“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Ornella Sabia

"Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol'"

"Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol’" è una celebre frase di Dostoevskij e voleva dire che tutta la letteratura successiva, quella del cosiddetto "realismo socialista", prendeva le mosse dai lembi del cappotto rubato al povero impiegatuccio dal nome cacofonico di Akakij Akakievič. Se l’ultimo dell’anno riuscirete a ritagliare un’oretta per leggere questo racconto, magari nel primo pomeriggio, quando tutti riposano per prepararsi al meglio alle baldorie di fine anno, bene, quando sarete finalmente a gozzovigliare per le strade, il vostro pensiero non potrà non andare a questo personaggio appena conosciuto e vi sembrerà proprio di vederlo lì, tra la folla, rubare il cappotto alla gente per bene.

Di Greci e Troiani. Rivisitando Shakespeare

Il Troilo e Cressida di Alessandro Paschitto ha completamente centrato gli obiettivi di una buona riscrittura: originale rispetto all’originale, senza stravolgere il senso di un testo che, come tutti i capolavori, si conserva quanto mai attuale. Un’attualità trasmessa innanzitutto dal linguaggio. Testo scorrevole, immediato, fruibile da tutti. “La scena è a Troia” tuona l’abbietto araldo Tersite all’inizio del dramma, ma di fatto, potrebbe essere ovunque. Ovunque e in ogni epoca, dal momento che guerra e lussuria non passano mai di moda.

Sybille e Valerie tra erotismo e sogno

Sybille e Valerie, protagoniste rispettivamente del film della regista Nelly Kaplan Néa – A Young Emmanuelle e del film Valerie a týden divu di Jaromil Jireš, nonostante la diversità dell’esperienza erotica che si trovano ad esplorare (le prime mestruazioni per Valerie e il primo rapporto sessuale per Sybille) hanno in comune l’avvicinarsi al proprio corpo e alla sessualità in modo spontaneo, senza veli, al quale si contrappone tutto un castello di costrizioni e tabù sociali che finisce per sgretolarsi, lasciando sotto di sé scarne rovine d’infelicità e frustrazione: il padre di Sybille, pur di salvare le apparenze, è pronto a tollerare la relazione adulterina della moglie con Judith, sua sorella e anche zia della ragazza; il parroco missionario, invece, è ansioso di affondare la sua libidine nel corpo di Valerie – “vomitare il loro disgusto in faccia a ogni prete e di puntare su tutta la genìa dei 'primi doveri' l’arma a lunga gittata del cinismo sessuale” (André Breton, Manifesti del surrealismo, Piccola Biblioteca Einaudi, 1966, 1987 e 2003, p. 39).

“Sostiene Pereira”

Oggi qui a Tito, cittadina lucana, è una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata. È mezzogiorno e c’è afa. Sono sul terrazzo di casa mia, sorseggio un tè. Nel mentre penso alla “resurrezione della carne”.  Non mi piacerebbe che il mio corpo, malmesso e vecchio, prima o poi torni ad andarsene in giro per strada come se niente fosse. Sostengo, al limite, la resurrezione della carne giovanile, ma non credo che sia scritto da qualche parte nella Bibbia.
Dove ho già sentito parlare di “resurrezione della carne?” Non ci metto molto a ricordare che tutta una lunga dissertazione su quest’argomento l’avevo trovata all’interno di un libro, letto l’estate scorsa, che mi era particolarmente piaciuto: Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi.

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