“Sii dolce con me. Sii gentile. È breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano”.

Mariangela Gualtieri

Martedì, 22 Ottobre 2013 02:00

Salvo è chi non guarda il film: i discutibili pareri del pubblico di Cannes

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Accolto straordinariamente dal pubblico del Festival di Cannes e definito una vera e propria “esperienza sensoriale”, Salvo richiamerebbe alcune caratteristiche del cinema western, per qualcuno addirittura quelle del cinema noir. Sarebbe interessante conoscere questi Qualcuno. Un film costato sorprendentemente un milione di euro, anche se non è ben chiaro in che modo siano stati spesi. Forse per i diritti d’autore dell’unica canzone presente nel film (Arriverà, Modà ed Emma) utilizzata onestamente oltremisura, quasi a voler concedere un premio di consolazione a questo povero orecchiabile pezzo che per poco non riuscì a vincere il Festival di Sanremo. O forse saranno serviti per il cachet di Luigi Lo Cascio.

Prima regola dell’industria cinematografica: “qualunque film tu abbia intenzione di girare, mettici almeno un volto noto che richiami l’attenzione del pubblico”. Ed infatti, solo nella prima settimana, Salvo ha incassato oltre trentaduemila euro, sganciati probabilmente dai fan di Luigi Lo Cascio, dai parenti di chi ha recitato/girato/prodotto il film e da tutti i cinefili intellettualoidi che appena sentono la parola Cannes vanno in estasi. Forse sarà andato al cinema anche chi si chiama Salvatore. Di certo io sarei curiosa di guardare un film intitolato Ale. L’idea non è affatto male. Tra l’altro bisogna sempre spezzare una lancia a favore dei registi emergenti che cercano di far sentire la propria voce. Ma questi di solito riescono a cavarsela con pochi soldi, certamente con un budget di gran lunga inferiore al milione di euro, e vengono fuori lavori migliori di questo.
Diventa sempre più ardua l’impresa di sfornare pellicole di qualità. Non basta ricorrere a temi importanti intrecciando elementi che si sforzano di risultare intellettuali. Non basta neanche ricorrere ad un protagonista che in alcune scene sembra la caricatura di Arnold Schwarzenegger, in altre la trasfigurazione umana di Big Jim, col corpo atletico in plastica rigida e un tasto sulla schiena con cui muovere il braccio destro per innescare un pugno o una mossa di karate, in questo caso un colpo di pistola. Un film tremendamente lento, con pochissimi dialoghi, girato quasi interamente nella penombra, tutte scelte stilistiche magnifiche che azionano la riflessione dello spettatore, risultando sempre vincenti e profonde, quando non sono immotivate.  Ricordiamo il cinema d’autore, paragonato spesso al cinema d’essai, che affronta contenuti complessi e poco commerciali, similmente ad un romanzo: Salvo sarebbe stato un ottimo libro di Niccolò Ammaniti. E invece si ritrova ad essere un noioso film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza.
Un killer della mafia, Salvo Mancuso, riesce a sfuggire ad un agguato e si intrufola in un appartamento per ucciderne il mandante. Ma decide, sfortunatamente per noi, di salvare la vita della sorella, Rita, una ragazza cieca che da questo incontro sembra miracolosamente riacquistare la vista. Da quel momento Salvo si prende cura di Rita, per un desiderio di redenzione (?), per la sua vera indole (?) che è quella di essere il classico stereotipato assassino che però ha il cuore tenero, per provare a voler bene a qualcuno (?), molto più probabilmente per far durare il film almeno un’ora e mezza. Se Rita fosse morta entro il primo quarto d’ora, Salvo sarebbe stato un fantastico cortometraggio di denuncia, sulla violenza indistinta e gratuita della criminalità organizzata.


 

Salvo
regia
Fabio Grassadonia, Antonio Piazza
sceneggiatura Fabio Grassadonia, Antonio Piazza
con Saleh Bakri, Sara Serraiocco, Mario Pupella, Giuditta Perriera, Luigi Lo Cascio
Casa di produzione Acaba produzioni, Cristaldi Pictures, MACT Productions, Cité Films, Arte France Cinéma
distribuzione Good Films
paese Italia, Francia
colore a colori
durata 104 min.

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