“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Mercoledì, 12 Maggio 2021 00:00

“Tolo Tolo” in mezzo al mare

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Al film di Zalone che rompe gli indugi schierandosi politicamente sul tema spinoso e cruciale dell’attualità politico-sociale europea pre-Covid va il David per la miglior canzone e il già assegnato David dello spettatore, che lo premia nell’incasso ma non nell’indice di gradimento.

È davvero una meravigliosa combinazione che il David per la miglior canzone, assegnato a Immigrato escritta da Luca Medici per Tolo Tolo, si sposi con la dedica fatta dai produttori Nicola Serra e Carlo Degli Esposti che con la regia di Giorgio Diritti hanno vinto il David per il miglior film con Volevo nascondermi, film sulla vita di Antonio Ligabue, dedicandolo ai mendicanti e agli immigrati sbarcati ieri a Lampedusa, custodi del più grande tesoro dell’umanità: l’arte, che nasce solo dalle privazioni e dalla sofferenza oltre che dal talento.
Ritorna dunque all’attenzione dei media Tolo Tolo, fresco vincitore del David per la miglior canzone insieme – ironia della sorte − al David dello spettatore, premio introdotto nel 2019 che Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell'Accademia del Cinema Italiano − Premi David di Donatello, descrive come riconoscimento proteso a promuovere il merito e ad esprimere il ringraziamento da parte dell'Accademia alle opere di tutti gli autori che hanno reso possibile il successo industriale dell’intera filiera cinematografica. Nello specifico Tolo Tolo si è piazzato in prima posizione per numero di ingressi paganti tra i titoli distribuiti in sala entro il 28 febbraio 2021, con un totale di 6.674.622 spettatori per un incasso di circa quarantasei milioni di euro.
“La bellezza salverà il mondo”. Questa, una delle tante citazioni del film, con cui l’Idiota zaloniano introduce il suo personaggio protagonista di Tolo Tolo, che re-infrangendo il record d’incassi nel giorno d’uscita, si è consacrato uno degli attori comici che ha più incassato anche all’estero, facendo arrivare il suo box office a quasi duecento milioni di euro in tutta la sua carriera. Soglia dettata solo dal limite territoriale della lingua, basti pensare che Adam Sandler con i suoi film ha fatto guadagnare oltre due miliardi di dollari nel mondo.
Si è tanto parlato di questo film, e il David dello spettatore lo premia nell’incasso ma non nell’indice di gradimento, perché è il film più politico che ha realizzato Checco. Il suo essere bipartisan questa volta lo ha visto schierarsi apertamente in favore di una tematica politico-sociale molto delicata spaccando il pubblico, abituato a ridere sugli italiani ma non ad essere deriso come italiota.
Se si spogliano della veste comica, i film di Zalone sono ciò che resta è una tragedia. La tragedia del nostro presente. La tragedia dell’essere italiani. La tragedia del vivere in Italia. Con Sole a catinelle ad esempio, escludendo Zalone, rimane un soggetto che descrive il dramma del mercato del lavoro, della “crisi”, e il dramma di un bambino che si trova i genitori separati a causa di ciò. Con Tolo Tolo fa lo stesso. Dopo quattro anni dall’uscita di Quo vado?, insieme a Virzì, sviluppa una sceneggiatura che descrive il tema principe della speculazione politica contemporanea pre-Covid, l’immigrazione, dando vita a un personaggio che non vuol smettere di sognare e che dopo uno sciagurato investimento si trova costretto a scappare in Africa.
Iniziamo dal titolo, Tolo Tolo vuol dire “Solo Solo”. Sono le parole che ripete un bambino africano, Doudou, mentre Checco gli sta insegnando a nuotare in mare. Un titolo metaforicamente potentissimo, e vien da chiedersi se sia venuto in mente a Virzì o a Zalone. La metafora del sopravvivere nel mare dell’indifferenza, dell’odio, dell’intolleranza razziale. Solo. Con tutti contro.
Zalone lungo questo suo viaggio in Africa diviene amico di un ragazzo kenyano che sogna di fare il regista in Italia, e omaggia il cinema neorealista e Pasolini, mostrando qualche istante del film Mamma Roma, anche se forse sarebbe stato più appropriato scegliere di mostrare allo spettatore italiota una scena del cortometraggio La ricotta del 1963, in cui Orson Wells risponde a delle domande sugli italiani affermando: “Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa. [...]. Lei è un uomo medio: un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista. Lei non esiste”. Forse oggi al posto di qualunquista avrebbe preferito populista.
