“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Giovedì, 25 Giugno 2020 00:00

“Doom Patrol”: Review Patrol

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Non sono un grande fan della DC.
Tra tutti i suoi supereroi, preferisco i cattivi, il caro vecchio Joker in particolare.
Non so perché, forse perché il modo greve con cui vengono trattati di tanto in tanto mi annoia, forse nei fumetti cerco solo divertimento (derivato di divertire, allontanare la mente), e adoro troppo Deadpool per piangere sulle vicende di Bruce Wayne e dell’uomo d’acciaio.

Soprattutto, di Deadpool è lo sfondamento della quarta parete che mi fa sbarellare: il fatto che sia consapevole di essere il protagonista di un mondo immaginario e che ci sia un pubblico a leggere le sue storie mi ha sempre coinvolto e colpito. Non pensavo di trovare qualche altro supereroe o team che mi desse quella stessa spinta attrattiva.
Poi ho scoperto la Doom Patrol.
Un cervello in un barattolo di metallo, un ragazza dalle personalità multiple, un uomo posseduto da uno spirito interdimensionale, una ex star del cinema anni ‘50 che non riesce a tenersi insieme e un membro wannabe della Justice League, capitanati dallo Xavier di turno, e che vivono in una immensa magione, che a tratti è più una casa di riposo/recupero che la base operativa.
Una famiglia.
La Doom Patrol nasce nei fumetti di Bob Haney e Arnold Drake del 1963, un gruppo di metaumani non tanto emarginati per i loro pericolosi poteri, quanto per il loro aspetto.
La serie ha incontrato più o meno fortuna negli anni, venendo più volte rilanciata fino al 2016, con il vol. 6. La storia dei fumetti è lunga e complicata, complici anche i diversi fumettisti che nelle cinque decadi hanno messo mano alle storie della Patrol.
La serie tv nasce invece come spin-off della più famosa Titans, dove la Patrol è apparsa per la prima volta nel quarto episodio della prima stagione.
La serie, che trovate su Amazon Prime, mette insieme Cliff Steel, interpretato dalla crush maschile della mia vita Brendan Fraser (l’attore de La mummia, e se non sapete chi è, beh fatevi una cultura decente, maledizione), Rita Farr, interpretata da April Bowlby (Stacy in Drop Dead Diva), il tenente Larry Trainor o lo Spirito Negativo, con le sembianze (perlopiù celate da bende) di Matt Bomer (White Collar, Chuck), Joivan Wade nella parte di un giovane Vic Stone AKA Cyborg e l’ex James Bond Timothy Dalton nella parte di Niles Caulder, noto come Chief, e ultima ma non ultima Jane, interpretata da Diane Guerrero (Orange Is the New Black, Jane the Virgin).
Nello tempo di quindici episodi, la famiglia della Doom Patrol nasce dalle tragedie dei singoli personaggi: Cliff è un cervello in corpo metallico assemblato dallo stesso Chief, Rita è una ex attrice che ha ricevuto la capacità di modificare il proprio corpo in modo “elastico” durante una rovinosa ripresa in Africa. Larry è un ex tenente dell'aeronautica, che è stato “posseduto” da un essere energetico durante un volo di prova di un aereo super segreto. Cyborg è l’eroe parte uomo parte macchina nel futuro della Justice League con problemi relazionali col mondo, mentre Jane è una ragazza problematica che ha sessantaquattro personalità differenti, ciascuna con un proprio potere metaumano. Tutta l’allegra combriccola è tenuta insieme da Chief, che non può non ricordarvi Charles Xavier degli X-Men, se non fosse che Niles ha i capelli.
La storia di per sé è molto lineare: il gruppo prima non è un gruppo, poi lo diventa, affronta il cattivo di turno fino al finale di stagione, che lascia spazio a un gancio grande come un palazzo per la seconda serie, in uscita negli USA questo giugno. Quindi se non la trama, cosa dovrebbe spingervi a non perdere assolutamente questa piccola perla?
