“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Giovedì, 14 Gennaio 2021 00:00

“Unbelievable”. Storie del nostro mondo

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Stando ai dati forniti dall’organizzazione no-profit statunitense “RAINN” (Rape, Abuse & Incest National Network) in media ogni anno negli Stati Uniti si hanno oltre quattrocentomila vittime di stupro e violenza sessuale di età pari o superiore a dodici anni: un caso ogni settantatré secondi e su mille episodi – di cui solo il 23% viene denunciato – si giunge ad una condanna in soli cinque casi.

Facile immaginare la scarsa propensione delle vittime a recarsi in un posto di polizia per sporgere denuncia visto che difficilmente si giunge alla condanna del colpevole, per non parlare poi di come l’ammissione di aver subito violenza sessuale risulti difficile da affrontare in un contesto culturale che ancora sottovaluta tale tipo di abusi quando non nutre addirittura pregiudizi nei confronti delle vittime.
È bene ricordare questi dati prima di affrontare le otto puntate di Unbelievable (2019), serie televisiva distribuita da Netflix ideata e sceneggiata da Ayelet Waldman, Michael Chabon e Susannah Grant, con quest’ultima impegnata anche alla regia insieme a Lisa Cholodenko. Si tratta di un gruppo di lavoro di tutto rilievo: Susannah Grant è stata la sceneggiatrice del film Erin Brockovich (2000) diretto da Steven Soderbergh; Michael Chabon, oltre ad essere autore di romanzi – con The Amazing Adventures of Kavalier & Clay (2000) ottiene il Pulitzer per la narrativa e con The Yiddish Policemen's Union (2007) riceve il Premio Hugo –, ha lavorato alla sceneggiatura di Spider-Man 2 (2004) diretto da Sam Raimi; Ayelet Waldman è autrice delle mystery novels che compongono la serie The Mommy-Track Mysteries da cui la CBS sta derivando un adattamento televisivo; Lisa Cholodenko, oltre ad aver diretto episodi di serie televisive come Homicide (1993-1999), Six Feet Under (2001-2005) e The L Word (2004-2009), ha scritto la sceneggiatura (insieme a Stuart Blumberg) e diretto il film The Kids Are All Right (2010), presentato con successo al Sundance Film Festival e successivamente premiato con il Teddy Award, riconoscimento assegnato dal Festival internazionale del cinema di Berlino alle opere con soggetti legati a tematiche LGBT.
Tornando alla serie televisiva, questa riprende l’articolo vincitore del Premio Pulitzer An Unbelievable Story of Rape scritto nel 2015 da T. Christian Miller e Ken Armstrong per The Marshall Project e ProPublica – una no-profit newsroom che che indaga casi di abusi di potere –, da cui è derivato sia il libro A False Report: A True Story of Rape in America (2018) che uno speciale del programma radiofonico This American Life intitolato Anatomy of Doubt trasmesso nel 2016 da diverse emittenti statunitensi. Insomma si tratta di un soggetto tratto da tragici eventi reali che negli USA hanno destato vivo interesse.
Le vicende ricostruite dalla serie televisiva prendono il via dalla denuncia di aver subito uno stupro da parte dell’allora sedicenne Marie della città di Lynnwood, nello stato di Washington, nei confronti della quale gli agenti di polizia (maschi) reagiscono con scetticismo tanto da indurre la ragazza a ritrattare e a riconoscere di essersi inventata tutto. Ritirata la denuncia la giovane si trova a subire una denuncia e un processo per aver fornito false dichiarazioni che la faranno  precipitare in un incubo senza fine che le complicherà un’esistenza già di per sé difficile vissuta tra famiglie affidatarie, casa-famiglia per giovani problematici e un ambiente di lavoro ostile.
Alcuni anni dopo l’episodio di cui è vittima Marie, in Colorado le detective Karen Duvall e Grace Rasmussen, appartenenti a due diversi distretti, confrontando alcuni casi di stupro, nel sostanziale disinteresse dei colleghi maschi, giungono a risolvere le indagini dimostrando come i diversi episodi siano collegati, compreso quello avvenuto a Lynnwood su cui si è aperto il racconto.
Senza entrare ulteriormente nelle vicende narrate dalla serie, al fine di evitare spoiler, Unbelievale ha il merito di palesare non solo la superficialità con cui l’ambiente poliziesco maschile affronta i casi di stupro, ma anche lo scetticismo con cui questo guarda alle vittime che sporgono denuncia. A rinforzare tale atteggiamento, come viene ricordato dalla serie stessa, di certo contribuisce anche l’elevato numero di casi in cui gli agenti di polizia risultano coinvolti in violenze domestiche.
Una menzione particolare spetta all’ottima prova di recitazione di tutte le protagoniste; tanto quella fornita da Merritt Wever e Toni Collette, che interpretano le due detective caraterizzate da una diversa personalità, quanto, e soprattutto, quella di Kaitlyn Dever nei panni della giovane Marie. Unbelievable è insomma una serie che meriterebbe ben maggior attenzione rispetto a quella che sino ad ora ha ottenuto in Italia.





Unbelievable
ideazione e sceneggiatura
Ayelet Waldman, Michael Chabon, Susannah Grant
regia Susannah Grant, Lisa Cholodenko
con Toni Collette, Merritt Wever, Kaitlyn Dever, Danielle Macdonald
montaggio Jeffrey M. Werner, Keith Henderson
musiche Will Bates
costumi
Alonzo Wilson
produzione John Vohlers, T. Christian Miller, Ken Armstrong, Kate DiMento, Chris Leanza
produttori esecutivi Susannah Grant, Michael Chabon, Ayelet Waldman, Sarah Timberman, Carl Beverly, Katie Couric, Lisa Cholodenko, Richard Tofel, Neil Barsky, Robyn Semien
casa di produzione Timberman/Beverly Productions, CBS Television Studios, Katie Couric Media, Escapist Fare, Sage Lane Productions
distribuzione Netflix
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2019
durata 8 episodi da 43-58 min.

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