Stampa questa pagina
Lunedì, 24 Giugno 2019 00:00

PSCK19 − Intervista a Francesco Niccolini e Luigi D'Elia

Scritto da 

Dal 2 al 5 luglio il Napoli Teatro Festival Italia ospita il Puglia Showcase Kids 2019 ovvero − per citarne il sottotitolo − “una vetrina di teatro e danza pugliese per i ragazzi". Tre spettacoli al giorno, tra il Teatro Nuovo e il Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale di Napoli; eterogeneità dell'espressione artistica; un insieme di storie differenti e la possibilità, per gli spettatori campani, di conoscere parte dell'eccellenza del nuovo teatro proveniente dalla Puglia.
Il Pickwick, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, ha deciso di anticipare e di accompagnare la presenza carnale degli attori con interviste che favoriscano la conoscenza dei teatranti che saranno di volta in volta in scena in città.



Per cominciare: raccontateci la nascita della vostra collaborazione; raccontateci la vostra storia e i vostri spettacoli e – attraverso gli spettacoli – la vostra poetica, il vostro modo di stare in scena.

Francesco:
Dieci anni di spettacoli non si riassumono in una risposta. A fine luglio uscirà un libro con CuePress che prova a raccontare i nostri dieci anni di quello che noi chiamiamo un Teatro di Bosco:da Storia d'amore e di alberi a Zanna Bianca. Il titolo del libro, che abbiamo curato io e Luigi in prima persona, è la cosa che ci sta più a cuore: Della natura selvaggia. Lì troverete tutto raccontato da noi e da amici, giornalisti, scrittori ma soprattutto amici.
Luigi: Servirebbe un libro intero per rispondere a questa domanda. Cerco di rispondere d’istinto. Ci siamo conosciuti grazie ad Enzo Toma, un progetto del Teatro Pubblico Pugliese e una storia nata dopo un incendio che cancellò in una notte la palude della Riserva di Torre Guaceto. Forse quell’incendio ha segnato la nostra poetica e il nostro modo di fare teatro. Tutto è nato dalla cenere e dall’acqua di una palude, nell’odore di zolfo e bruciato, con i piedi neri che pestavano i resti di un incendio mescolati a terra, fanghiglia e nuova vita che già voleva emergere prepotente dalla cenere. Un mese dopo c’era già una peluria vegetale verde che copriva il nero. Il nostro modo di fare teatro è terricolo e sporco di elementi naturali. Un caro amico comune della Svizzera, Beppe, ci ha detto una volta che bisognerebbe lavarsi le mani prima di toccare la terra, non dopo. Ebbene io e Francesco cerchiamo di non lavarci mai le mani dalla terra prima di cominciare a fare teatro. Se non c’è un odore di terra umida e viva non comincia una nuova storia, non cominciano le prove, non parte la scrittura.