Ma in Tolo Tolo emerge anche un altro aggettivo, molto in voga nel dibattito pubblico: fascista. Zalone decide di irridere tutti quegli italiani che, consapevoli o non, esprimono la loro opinione inneggiando a ideali, valori e principi risalenti a un surrogato, spesso senza attinenza storica, di quella che fu la politica del Duce. Prendiamo ad esempio la canzone premiata col David che fa: Immigrato... quanti spiccioli che t’ho già dato, può divenire la frase di apertura per tutti quei discorsi sugl’immigrati non sono razzista ma... ma perché gli dobbiamo pagare la giornata con i soldi nostri? Questa la domanda suprema. Nel film critica senza mezze misure (finalmente) la becera frase prima gli italiani. Se gli italiani sapessero che quei soldi sono spiccioli (per metà provenienti dal programma europeo Fami, quattrocento milioni) in confronto a tutta la spesa pubblica, gli sperperi e le ruberie del denaro pubblico forse si indignerebbero diversamente (?).
La problematica dell’immigrazione e del relativo comportamento da parte dei cittadini europei era stata già brillantemente esposta in maniera sintetica e precisa nel film La crisi, piccolo gioiello della talentuosa regista Coline Serreau. Premiata con il César alla miglior sceneggiatura nel 1992, l’opera mescolava humour e tragedia, riuscendo a descrivere la crisi del nostro tempo, tra drammi individuali e piaghe sociali, attraverso personaggi esilaranti e dialoghi disarmanti, con cui non restava che prendere atto del fatto che sciogliere i nodi problematici della convivenza con gli immigrati nei quartieri di periferia era ed è davvero un’impresa gordiana.
Ma Zalone e Virzì nell’affrontare questo tema ne hanno per tutti. Criticano anche i piccolo borghesi moralisti che hanno tutto e speculano sul problema umanitario con battute sulle vere ricchezze della vita. Creano un binario narrativo che espone le due tragedie, quella appunto dell’immigrazione e quella dell’essere italiani con battute sulla problematica del fisco e dell’economia. Si sottolinea come gli italiani pensino ai beni accessori in primis come l’abbigliamento o ad una miracolosa, e per questo indispensabile, crema anti-age platinum. La crema sarà l'unica cosa che resterà nel mare dopo il salvataggio di Checco e degli altri migranti. Si salva l’essenziale, facendo vivere in prima persona il viaggio della speranza nel deserto allo spettatore, inserendo anche un leggero accenno ai lager libici.
Viene descritta l’esilarante impasse europea per la questione della distribuzione su base volontaria dei migranti, e ci ricorda che non sono animali ma uomini, e la grottesca redistribuzione al chilo fa capire quanto sia stupida la legge fatta in Europa.
Nel finale viene mostrato il Festival delle Contaminazioni, dove si respira l’unica boccata di normalità, anzi di umanità, di tutto il film, in cui il piccolo Doudou ritrova il padre e chiede in maniera ingenua chi li abbia fatti nascere africani, Zalone in stile Mary Poppins risponde cantando: è stata la cicogna, per accomunare tutti i bambini del mondo. Questa domanda riporta alla memoria il quesito che fu chiesto all’autore del libro Armi, acciaio e malattie, un testo che dovrebbero distribuire nelle scuole, sul perché della diversità tra i popoli e le società del mondo.
Le musiche e i testi sono frutto dell’ingegno e dell’estro di Luca Medici, il quale in un’intervista ha affermato che le ha scritte perché fossero comprese anche dalle sue figlie, specialmente dalla più piccola di quattro anni, Greta. Viene da pensare che tutto il film in realtà non sia stato realizzato per gli italiani, ma per i bambini degli italiani, gli unici che forse potranno ancora essere sensibilizzati, salvandosi dai pregiudizi e dagli stereotipi del nostro tempo.





Tolo Tolo
regia Checco Zalone
soggetto Checco Zalone, Paolo Virzì
sceneggiatura Luca Medici, Paolo Virzì
con Checco Zalone, Souleymane Sylla, Manda Touré, Nassor Said Birya, Alexis Michalik, Arianna Scommegna, Antonella Attili, Gianni D’Addario, Nicola Nocella, Sara Putignano, Diletta Acquaviva, Maurizio Bousso, Barbara Bouchet, Nicola Di Bari, Massimo Giletti, Enrico Mentana, Nichi Vendola
fotografia Fabio Zamarion
montaggio Pietro Morana
musiche Luca Medici (in collaborazione con Antonio Iammarino, Giuseppe Saponari)
produttore Pietro Valsecchi
produzione Medusa Film, Taodue Film
distribuzione Medusa Film
paese Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 2020
durata 90 min.

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