“Il tentativo del poeta di rendersi invisibile; seduto in mezzo agli altri, d’un tratto vola via”

Ernesto Tatafiore

Lunedì, 22 Marzo 2021 00:00

“Zack Snyder’s Justice League”: The Snyder Cut

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Dal 18 marzo è finalmente disponibile in streaming in Italia (su Sky Cinema Uno e Now Tv) un film che è entrato di diritto nella storia e nella mitologia di quella grande saga che è il Cinema: The Snyder Cut, la director’s cut di Justice League, o meglio Zack Snyder’s Justice League.
Prima però, è doverosa una premessa, quasi una “origin story”.

Zack Snyder’s Justice League non è solo un film, ma un’esperienza. La storia della sua nascita, della sua morte e della sua resurrezione segue quasi parallelamente il destino di uno dei suoi personaggi principali, l’ultimo figlio di Krypton, il messia fumettistico per antonomasia, il re di tutti i supereroi e portavoce principale degli archetipi semidivini dei quali i personaggi di queste avventure hanno dovuto portarne il carico più o meno dall’inizio del 1900, quando due ragazzi ebrei, Siegel e Shuster, crearono Superman.
Metafora non dell’uomo goffo (il Clark Kent di Christopher Reeve), ma dell’uomo comune che, in preda alla disperazione, alla povertà, alla crisi e parte di una società vittima di svariati pregiudizi e contraddizioni, decide di usare la sua vera identità per elevarsi dagli inganni insiti nella natura umana, scegliersi un futuro migliore, battersi per le cause giuste rivestendosi di buon cuore e di speranza. Sì, perché ricordando le parole di David Carradine nel finale di Kill Bill vol. 2: “Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman”.
L'uomo comune che accetta il proprio retaggio, il suo passato, lo “Spirito Santo”, si fa uomo nel presente, la sua scelta, il “Figlio” e vola alto, nel futuro, diventando il suo stesso superuomo, “Dio”.
Proprio come la Snyder Cut.
Dopo i seppur buoni risultati di Batman vs Superman del 2015 ma che non trovarono consensi nel pubblico generalista e nella critica, troppo anestetizzata dal filone decisamente pop della Marvel che invece continuava a guadagnare cifre stratosferiche al botteghino, la Warner Bros aveva deciso di lasciarsi alle spalle la seria autorialità di Snyder, chiamando il regista dei primi due Avengers, Joss Whedon, a collaborare nella stesura di una sceneggiatura più sintetica, allegra e spensierata in modo da raggiungere la concorrenza.
Whedon prese man mano in pugno la situazione, ottenendo di rigirare e cambiare scene già girate dal regista, che oltre a sentirsi tradito e derubato della fiducia e della serenità necessaria a potersi concentrare sul progetto, dovette subire la perdita di sua figlia, Autumn, scomparsa prematuramente, alla cui memoria il film è dedicato.
La pressione era troppa, il dolore insopportabile. Zack lascia il progetto.
Il film di Justice League del 2017, accreditato per motivi contrattuali al regista Zack Snyder, è più che altro una accozzaglia brutalmente raffazzonata del suo girato originale (con l’aggiunta di sequenze ulteriori e scenette dal dubbio gusto estetico e narrativo) che difficilmente può essere considerato film. La critica lo boccia, il pubblico lo detesta, il botteghino è spietato. La Josstice League, come sarebbe poi passata alla storia, fu un monumentale flop.
Passa un po’ di tempo, e Snyder rilascia tracce del suo girato, completamente diverso da ciò che si è visto in sala. I figli del web assaggiano, si convincono di essere stati derubati dalla Warner di un film originariamente sentito e scritto col cuore e pieno di tutte quelle belle cose che hanno sempre sperato di vedere dai personaggi DC Comics su pellicola.
Il mondo si divide in due. Chi nega, chi ha fiducia. “Il dio è morto” recita Lex Luthor, “e l’hanno sentito, là, tra le stelle”.
Non c’è alcuna Snyder Cut.
I fan firmano petizioni, fanno gruppo, chiedono a gran voce il vero progetto, volano addirittura aerei con striscioni “Release the Snyder Cut”.
Zack come Superman emerge finalmente dalla “morte”, convince tutti del contrario, ottiene la possibilità di completare e rifinire il suo film con un budget di settanta milioni di dollari circa. Ottiene anche completa libertà creativa e già che c’è aggiunge qualcosina e il film viene raffinato senza alcun taglio e presentato nella sua colossale durata di quattro ore.
Il film si farà. È già fatto. Uscirà su HBO Max il 18 marzo 2021.
Il pubblico è soddisfatto, entusiasta, la critica lo promuove, la storia del cinema si è arricchita di una nuova storia.
Josstice League, il film, è diventato Justice League.
La Snyder Cut È NATA Justice League.
Il film ha molti punti di contatto con la versione del 2017, sia per la trama, rimasta invariata, sia per alcune scene in comune.
Ma le differenze sono totali.
I supereroi non sono solo super. Sono esattamente gli araldi di quelle divinità olimpiche delle quali sono i figli.