Il teatro pugliese, in questi anni, si è caratterizzato per una costante relazione col territorio: dalle residenze “abitate” a un’attività creativa che non si è limitata alla proposta spettacolare. Che relazione avete avuto e/o avete col contesto di appartenenza (o di adozione)?
Francesco: Collaboro con compagnie pugliesi dal 2003. Ho assistito al mutamento del panorama, dell'offerta del teatro pugliese costantemente in questi anni. L'ho anche vissuta direttamente, vincendo quattro premi Eolo in undici anni sempre con tre compagnie pugliesi diverse: mi sembra un dato significativo. Sicuramente il teatro ragazzi pugliese sta molto bene.
Ho avuto modo anche di sperimentare l'originalità dello sguardo di cui il TPP è stato capace in cerca di interventi generosi e inusuali per la formazione sia degli artisti che del pubblico. Il caso “Luigi D'Elia” penso che sia una bella dimostrazione di come un progetto pubblico ha aiutato un giovane talento a emergere. Ma sono molti i casi di artisti pugliesi che in questi anni sono riusciti a fare una carriera entusiasmante, costellata di premi e riconoscimenti da parte del teatro nazionale e del pubblico: penso a Tonio De Nitto, Daria Paoletta, Gaetano Colella, solo per citare i primi tre nomi che mi vengono in mente di una lista molto più lunga. Di sicuro la Regione Puglia, e il TPP nello specifico, sono stati capaci di inventarsi strumenti per le compagnie pugliesi che altre regioni non si sognano nemmeno.
Luigi: Sarò sincero: un rapporto di amore e odio, fiducia e tradimento. Sono stato il direttore artistico di una residenza teatrale pugliese per otto, nove anni credo, prima con lo stesso Enzo Toma, poi da solo. Progetti nati dal più nobile dei desideri, da una visione alta del Teatro Pubblico Pugliese e della Regione Puglia, ma dopo la realtà, il ruolo degli artisti, i desideri delle compagnie, le vite private, le aspettative, la durezza del nostro territorio, l’indolenza della cosa pubblica scrivono la loro storia e a volte è un’altra, almeno così è accaduto a me. Forse è solo questione di vocazioni. Ho ricordi meravigliosi di Teatri Abitati, ma a un certo punto sono andato via prima che qualcosa scomparisse. Sarò sempre grato a quella stagione così radicata nel territorio, ma in questo momento sono un artista in viaggio, è la mia dimensione. Non faccio fatica a dire che trovo la mia terra ancora così poco grata e avara verso chi cerca di animarla culturalmente. C’è qualcosa che non va ma il discorso si fa troppo lungo per una intervista che tutto sommato celebra un evento di festa del teatro pugliese.


Per più di un decennio la Puglia ha rappresentato – sul piano organizzativo, strutturale ed artistico – una “nuova frontiera” della teatralità italiana. Quali sono le condizioni attuali del sistema teatrale pugliese?
Francesco: A questa domanda fatico a rispondere: da alcuni anni il mio lavoro si è spostato altrove. Sono sopravvissute solo le collaborazioni con Luigi D'Elia, Tonio De Nitto, Fabrizio Saccomanno e Flavio Albanese. L'unica cosa certa è che le mie ultime collaborazioni in Puglia hanno avuto un carattere più autarchico che in passato, con economie ridottissime: evidentemente qualcosa è cambiato.
Luigi:
Si, la Puglia è stata ed è un modello. Facciamo tra i centocinquanta e i duecento spettacoli l’anno in giro per l’Italia e i cartelloni sono pieni di artisti pugliesi. Hanno una marcia in più, si sente dire. E sono convinto che oltre a motivi misteriosi e che ignoro legati alle maree o alla geologia della Puglia o a chissà che cosa, tanto del merito spetti anche all’impulso che le istituzioni pugliesi hanno dato al teatro. Ora? Beh, siamo reduci dalla cerimonia del Premio Eolo Awards, il principale riconoscimento per il teatro ragazzi italiano, che ha premiato come migliori spettacoli dell’anno due lavori pugliesi, quindi credo che almeno come produzione artistica e humus il teatro pugliese stia molto bene.


Puglia Showcase Kids è una rassegna di teatro dedicata innanzitutto agli spettatori più giovani. Ebbene: è cambiato, negli ultimi anni, il modo in cui parlare e mettersi in relazione con bambini e adolescenti? Ed è ancora accettabile la definizione “teatro ragazzi” o è più corretto dire di teatro tout public?
Francesco:
L'unica cosa che mi è sempre interessata è provare a far spettacoli belli. Di solito se un mio spettacolo per l'infanzia funziona, funziona sia per bambini che per adulti: è successo con Paladini di Francia, La Grande Foresta, André e Dorine, L'Universo è un materasso, e ora con Zanna Bianca. È chiaro che, a monte, quando scrivo per il pubblico giovane, c'è una riflessione particolare e un tentativo più specifico e responsabile di trovare alfabeti adatti a quel pubblico. Cosa che non vuol mai dire cedere automaticamente ai nuovi linguaggi dei giovani, piegando la mia idea di teatro e di arte a quello che il pubblico vuole vedere, tutt'altro: lo sforzo è sempre quello di sottrarre lo spettatore, giovane o meno, al suo quotidiano, per offrirgli squarci di altrove ed emozione. In questo è giusto parlare di spettacoli tout public, ma per il resto le sfumature sono infinite. Molto dipende anche se provo a rivolgermi a un bambino di quattro anni, a uno di otto o a uno di dodici: non c'è niente da fare, quasi mai è la stessa cosa. Poi, talvolta, accade che uno spettacolo riuscito lo possano vedere quasi tutti gli spettatori, di qualunque età. Ma è una conquista rara e fortunatissima, di cui non smetto d sorprendermi quando accade.
Luigi:
A parte esempi di teatro che scimmiottano il mondo dei piccoli in maniera indegna, il teatro “per ragazzi” fatto per bene ha una levatura e una qualità che a volte si fa fatica a trovare anche in tante produzioni chic da teatro “serale-per adulti”.


