“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Alessandro Toppi

La maschera e il volto. Note sulla Jennifer del Bellini

“Brandendo un cartone di vino, come se volesse dedicare un brindisi solo lui sa a chi, un barbone ubriaco cammina sulla linea spartitraffico di corso Vittorio”, a Roma. “Vedo un autobus solitario che procede lentamente in direzione del fiume e decido di attraversare la strada per toglierlo di lì: potrebbe scivolare, fare qualche cazzata. Mentre lo convinco a risalire sul marciapiede quest’uomo, con una grande barba ormai bianca, avvolto nel tanfo di urina e di lana bagnata, mi confida di conoscere importanti segreti su Cuba e la famiglia dei Castro, i famosi comunisti, come li definisce lui ammiccando, perché per molto tempo è stato cameriere privato di Raul Castro”.

"Lo stato dell'arte". Scilla e Cariddi, a Milano

Elvira Frosini e Daniele Timpano stanno seduti alla sinistra del tavolo: la schiena inclinata, il petto in bilico in prossimità del bordo, gli occhi rivolti ai fogli che hanno davanti: la scheda di uno spettacolo che ha un titolo provvisorio – tanto provvisorio da poter essere taciuto – e brani trascritti dai libri, appunti vari e un pezzo di testo che avverrà: tra un anno, un anno e mezzo. Forse.

"Lo stato dell'arte". A Matera, per undici ore, parlandosi

Adesso che stiamo ancora conquistando
il senso del nostro lavoro.
(Antonio Neiwiller)

Posizione disperata dell'attore rispetto
al proprio mestiere, non possiede nulla
per illuminarlo. Tutto quindi ritorna al
punto di partenza: perché faccio teatro?
(Louis Jouvet)

Di questo non so parlare.
(Jacques Copeau)

 

Quel che so è che occorre vedersi quanto prima
Stanislavskij, nell’ultimo appunto che lascia sul tavolo, scrive che “l’attore è al primo posto”, che “tutto il resto è sfondo” ma che sempre più spesso capita il contrario: “l’attore” quasi “non c’è più” mentre davanti “hanno messo lo sfondo”. “Tutto è stato ribaltato” commenta: i teatri, anche i teatri finanziati, “servono fini opposti” a quelli che loro stessi dichiarano e allestiscono messinscene cosparse “di ogni salsa che le renda gustose”; il pubblico è disponibile a pagare non per vedere l’arte ma “i surrogati” dell’arte mentre gli interpreti, costretti dalla “precarietà economica”, si riducono a lavorare “dove pagano meglio”. “Cialtroneria”, incide perciò a mezza pagina. Poi con scrittura sempre più stanca – il tratto della penna è slabrato, tant’è che certe frasi ancora oggi risultano incomprensibili agli studiosi – indica un rimedio o, se preferite, un’azione di contrasto all’andazzo generale: occorre “riunire gli attori e i registi” – metterli dunque assieme, farli stare nella stessa stanza e seduti attorno allo stesso tavolo – e con loro discutere di metodo e degli esercizi e delle pratiche attraverso cui l’attore lavora su se stesso e sul personaggio, genera una vera ispirazione scenica e usa quest’ispirazione nei momenti in cui gli occorre. Non conosco “altro mezzo utile contro questa pericolosa condizione del teatro”, insomma, se non parlarne con chi davvero il teatro lo pensa, lo scrive, lo immagina e lo infine lo realizza stando sul palco, mostrandosi al pubblico.

Tre note su "Il misantropo" de Il Mulino di Amleto

Il contrasto, l’esagerazione e lo scandalo

Numeri e "contronumeri" sul Teatro Stabile di Napoli

Un esempio giornalistico
Il 27 febbraio scorso Fabrizio Coscia firma un “commento” intitolato Il Teatro Stabile nella città che non guarda ai risultati: è il modo nel quale Il Mattino prende posizione in merito alla conferma o meno di Luca De Fusco, in carica dal 2011 e il cui contratto scade nel dicembre 2019: è giusta una proroga o è meglio nominare un nuovo direttore?

Questo facciamo noi attori, che vi credete?

Cosa accade se?

Sulla vergogna, danzando in questo altrove

Il volto si gonfia, impercettibilmente. La forma delle braccia si fa meno tesa, le cosce guadagnano in larghezza qualche centimetro, il ventre si ammorbidisce. I seni, già pregni, sembrano diventare più pesanti, mentre i glutei vengono stretti dalla stoffa di una gonna che prima cascava come se non ti toccasse nemmeno. La lancetta della bilancia indica un numero che non aveva mai indicato. C'è chi ti osserva diversamente, te ne accorgi; qualcuno ti guarda di più, qualcun altro ti guarda di meno. Comincia a mutare la relazione che hai con te stessa, con l'immagine di te che rimanda lo specchio, e cambia la percezione del tuo corpo quand'è nudo o coperto; pensieri mai fatti ti vengono quando siedi a tavola, ad esempio, e senti che abbracci gli altri in maniera diversa e in maniera diversa vieni abbracciata mentre, quando cammini per strada, percepisci una parte di te che vibra carnalmente. Ingrassi – di poco ma ingrassi: quasi senza comprendere come, quanto, perché. E adesso? E adesso con questo corpo – con queste gambe, questa schiena, questo addome, questo collo: che sono il mio strumento attorale, tutto quello che ho veramente – come continuo a ballare?

Badate alla signora, che prova a fare il “Macbeth"

Per contrasto il primo pensiero venutomi dopo il Macbeth della Compagnia Ragli riguarda Riccardo, quel Riccardo – l'infame, il deforme, l'ingobbito – il Riccardo del Riccardo III, insomma, ma prima che il Riccardo III abbia avuto inizio.

Provando, ancora, a parlarti davvero

La prima impressione, appena terminato La buona educazione, è che Mariano Dammacco, Serena Balivo e Stella Monesi – cioè i componenti della Piccola Compagnia Dammacco – abbiano messo in scena la separazione (l'impossibilità dunque, per noi due, di stare assieme) avvenuta tra una solitudine e un'altra solitudine appena incontrata, convissuta, conosciuta.
Chi abbiamo, infatti?

La Scalogna di Emma Dante

Osceno è ciò che mette fine a ogni specchio,
 ogni sguardo, a ogni immagine.
Osceno è ciò che pone termine a ogni
rappresentazione.
(Antonio Neiwiller) 

 

La vostra libertà è conoscere che ogni meta di
vittoria, ogni aspettazione d'applauso è servile.
La vostra bellezza non si vergogna degli abbasso
né degli sputi.
(Elsa Morante) 

 

Che cos'è? O, non vi vergognate? Avete paura e
vorreste farne?
(Luigi Pirandello) 

 

Un attore a volte è una specie di bestia squartata, di
carne da macello nella quale tutti mettono le mani.
(Danio Manfredini)

 

 

 

 

Quando il carretto dei comici, con su la Compagnia della Contessa, raggiunge le falde della montagna e accosta la Villa della Scalogna alle spalle non si lascia solo la fatica del tragitto compiuto, i chilometri fatti in salita, una vallata d'erba e di spighe tagliata di netto: alle spalle si lascia il teatro.

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