“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Sabato, 27 Giugno 2020 00:00

“La ciociara”: La conferma di De Sica e la consacrazione di Sophia

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“Io considero Vittorio De Sica il più grande regista e il più grande uomo di cinema non soltanto che abbiamo avuto noi italiani, ma in assoluto: è il più grande è il più sensibile. [...]. Non ho mai trovato una persona di cinema veramente così completa come lo era De Sica”. Quasi una dichiarazione d’amore, questo commento di Rodolfo Sonego, uno dei più grandi soggettisti e sceneggiatori del cinema italiano, su Vittorio De Sica, uno dei  migliori (se non il migliore in assoluto) dei cineasti italiani di tutti i tempi.

Avrebbe potuto godersi appieno il meritato successo seguito a Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini, film in cui figura come protagonista nei panni di un truffatore che si trasforma in eroe (la pellicola otterrà il Leone d’Oro al Festival di Venezia, ex aequo con La grande guerra di Monicelli, oltre che il David di Donatello al miglior produttore e il Nastro d’argento come miglior film); e invece il regista ciociaro, napoletano di adozione, preferì subito gettarsi a capofitto nel progetto di un lungometraggio, propostogli da Carlo Ponti.
Il soggetto del film si ispira alla trama di un popolare romanzo di Alberto Moravia, La ciociara. La pellicola, che reca lo stesso titolo del libro, viene prodotta da Carlo Ponti, sceneggiata da Cesare Zavattini e diretta da Vittorio De Sica. La protagonista è Cesira, una giovane vedova proprietaria di un modesto negozio di alimentari, che durante la guerra cerca rifugio tra i monti della Ciociaria dov’è nata. Ma il fronte, in movimento continuo lungo la penisola, si avvicina inesorabile. I tedeschi scappano verso nord, arrivano le truppe alleate e nella generale euforia Cesira decide di tornarsene a Roma insieme con la piccola figlia, Rosetta. Per lei la guerra è finita, l’incubo è passato. Durante il viaggio di ritorno verso Roma, non appena si fermano per riposare in una chiesa diroccata, ecco fulminea la tragedia. Un gruppo di soldati marocchini le aggredisce e le violenta entrambe. Il disperato dolore di Cesira è, più che per sé, per l’innocente figliola. Rosetta si rinchiude in un agghiacciante silenzio. La pellicola si chiude con la straziante battuta della Loren: “Noi ci abbiamo solo voglia de dormì”, che echeggia in un silenzio spettrale.
Inizialmente l’idea del produttore era sì quella di puntare su sua moglie Sophia Loren, ma nei panni della figlia Rosetta, e non in quelli di Cesira (la madre), ruolo che sarebbe spettato ad Anna Magnani, reduce dall’Oscar per La rosa tatuata. L’accoppiata anagraficamente ci poteva stare, perché la Loren all’epoca aveva ventisei anni, mentre la Magnani di anni ne aveva cinquantadue.
L’incontro-scontro tra le due dive sarebbe stato diretto o mediato dall’esperto De Sica. Probabilmente la storia avrebbe avuto uno sviluppo leggermente diverso, perché la Loren non sarebbe potuta passare per un’adolescente. Il progetto non si concretizzò, perché la Magnani si tirò indietro, e il ruolo di Cesira passò a Sophia Loren, mentre per Rosetta fu scelta Eleonora Brown (dell’età di undici anni).
All’epoca del film Sophia era già un’attrice di successo: dopo Miseria e nobiltà, L’oro di Napoli, Pane amore e..., film dove aveva imposto la sua prorompente bellezza, nella seconda metà degli anni Cinquanta venne apprezzata dal cinema internazionale e diretta da Stanley Kramer e Sidney Lumet. Ma la consacrazione avvenne proprio grazie a De Sica e a La ciociara, che le valse nel 1961 il premio per la migliore interpretazione al Festival di Cannes e nel 1962 l’Oscar come migliore attrice protagonista, oltre al David di Donatello e al Nastro d’argento (sempre per lo stesso motivo).
Un ruolo importante ricopre nel film Jean-Paul Belmondo, nei panni di Michele, un giovane intellettuale antifascista che si innamora Cesira e che, nonostante alcuni attriti iniziali, viene da lei ricambiato; pochi giorni prima della liberazione, Michele viene prelevato da alcuni soldati tedeschi, che necessitano di una guida per attraversare il territorio montano a loro sconosciuto. A completare il cast Carlo Ninchi, nel ruolo del padre di Michele e attori del calibro di Pupella Maggio, una contadina ciociara, Raf Vallone, un amico di famiglia (cui Cesira affida il negozio) e Andrea Checchi, il federale del paese.





Ciak si (ri)gira − Quarant’anni di cinema italiano (1945-1985)
La ciociara
regia
Vittorio De Sica
soggetto Alberto Moravia (dal romanzo omonimo)
sceneggiatu­ra Cesare Zavattini
con Sophia Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Carlo Ninchi, Raf Vallone, Pupella Maggio, Andera Checchi, Bruna Cealti, Antonella Della Porta, Franco Balducci, Luciano Pigozzi, Vincenzo Musolino, Ettore Mattia, Renato Salvatori, Mario Frera, Curt Lowens, Emma Baron, Tony Calio, Remo Galavotti, Elsa Mancini, Giuseppina Ruggeri, Luigi Terribile, Antonio Gastaldi, Carolina Carbonaro, Luciana Cortellesi
fotografia Gabòr Pogàny
montaggio Adriana Novelli
musiche Armando Trovajoli
produttore Carlo Ponti
casa di produzione Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Marceau, Cocinor, Société Générale de Cinématographie
distribuzione Titanus
paese Italia
lingua originale italiano
colore bianco e nero
anno 1960
durata 100 min.

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