine è sempre inaccettabile
ha quel sapore insopportabile
sarebbe assai più onesto chiudere
senza vittime
si asciughi ognuno le sue lacrime
in parte ognuno responsabile
lasciami andare cogli l’attimo
non ti perdono...”
Renato, anche nel momento doloroso della fine, non manca di onestà: la fine è sempre una mezza colpa, una mezza sconfitta, una di quelle battaglie in cui i duellanti finiscono con l’uccidersi a vicenda. Certo, qui sembrerebbe opportuno parlare di tentato omicidio premeditato, ma poco importa, anche la povera donna starà certamente soffrendo, si rifugia nelle braccia del giovane uomo solo perché si odia, vuole farsi del male e si disprezza tantissimo. Noi donne, non lo sapete?, funzioniamo così.

L’amante sinuoso
Questa è forse la scena più controversa del video. La sensualità è tangibile e i significati possibili  molteplici.
Renato è disteso spavaldo su un letto matrimoniale, calzamaglia-gioiello e sguardo truce:
“sconfitti siamo già in tanti
in tanti usati così
soggetti a maltrattamenti
quanti...”
L’attrice, in piedi di fronte a lui, mostra una gamba con tanto di giarrettiera, prefigurando ben più lauti piaceri. Alle sue spalle il giovane uomo osserva divertito la scena. La donna rivolge sguardi ammiccanti ad entrambi creando un gioco di rimandi e di desideri il cui fine resta sospeso.
“se quell’amore c’è stato
se ha dato il meglio di sé”
Renato avanza carponi in direzione della donna, continuano i giochi di sguardi tra i tre e la donna, ingrata, gli dà le spalle e sorride al giovane uomo che appare estremamente divertito.

Il saggio stoico
“Il cielo sia ringraziato
consolati che molti non sapranno cos’è!
Muoio ma prima ti darò un consiglio”
Cambio di scena, siamo di nuovo all’addiaccio, Renato in vestaglia da ricco e aristocratico infermo si rivolge alla donna insospettabilmente provata dalle tante emozioni:
“casomai mi salvo
non farti più trovare qui
così dovrai spogliarti
di quei momenti da me offerti, cara”
La donna lo guarda piena di commozione e rimpianto, afferra una borsa e si avvia verso l’uscio:
“sulla mia comprensione ormai cala la sera
e mi sei di conseguenza calata pure tu”
Quando ci voltano le spalle in preda al rimorso i nostri amori sembrano più miseri che mai.

Il guerriero romantico
Renato continua a contorcersi sul pavimento. Il veleno scelto dalla sua ex amante dev’essere a lento rilascio, prova tangibile della sua cattiveria.
“La fine torna sempre utile
ci apre gli occhi e fa riflettere
tutte le volte un po’ più ricchi noi
un po’ più saggi
ma la passione non giustifica tutta l’assurda violenza”
Trascinandosi verso l’interno con estrema fatica, Renato cade più volte e più volte, con uno sforzo titanico, si rialza. Non gli basta aver messo alla porta la fedifraga, ha ancora una missione: punire il giovane uomo. Ucciderlo sarebbe troppo facile e troppo distante dai suoi modi sofisticati ed eleganti, no, è d’uopo un trattamento che lo lasci vivo ma sconfitto, costretto a portarsi addosso il marchio dell’infamia per il resto della vita.
Una sfida a braccio di ferro.
“si arriverà alla fine e fine sia
purché ci resti speranza”
Tra i vocalizzi finali assistiamo ad un duello all’ultimo sangue, occhi negli occhi, e il video si conclude con la ripristinata vittoria, morale e fisica, del protagonista. Il giovane che ha osato insediarsi nel seno della sua casa, come la peggiore delle vipere, è stato debitamente sconfitto, il dolore per la fine della storia d’amore lo lascia, a suo dire, un po’ più ricco e un po’ più saggio.
Renato torna dietro il sipario. Non sapremo mai se riuscirà a sopravvivere alla dose di veleno ma se la morte lo coglierà sarà quella consona a un guerriero romantico, vinto nei sentimenti ma puro nell’onore.

Link: http://www.youtube.com/watch?v=NarEhIHghO4

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