Aquaman è celebrato dai pescatori che aiuta come una sorta di Poseidone, omaggiato con dei canti nel momento in cui il non ancora re dei mari torna negli abissi dopo averli sfamati.
Wonder Woman è imparziale, fortissima, statuaria e implacabile come la giustizia, Athena.
Flash è Hermes, veloce, giocherellone, umanissimo, lo spirito della squadra.
Cyborg è al centro del film, come era fin da sempre stato nei piani del regista, novello Efesto, uomo macchina o uomo tecnologico. Un burattino senza burattinaio.
E poi c’è lui. L’unico uomo ammesso tra gli dèi: Batman, più Bruce Wayne che mai.
Batman è l’uomo che cerca di salvare il mondo chiedendo a questi esseri superiori, ma imperfetti come le divinità classiche cui fanno riferimento, di accettare le proprie imperfezioni, ritrovare la loro umanità latente e collaborare contro il male assoluto, la fine dell’umanità, perseguita dai cattivi non solo nella veste di una apocalisse tangibile, ma nella completa estinzione del libero arbitrio. L’Equazione Anti-Vita, un potere supremo e diabolico che Darkseid (tiranno creato da Jack Kirby nella metà del secolo scorso, e fonte di ispirazione per il marvelliano Thanos) brama più di ogni cosa, perfino della conquista dei mondi che assoggetta, cui relega dei sottoposti, in questo caso, Steppenwolf.
Steppenwolf è nel film ben più dell’insapore minaccia della versione uscita in sala ormai qualche anno fa. È un demone assetato di sangue, in cerca di recuperare i favori del suo signore dal quale era stato scaraventato in disgrazia, un lucifero rifiutato dal male stesso.
Il film dura quattro ore, è vero, ma sia la suddivisione in capitoli, sia il ritmo intelligentemente montato, il talento di Snyder nel creare le battaglie, ne fanno un albo a fumetti vivente, mai pesante, interessante, ben girato, con dialoghi asciutti, diretti e paradossalmente mai tendenti ad un eccessivo lirismo.
Se fosse uscito al cinema avrebbe dovuto subire dei tagli che in un paio di occasioni ne avrebbero dato una maggior fluidità, e gli effetti speciali, eccellenti nella totalità, ma deboli in qualche frangente, non lo rendono il film perfettissimo che avrebbe meritato di essere.
Quattro ore sono tante, e sono tante le emozioni, i momenti.
I protagonisti, anzi, questi dèi umanizzati, non bastano, occorre lui. Superman.
Ma “il dio è morto”, così disse Lex Luthor.
Il dio rinasce, aiutato dagli eroi.
Superman ritorna, veste il nero della consapevolezza. Non è più solo un “uomo perfetto”, non lo è mai stato. Lo sapeva suo padre adottivo, Jonathan Kent: “Sarebbe un peso enorme per chiunque, ma tu non sei uno qualunque, Clark, e devo credere che sei stato mandato qui per un motivo. Tutti questi cambiamenti che subisci un giorno lì considererai una benedizione e quel giorno dovrai fare una scelta [...]. Devi decidere che tipo di uomo vuoi diventare, perché chiunque sarà quell’uomo, è destinato a cambiare il mondo” (da: Man of Steel).
E adesso tutti lo sanno. Anche Dio può morire, e questa verità lo rende più saggio. Dà un significato alla speranza che incarna. “Tu puoi incarnare il meglio dei due mondi, Kal (El). Puoi salvarli. Puoi salvarli tutti” (Jor El, Man of Steel).
Non è un caso che Superman, in questo film una presenza tardiva, sia centrale.
Il primo Justice League non era solo il primo capitolo di una possibile saga, ma un vero anello di congiunzione tra due trilogie, diventando il terzo e conclusivo atto di nascita dell’uomo d’acciaio iniziato nel 2013 proprio con il primo film a lui dedicato.
Una vera e propria epopea, di quelle che da un po’ mancavano sul grande schermo, senza nulla togliere al “Grande Disegno Marvel”, divenuto più una lunghissima serie tv suddivisa in capitoli destinati alla sala, che un vero progetto con una sua poetica e una sua mitologia realmente rispettata da esigenze narrative e non dalle regole del business.
Senza inutili distinzioni di valore, la DC è Virgilio, la Marvel è Dante. Da sempre due facce della stessa bellissima medaglia, ma con un cuore diverso. Dove la Warner ha cercato di emulare la Marvel in modo disatroso, Sua Maestà Snyder aveva invece un rapporto viscerale con i personaggi che voleva animare nella sua visione originale e personale.
Vada come vada, la Snyder Cut ha impresso una traccia nel libro della Settima Arte.
L’eterno scontro.
L’imitazione contro la visione.
Il profitto contro la poesia.
Questa volta hanno vinto i buoni.
Il Re è tornato.





Zack Snyder’s Justice League
regia
Zack Snyder
soggetto Zack Snyder, Chris Terrio, Will Beall
sceneggiatura Chris Terrio
con Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Gal Gadot, Ray Fisher, Jason Momoa, Ezra Miller, Willem Dafoe, Jesse Eisenberg, Jeremy Irons, Diane Lane, Connie Nielsen, J.K. Simmons, Joe Manganiello, Amber Heard, Robin Wright, Jared Leto
fotografia Fabian Wagner
montaggio David Brenner, Dody Dorn
musiche Tom Holkenborg
produzione Atlas Entertainment, The Stone Quarry
distribuzione Warner Bros
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2021
durata 242 min.

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