Ogni personaggio in questa serie non solo è fuori dal comune, ma è anche fuori di testa, a modo suo. Ognuno di loro ha tic, manie e ossessioni che in parte sono figlie degli avvenimenti che li hanno trasformati in quello che sono, in parte sono dettate dall’evoluzione degli eventi. In Doom Patrol viaggiamo profondamente all’interno della psiche dei nostri supereroi: poche cose sono lasciate al caso, sebbene qualche plot hole ci sia, e la sceneggiatura ci lascia esplorare tutti gli aspetti della crescita dei personaggi, che conosciamo in una situazione di stallo delle loro vite da metaumani. Fino all’arrivo di Cliff, che è una sorta di elemento destabilizzante all’interno dell’equilibrio stabilito nella Doom Mansion, le giornate trascorrevano uguali e tranquille. E dopo Cliff, c’è l’arrivo dell’antagonista, Mr. Nobody, il Signor Nessuno che fa il diavolo a quattro per trovare la sua vendetta nei confronti di Chief e coinvolge inevitabilmente i suoi protetti.
La “deliranza” dei personaggi si riflette anche sugli stessi episodi: se con le serie sui supereroi Marvel e DC precedenti, perlomeno le più famose, siamo stati abituati a cattivi con poteri sì straordinari ma nulla di al-di-fuori-dello-straordinario, in Doom Patrol dovrete un secondo ampliare la vostra capacità di lasciare fuori dalla porta la realtà e lasciarvi cullare dall’assurdità degli eventi. Ogni accadimento è costruito per lasciarvi una sensazione di wtf impressa nel cervello e al tempo stesso la poca aderenza con la realtà aiuta i personaggi ad andare a fondo nella propria psiche, spesso impantanandosi, per poi uscirne diversi e in un certo senso migliori, in relazione ai rispettivi problemi.
La crescita dei personaggi è un altro dei punti di forza della serie: l’andare così a fondo nei rispettivi problemi, dalle radici alla “risoluzione” (perché con certi demoni impari a conviverci, non puoi sempre sconfiggerli), mette in luce come i Cliff, Rita, Larry, Jane e Vic delle prime puntate non siano affatto uguali a quelli della fine della stagione, ma anzi abbiamo subito una trasformazione non indifferente, che si riflette anche nella classifica mentale che ognuno di noi fa dei suoi personaggi preferiti.
Infine, l’empatia: chi più chi meno abbiamo tutti vissuto situazioni di emarginazione, di solitudine, di incomprensione. Molti le vivono ancora oggi. E anche se foste le persone più realizzate di questa terra, non potrete non provare empatia per come i personaggi vivono e affrontano i cambiamenti delle proprie vite dettati dagli eventi. Complici anche dei personaggi secondari e ricorrenti ben studiati e posizionati nei momenti giusti (anche se forse non vedrete la loro utilità se non dopo qualche puntata o un po’ di riflessione, come nel caso del templare Kipling), le situazioni che vive la Doom Patrol sono agli estremi quelle che viviamo tutti i giorni: il bisogno di essere accettati, di trovare uno scopo, di sentirsi amati, di sconfiggere le proprie paure e soprattutto la paura del mondo lì fuori.
La sgangherata famiglia della Patrol non è tra le più affettuose, non è la più unita, non è neanche la più forte famiglia di supereroi in circolazione, ma di certo è una famiglia più di molte altre: si urlano contro, si allontanano, si riavvicinano, affrontano il male di ogni giorno assieme, fin da quando aprono gli occhi al mattino (e infatti non penso sia un caso che molte scene relative a momenti empatici inizino proprio dalle camere private di ciascuno di loro, o da quando si svegliano), per poi mandarsi a quel paese, ma restando sempre presenti gli uni per gli altri. Si scelgono ogni giorno, anche se non hanno legami di sangue, hanno costruito qualcosa di più solido, una sorta di dovere innato l’uno verso l’altro.
Un dovere, ma anche un piacere, una intricata motivazione psicologica che li spinge a tentare il tutto per tutto per salvarsi a vicenda, sia da Mr. Nobody che, e soprattutto, da loro stessi.
Lunga vita alla Doom Patrol, lunga vita alla Doom Family.





Doom Patrol (prima stagione)
ideatore Jeremy Carver
soggetto Arnold Drake, Bob Haney, Bruno Premiani (fumetto)
con Diane Guerrero, April Bowlby, Joivan Wade, Alan Tudyk, Matt Bomer, Brendan Fraser, Timothy Dalton
musiche Kevin Kiner, Clint Mansell
produttore esecutivo Jeremy Carver, Geoff Johns, Greg Berlanti, Sarah Schechter
casa di produzione Berlanti Productions, Warner Bros. Television
distribuzione in italiano Amazon Prime Video
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2019
durata 15 episodi da 44-58 min.

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