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Sabato, 19 Ottobre 2013 02:00

Western palermitano

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Emma Dante, la signora del teatro, cambia il mezzo d’espressione della propria arte, ma resta fedele alle sue tematiche preferite: il sentimento ambivalente per la terra d’origine, Palermo; la famiglia con i suoi ruoli gerarchici prestabiliti e chiaramente maschilisti e il frustrante ruolo delle donne al suo interno.

Due donne, vittime e protagoniste di questa storia, si incontrano e scontrano all’apice di una propria disperazione, ognuna determinata a scegliere quello come momento per affrontare il proprio destino e disposta a farlo come dinanzi a una resa dei conti. Un duello alla Sergio Leone ma che a tratti ricorda le opere di Bill Viola per la potenza drammatica dei primi piani nei quali riesci a sentire il cuore che batte nelle tempie e il pathos nel respiro; due macchine che si fronteggiano in una strada, Via Castellana Bandiera, una delle tante strade che rappresentano le contraddizioni di una società (strade giuridicamente percorribili in entrambe le direzioni di marcia ma che di fatto consentono il passaggio di una sola delle due).
Samira (Elena Cotta, premiata a Venezia con la Coppa Volpi) alla guida di una Punto, è un’anziana donna albanese che ha da poco perso la figlia, morta di cancro, e che deve far convivere questo dolore con la rabbia nei confronti del genero e della di lui famiglia che la sfrutta. Rosa (Emma Dante) nella sua Multipla, è una figlia in conflitto con la madre e con la città, Palermo (questa ambiguità di sentimenti, nei confronti della sua città, la Dante l’ha sempre manifestata nei suoi lavori teatrali e rappresenta un conflitto costante e irrisolto) e allo stesso tempo sta affrontando una crisi di coppia con la compagna (Alba Rohrwacher).
Questo film è stato definito un western moderno di sole donne: c’è la polvere; ci sono gli sguardi truci che non si abbassano; gli spettatori, perlopiù maschili, scommettono e si azzuffano. Ma in qualcosa siamo molto lontani dal western dove siamo abituati a vedere duelli da mezzogiorno di fuoco in cui ad affrontarsi e a farne una questione di vita o di morte sono i due rivali, i due nemici (il protagonista, buono e bello, concepito in modo da indurre lo spettatore ad identificarsi con lui, e l’altro, il brutto e cattivo che il regista c’ha fatto ben capire in svariati modi e senza equivoci che se l’è cercata ed ha fatto di tutto affinché il nostro eroico e buono protagonista decidesse di occuparsi personalmente della sua sofferenza e noi siamo lì che non vediamo l’ora che giustizia venga fatta e il suo sangue sprizzi da tutte le parti e le sue frattaglie vengano sparpagliate in giro): in questo film, entrambe le donne non vedono nell’altra una rivale, la sfida che affrontano in realtà è nei confronti di un nemico comune, il sistema che ‘regola’ quella terra che non conosce legge e giustizia e che ha fatto allontanare la seconda e sfruttato la prima. In un’altra vita Samira e Rosa avrebbero potuto essere amiche o la madre che una avrebbe desiderato avere e la figlia che l’altra ha perso per sempre, ma si sono incontrate nel momento e nel luogo sbagliato e, quindi, questa vicinanza di intenti è una consapevolezza che si svelerà solo allo spettatore; al contrario, alle protagoniste resterà oscura come il sentimento che le scaglierà l’una contro l’altra.
Arriva la notte e le due donne non cedono e resistono alla fame, al sonno e alla sete, poi un giorno nuovo, quello decisivo, che stabilirà vincitori e vinti, e forse entrambe, anche se in modi radicalmente opposti, porteranno a casa la loro piccola vendetta nei confronti del sistema.
Gli ultimi minuti di immagini e musica potrebbero essere benissimo ritagliati e collocati in un museo. Esagero? Sono certa che se venissero clandestinamente inseriti tra le installazioni visive in una mostra di Bill Viola, nessuno avrebbe sospetti sulla paternità dell'opera.

 

Via Castellana Bandiera
regia
Emma Dante
soggetto Emma Dante
sceneggiatura Emma Dante e Giorgio Vasta
con Emma Dante, Elena Cotta, Alba Rohrwacher
distribuzione Cinecittà Luce
paese Italia
colore a colori
anno 2013
durata
90 min.

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