“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Denise Cuomo

Dormono, dormono sulla collina

La pellicola di Ermanno Olmi ha due emisferi narrativi e speculari, uno è la storia l’altro è la neve.
In realtà, tutto quello che si potrebbe dire e scrivere di questo film, nel tentativo, resterebbe sepolto sotto questi due grandi sassi, al di sotto dello spesso strato di neve giacerebbe la storia, come una coperta mai abbastanza lunga per coprire ogni cosa, mai abbastanza calda per scaldare i rimasugli della vita.

Giacomo Leopardi: un uomo senza prudenza

Nella versione filmica, il Leopardi che abbiamo imparato a recitare, senza sentimento, tra i banchi scolastici, è lo stesso uomo che ci dicevano amareggiato e triste. Eppure, Mario Martone, regista, con la performance attoriale di Elio Germano, restituisce qualcosa che forse era andata perduta. Qualcosa di smarrito, non contemplato, superfluo, forse più fastidioso della tristezza nel progresso. Questo è il grande pregio del film, non rinuncia allo stereotipo, ma intreccia fotograficamente l’immagine al flusso incontenibile del verseggiare, sfrutta appieno il potere della settima arte, arricchendo la parola di un corrispettivo visivo aderente alla ragione del nome che si fa sfondo.

Cibo ed estetica: la tendenza delle cucine a vista

Gli stili di vita diventano sempre più stili alimentari, la cultura e i costumi trasmigrano nel cibo rendendolo ricettacolo di identità e significazioni, trasformando un’esperienza muta in una situazione ricca di sottintesi. Se la nostra quotidianità è scandita dai ritmi e dai rigori convenzionali, il cibo non sfugge a questo dettame, anzi, contribuisce a quello stacco verticale e oppositivo che giustapponiamo alla simultaneità del tempo e dello spazio. Assodato il suo ruolo organizzativo entro le nostre pratiche quotidiane, il cibo ha un ulteriore apporto, quello biologico/fisiologico al quale bisogno siamo tutti subordinati.

Chiudete gli occhi

Chiudete gli occhi.
Pensate a un letto sfatto, lasciato in disordine, ancora caldo del sonno della notte. 

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