“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Giovedì, 03 Ottobre 2013 02:00

Adiòs Gringo! Storia di una cicatrice western

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Sguardo magnetico, fisico scultoreo, affascinante a mai sopra le righe, fuori e dentro il set: Giuliano Gemma, classe 1938, è stato uno degli attori, forse l’unico, in Italia a dare volto, voce e corpo ad un dei generi più in voga negli anni Sessanta, lo spaghetti-western.
La concorrenza era spietata: il nostro Giuliano Gemma doveva vedersela con la coppia Leone/Eastwood che aveva realizzato proprio poco prima de Una pistola per Ringo con Montgomery Wood, alias Giuliano Gemma appunto, il famoso Per un pugno di dollari. Una competizione che però Gemma non subì molto e non scalfì la sua bravura e popolarità: alla fine degli anni Sessanta il suo nome era una garanzia di qualità e riuscita al botteghino.

Un attore a metà tra Clint Eastwood e Kirk Douglas, suo vero modello di riferimento, con un fascino alla James Dean e del quale ha purtroppo emulato la tragica fine. Morto in un incidente stradale avvenuto a Cerveteri, mentre era in viaggio per partecipare ad una serata tra amici.
Cosa ci lascia all’indomani della sua prematura scomparsa?
Inizia la sua carriera giovanissimo, figlio di un segretario di produzione, bazzica negli studios di Cinecittà già a quindici anni; esordisce a soli vent’anni con un maestro come Dino Risi in Venezia, la luna e tu e viene notato da Hollywood: William Wyler lo sceglie come stuntman nel film che sta realizzando, Ben Hur. Di lì a poco sarebbero seguiti ruoli come ne Il gattopardo di Luchino Visconti fino all’incontro con Duccio Tessari che lo vuole come protagonista nella parte di Krios in Arrivano i titani, pellicola di grandissimo successo commerciale anche all'estero che tratta con ironia il genere mitologico.
Da quel momento in poi è l’ascesa al successo e la nascita di un sodalizio che lo porterà a girare film memorabili come Una pistola per Ringo (1965), Il ritorno di Ringo (1965), Kiss kiss… Bang Bang (1967). Giuliano Gemma legherà il suo volto al ruolo dell'eroe in moltissimi generi cinematografici: il comico-parodistico, la spy story, la gangster-story, ma soprattutto lo spaghetti-western, dove lavorerà sotto lo pseudonimo di Montgomery Wood, unito in maniera indimenticabile al personaggio di Ringo e dando vita ad uno dei personaggi più amati dai cultori del genere western in fumetti, Tex Willer, nel 1985.
Il suo fisico marmoreo, la bellezza, la sua passione per lo sport che l’ha portato a praticare tennis, nuoto e la sua amata boxe, lo ha facilitato a diventare un sex symbol tra il pubblico femminile: siamo negli anni Settanta quando arrivano film come Quando le donne avevano la coda e Il maschio ruspante.
Il suo rapporto con le donne e le colleghe era come lui, elegante e discreto: non ha fatto mai mistero di apprezzare su tutte Stefania Sandrelli e Claudia Cardinale ma ha sempre mantenuto una riservatezza sulle sue (sicuramente molte) conquiste: “La qualità delle storie è più importante del numero”, aveva detto in una dichiarazione.
All’apice del successo arriva anche un riconoscimento importante per la sua carriera: vince nel 1976 il David di Donatello per Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini.
La carriera di Giuliano Gemma è una carriera difficile da replicare perché d’altri tempi, lui era un uomo d’altri tempi: come si suol dire uno di quegli uomini tutti d’un pezzo. Fino alla fine ha lavorato in tv per molte fiction e ha condotto una vita sempre molto riservata proteggendo la sua privacy.
Gemma è stato il protagonista di un genere (e non solo) che ha fatto grande il nostro cinema nel mondo: basti pensare alla passione smisurata che Quentin Tarantino ha per il western 'made in Italy', passione resa tangibile dal suo ultimo film Django Unchained; Giuliano Gemma è stato un protagonista silenzioso ma incisivo nel firmamento cinematografico italiano, proprio come i protagonisti dei suoi film che ti freddavano con il solo sguardo prima del colpo di pistola.
Forse le nuove generazioni non sanno chi è stato Montgomery Wood, piuttosto che Ringo o Krios e non conoscono Giuliano Gemma se non per sentito dire. Eppure, voglio essere ottimista e pensare che c’è chi, come me, da bambino o poco più, aspettava con ansia di vedere questo cowboy in azione, un cowboy molto più eloquente del 'cugino' americano Eastwood, diciamocelo, e che per questo riesce forse a creare più empatia con il pubblico.
La prima volta che vidi Giuliano Gemma fu però in Angelica, un film di Bernard Borderie del 1964 dove lui aveva un ruolo minore ma fu subito amore tra me e la sua cicatrice: ero innamorata persa di quel dettaglio che dava personalità al suo volto. Ancora bambino, Gemma rimase coinvolto nell'esplosione di un ordigno militare trovato mentre giocava in un prato. Lo scoppio accidentale gli provocherà una ferita sullo zigomo sinistro, visibile anche in età più avanzata nella quale è racchiusa tutta la sua anima di uomo duro, vissuto, che non ha paura di premere il grilletto.
Adiòs pistolero per bene.

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