A Napoli portate Zanna Bianca – della natura selvaggia. Che spettacolo è? Cosa vedremo?
Francesco: Il nostro spettacolo più denso e potente, quello che segna la svolta nella nostra collaborazione e un nuovo salto di qualità di Luigi come narratore. È uno spettacolo che amo molto, che mi emoziona sempre come la prima volta, e che − alla fine di ogni replica − mi fa sentire il pubblico più vicino e più vivo che mai. Talvolta a Luigi dico che questo nostro Zanna Bianca è un po' come l'haka della nazionale neozelandese di rugby: dopo affronti meglio le battaglie della vita.
Luigi: È una narrazione tutta d’un fiato che corre insieme alla storia del lupo che racconta. Siamo felici con Francesco di aver fatto finalmente uno spettacolo pellerossa, libero, indipendente, carico di energia vitale. In scena ci sono io e un branco di nove lupi. Una gratitudine immensa a Jack London e alla sue terre selvagge per la materia che ci ha portato. Siamo reduci da una tournée lunga, ma la storia ancora cresce cambia, come la pelle di chi la racconta e di chi l’ha scritta, del resto. A Napoli sarà un’altra storia ancora.


Da un lato Puglia Showcase Kids prevede la coabitazione tra compagnie differenti per percorso, lessico ed esperienze – così favorendo la riconoscibilità reciproca tra chi fa teatro – e, dall’altro, consente il confronto con un pubblico extra-regionale, nuovo, inedito. Quanto è importante, dunque, una vetrina del genere in termini di maturazione ulteriore e di possibilità circuitative?
Francesco: Importantissimo. Quando si riescono a creare le condizioni perché gli spettacoli vengano visti in un contesto sano, senza troppe ansie da prestazioni né da festival, con operatori che altrimenti mai li vedrebbero, tutto questo diventa una grande opportunità e una grande occasione. È uno dei meriti che credo tutti riconoscano al sistema pugliese: la capacità di provare a veicolare la migliore immagine dei propri artisti oltre i confini del proprio mondo. Non conosco molte altre regioni in Italia che fanno altrettanto.
Luigi:
Molto, moltissimo. Credo sia uno dei format di maggior successo del Teatro Pubblico Pugliese. Ha in sé una visione lungimirante. L’ultimo al quale abbiamo partecipato, molti anni fa e con un altro spettacolo, ci portò in Spagna prima e in Cile poi, addirittura recitando in un’altra lingua. Si tratta di un impasto di pubblico, lingua, visione del mondo senza prezzo. Incrociamo le dita!





Puglia Showcase Kids 2019 è un progetto della Regione Puglia, ideato e realizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, finanziato nell’ambito delle FSC 2014-2020 “Interventi per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e per la promozione del patrimonio immateriale”, Progetto Sviluppo e Internazionalizzazione della Filiera Culturale e Creativa dello Spettacolo dal Vivo – Teatro Danza.

www.pugliashowcase.it
Pagina Facebook Teatro Pubblico Pugliese
Pagina Facebook Puglia Showcase Kids 2019


Ultimi da Il Pickwick

Articoli correlati (da tag)