“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Venerdì, 07 Febbraio 2014 00:00

Sono come tu mi vuoi. Statistiche teschiose per gente odiabile

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Gennaio, storpio e umido, è (s)finito e ci ha colto totalmente impreparati. Terremoti, nubifragi, grandi schifezze e americanate, chiacchiericci fastidiosi come i pettegolezzi dal parrucchiere, cos’altro? Qualcuno diceva che “troppa comunicazione fa male”, io in primis sono vittima di un sistema dove il limite tra comunicazione ed esibizionismo/ostentazione è fin troppo labile. La colpa è dei tempi che corrono, che poi, in realtà non corrono… zoppicano e la nostra ebefrenia con loro.
E allora, sorridendo tra me e me, mi sono detta che forse le statistiche socio-musicali hanno sempre avuto ragione. Anche io voglio regalare un po’ del mio odio al mondo (e non solo al mio analista), quindi ridiamoci su.

La maggior parte delle persone che ho conosciuto, incredibile a dirsi, ma corrispondevano a ciò che ascoltavano. Con questo non voglio dire: “dimmi cosa ascolti e ti dirò che ammorbamento sei”, lungi da me queste stronzate freudiane ma, in effetti, ho notato un piccolo riscontro con la realtà quotidiana. Per dire, non c’è nessun arcano mistero da svelare: sono come tu mi vuoi, osserva ed ascolta bene.
Ps. Ricordo che i ‘teschiotipi’ possono combinarsi tra di loro in un unico corpo creando un vero e proprio Dimonio.

1. Citazionista incallito
Se fosse un mestiere retribuito, il P.I.L. dello Stato italiano si risolleverebbe e vivremmo un nuovo boom economico. Molte volte, dietro al citazionista (che ha nozioni adatte per ogni occasione) c’è un individuo di cultura grossolana e laureato in tuttologia. Spesso le femmine ci cascano, o meglio affascinate da cotanta saggezza (sì, perché la femmina media vive costantemente la faida interiore di essere o apparire, poi preferisce la seconda sempre e comunque) demordono diventando a loro volta citazioni di quest’ultimo. Insomma, una vita passata a citare la vita degli altri senza vivere la propria.
Genere musicale del suddetto: perlopiù il brit-pop e l’indie-rock con una strizzatina d’occhio ai gruppacci modaioli di fine ‘70s ed inizio ‘80s. L’importante è che nei testi ci sia un ottimo spunto per la citazione del giorno.
Consiglio: Il silenzio può essere una citazione infallibile.

2. L’artista porco romantico (fanno foto, realizzano quadri e/o scrivono libri)
“Sai ho fatto una foto in cui si evince l’ignoto meandro del sé ripiegato nella concezione teoretica dell’ipotesi euristica della pragmatica insostenibilità esistenziale in quanto prospettiva di…” e nel frattempo tu, povera donna di provincia, pensi “ma chi pagherà tutti questi cocktail che mi sono scolata?”.
Il sottotitolo nella mente del teschiotipo numero due è il seguente: Quando avrò finalmente finito di enunciare a caso tutto il Devoto Oli a memoria, c’è la lontana possibilità che tu me la dia?
Generi musicali: dal post-rock all’avanguardia incomprensibile. Solitamente seguono le nicchie e sono scopritori di gruppi che nessuno si caca.
Consiglio: meno “uallere” introspettive, più azione ragazzo!

3. Il Briatore alternativo
Imprenditore di se stesso, un marchio registrato, un prodotto di mercato: un vuoto a perdere. È il cavallo imborghesito vincente, peccato che sia fatto ad immagine e somiglianza di un mainstream dove la pecunia (intesa come potere per gestire la mente degli altri) predomina sempre e comunque; anche se si veste da fighetto-alternativo è facile sgamarlo: è odiosamente chic. Oltremodo devoto all’estetista e alle cerette, ai foulard e ai jeans strizzati in culo, ai gruppetti indie del momento. Dietro soldi, profumo nauseante del dopobarba e savoir faire da primadonna si nasconde un baratro esistenziale insostenibile, ma l’ipocrisia del “va tutto bene” vi servirà per andare avanti almeno fino alla prossima birra.
L’unico “libro” che ha letto è Topolino anche se sostiene di avere una fervente coscienza politica e di aver militato in Lotta Continua negli antichi fasti… o fasci? Mah.
•  Generi musicali: “lammerda” in generale, da indie pop al cantautorato melenso per acchiappare le femmine (sceme e con la messainpiega).
•  Consiglio: vai in Africa (o anche alla Fasanara) a fare un po’ di volontariato che fa bene alla salute e fai prendere aria al cervello.

4. Il Vecchio giovanile
Ah-ah, questo “simpaticissssssimo giovine” si sta diffondendo a macchia d’olio a causa dell’alto tasso di disoccupazione e all’incentivo economico genitoriale mensile che gli permette di bazzicare qua e là. Attenzione, questo è un losco figuro ed è praticamente “una casa caruta”, nel senso che non ve lo leverete più dalle palle almeno finché non vedrà un’altra più giovane di voi. Sì, perché l’età del tizio in questione va dai quaranta all’età che potrebbe avere vostro padre. Gradisce solo carne giovane perché quelle della sua età mica perdono tempo con un nullafacente come lui?
Anche se il teschiotipo numero quattro è convinto di sentirsi maturo (e certo se hai quarant'anni e ti approcci alle ventenni degli anni ’90… per una proporzione solamente biologica sei maturo nel senso di vintage e fra poco pure senza capelli).
Generi musicali: a proposito di vintage, tutto quel che è stato e che affascina le giovani donne, così il vecchio giovanile potrà raccontare le storie (sempre le stesse) di quando andò al concerto dei C.S.I. piuttosto che di Pupo.
Consiglio: il cantastorie non è un lavoro, il contadino sì. Provaci “ragazzo”.

5. L’afflitto incompreso
Questo oscuro ma tenerissimo teschiotipo è un’evoluzione dell’Impiccato post-punk (sì, sto parlando di lui), la differenza è che non s’ammazza e la fa finita, no, lui fa ammazzare il prossimo a furia di lamentazioni, polemiche e afflizioni.
Ma la femmina media e anche quella un po’ più cerebralmente dotata si avvicina a lui perché, inutile mentirci, siamo tutte vittime della sindrome della crocerossina: vogliamo, forse per uno stramaledetto istinto materno innato, aiutare e salvare (da loro stessi) i “lamentatori”. Inizialmente, fanno molta tenerezza, poi con il famoso fenomeno uallera a pendolo vi lancerete nelle braccia di chiunque e all’interno di qualsiasi bottiglia fino a toccare il fondo.
Pallido come un cencio, si aggira come uno spettro nel bel mezzo dell’invivibilità esistenziale. Incompreso anche e soprattutto da se stesso.
Generi musicali: dopo un periodo da disadattato nei gruppi disadattati tipici dell’adolescenza (tra il grunge e il metal classico), arrivano le voci di dentro (growl) e tutto ciò che è oscuro, banalmente patetico e vagamente mistico legato a misteriose e antiche divinità tipo “il serpente piumato su un ciuccio zoppo e cecato” (dal doom metal ai misticismi dei dead can dance)
Consiglio: Robertino Smith (ma era un periodo fortunato allora per le "uallere") fece della lamentazione una vera e autentica fortuna, ci hai mai pensato?


PS: l’immagine di copertina è di Roberta MOn (http://www.robertamon.com/)

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