“La gran parte degli editori non crede per niente alla letteratura, non crede negli scrittori, non crede in niente fuorché nel commercio e negli affari”

Da una lettera di Lucio Mastronardi a Guido Davico Bonino

Venerdì, 14 Febbraio 2014 00:00

ZiaLidiaSocialClub, settima serata: incontro con Franco Arminio

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"Un paese è bello quando ti fa capire come ciò che conta è sempre fuori di noi... la nostra anima è sempre un luogo un po' fosco e in fondo anche un po' banale, la meraviglia del mondo è negli alberi, nelle nuvole nella terra su cui poggiamo i piedi". (Franco Arminio). L’incanto della natura lentamente si svela a chi non ne teme i silenzi, e la verità si palesa appena smettiamo di indaffararci per cercarla, come risposta gentile per chi sa attendere. Nello stesso tempo si piega lo sguardo nell’"anima fosca" e gli esseri umani si scoprono negli occhi di un asino poco più che riflessi tra immense orbite di terra e infiniti raggi di cielo.

Profonda bellezza  fuori e vana  miseria dentro si sperimenta a contattato con la "terra carne", a contatto con un paesaggio che si fa carne e una carne che si fa paesaggio a contatto con un uomo raro e vero come Franco Arminio, di fronte alle sue opere, i suoi modi di fare, i paesaggi. Il maestro elementare, poeta, scrittore, paesologo Franco Arminio entra nella sala prove del Teatro Gesualdo alla settima serata prevista nella rassegna dello Zia Lidia Social Club. Il calore della voce di Franco in grado di arrivare ovunque come la parola all'orecchio di un amico scioglie le tensioni iniziali nella poesia, come una zolletta di zucchero in una tazzina di caffè, e ci ritroviamo a chiacchierare tutti insieme di luoghi, paesi e radici intorno al vortice che lega vissuto e immagini. Vediamo insieme il docu-film Di mestiere faccio il paesologo di Andrea D'ambrosio, Teora 2010, Terra mossa e La terra dei paesi di Franco che suggella l'esordio della sua poesia. Franco Arminio ci racconta la provincia avellinese, l'Irpinia, terra-carne fatta di sangue e veleni, luci e ombre. E noi possiamo ammirare la profondità della storia trattenuta nelle rughe di certi volti (Di mestiere faccio il paesologo), gli abbagli incantevoli di certi tratti di terra e di acqua (Terramossa). Ascoltiamo il suono delle ombre, nel vuoto d'anima tra mura mute, il silenzio arido e l'illusione svanita nelle assenze scavate "dall'anima fredda delle matite" dei professionisti del dopoterremoto che hanno inflitto alla nostra terra il tremore interminabile dell'abbandono e della  solitudine (Teora 2010).
Terra mossa è terra ferita ma anche terra che muove emozioni, commuove, smuove perché esprime libertà e bellezza, natura e poesia che accadono nelle cornici fotografiche dell'emozione che accoglie. Di terre mosse e paesi si cura chi di mestiere fa il paesologo, tenendo ben presente che "ogni paese è diverso dall’altro" ed è necessaria una "forma di attenzione verso creature che non ricevono attenzione". La paesologia è una "disciplina indispensabile ma inesistente" che vive di politica e poesia, realtà e perdita, passato e futuro, fallimento e rivoluzione, denuncia e ammirazione, tra galline rubate e pullman diretti in Svizzera. Con Franco e Andrea percorriamo i vicoli dei paesi, ci muoviamo tra sedie rotte, case in pietra, gru in azione e fisarmoniche.  Chiacchieriamo con i vecchi del posto, "re di strade senza sudditi", contadini sovrani delle terre invecchiati e indeboliti dal tempo, disabili, rassegnati gestori di bar, calzolai che ci tengono a non essere definiti contadini, e  stipendiati della Fiat schiavi delle catene della distruzione.
Molta di questa è gente "si è dimenticata di se stessa", ed è libera dagli egoicismi suicidi o criminali del nostro sistema economico. La morte da queste parti è attesa come un cambio di stagione, nessuno si affanna a cambiare abito prima del tempo per dimenticare di invecchiare, eppure la morte di qualcuno “cambia il colore del paese".
Mentre scorrono le immagini e le parole si accostano, i suoni e i ricordi si ravvivano, gli sguardi si incrociano, ciò che è vanto per le nostre esistenze si inchina, il canto di Caterina Pontrandolfo, un'amica di Franco, scompone le parole, e dal buio esplode un flusso di vita inesorabile che racconta le nostre terre. Si è concluso così, con un canto caldo, questo esperimento di arte delle emozioni vissuto profondamente insieme, fino alla fine. Ma, dopo la fine, domande gelide freddano la mente:  non ci auguriamo una Irpinia farcita di cose che ne alterano il sapore, perché il gusto dei nostri posti risiede nell’amarezza di un sapore autentico non edulcorato, nell'assenza di aggiunte che coprono le essenze, nell'apparenza trasandata di chi non deve dimostrare niente a nessuno, ma quando l’ultimo vecchio lascerà quelle terre, chi le vivrà, cosa faremo, chi ne difenderà il  nutrimento, che diventerà l’Irpinia e chi garantirà che Iirpinia resti?

 

 

 

 

 

 

 

Zia Lidia Social Club
XI stagione – Settima serata rassegna cinematografica 2013/2014

Proiezioni:
Di mestiere faccio il paesologo
di Andrea D' Ambrosio

Teora 2010
di Franco Arminio

Terra mossa
di Franco Armnio

La terra dei paesi
di Franco Arminio


foto della serata Katia Maretto
Avellino, Teatro Carlo Gesualdo – Sala Prove Orchestrali, 9 febbraio 2014

 

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