“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Sabato, 06 Giugno 2020 00:00

“Ricomincio da tre”: ventisei anni senza Troisi

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“Il rovescio fisico e morale della voce dei camorristi”: così Erri De Luca definisce il modo di parlare di Massimo Troisi. Sì, perché il suo eloquio, puntellato com’è di balbettii, infarcito com’è di pause e ripetizioni, sembra più vicino al regno del silenzio che a quello della parola. Unico, inimitabile e impareggiabile lo stile di Massimo.

Uno stile che in un primo momento si è espresso nel teatro, attraverso le performance del gruppo La smorfia (di cui facevano parte anche Lello Arena e Enzo De Caro) e che poi è esploso nel cinema, a partire dallo strepitoso debutto del 1981 con Ricomincio da tre. Ed è proprio da questo straordinario lungometraggio che partiremo per tributare il nostro omaggio a Massimo, a ventisei anni dalla sua scomparsa.
Protagonista di Ricomincio da tre, di cui Troisi è regista e interprete principale, è un giovane di nome Gaetano, che vive a San Giorgio a Cremano (NA) insieme alla famiglia e gli amici di sempre. A un certo punto il ragazzo decide che è arrivato il momento di cambiare aria, quindi parte per Firenze per raggiungere una sua zia, che da anni si è trasferita nel capoluogo toscano. Qui incontra Marta, infermiera con il vezzo della scrittura: per lei nasce un interesse ricambiato. Le giornate fiorentine di Gaetano si movimentano con l’arrivo da Napoli del suo vecchio amico, Lello.
In questo film Troisi riversa gran parte delle esperienze del teatro e della televisione, oltre a quel senso di leggerezza surreale, con cui lui solo sa affrontare temi gravi e affanni esistenziali. Pochi sanno che l’idea iniziale è quella di una commedia teatrale. L’incontro con il produttore Mauro Berardi convince Massimo del fatto che il soggetto si presta maggiormente alla realizzazione di un film. È lo stesso Berardi a incoraggiare Troisi a cimentarsi anche come regista. Il film nasce a quattro mani, per la collaborazione di Anna Pavignano, compagna di vita di Massimo per circa otto anni.
Ricomincio da tre è scritto in maniera quasi inconsapevole. È il frutto di una fusione tra un uomo, che fino a questo momento ha composto solo per il teatro e per la televisione, e una donna che si è da poco lanciata nel campo della narrativa. Anna e Massimo sanno poco o nulla di cinema, ignorano le tecniche di composizione di una sceneggiatura, sono del tutto a digiuno di regia, eppure questa storia, questo breve on the road (da Napoli a Firenze) sbanca i botteghini e spiazza la critica. Le innumerevoli battute nascono tutte dalla genialità di Troisi: le improvvisazioni di Massimo trovano poi “diritto d’asilo” su carta. La Pavignano cura nel dettaglio i discorsi tra l’impacciato e timido Gaetano e la disinvolta e disinibita Marta, che riesce a metterlo a suo agio, facendo cadere tutti i suoi tabù.
Nel suo libro Da domani mi alzo tardi, la sceneggiatrice ci fornisce ragguagli in merito: “Si partiva da un dialogo nudo, che conteneva, senza darlo a vedere, il senso del film. Una frase che lasciava intuire una storia, ma non la raccontava, e intorno nasceva il resto. Dal particolare all’universale”. 
L’elemento predominante del film è senz’altro il rapporto uomo-donna, quindi Gaetano-Marta. I ruoli, uomo e donna, sono all’antitesi della classica generazione patriarcale con l’uomo dominatore e la donna servile angelo del focolare. Marta, interpretata da Fiorenza Marchegiani, sembra travolgere il timido e impacciato Gaetano come un’onda carica di femminismo. Troisi racconta una femminilità nuova, quella che per anni è stata oppressa da una commedia cinematografica spesso misogina e maschilista. Il rapporto Gaetano-Marta è fatto di continui confronti, alcuni forse esasperati, perché si tratta di una commedia e quindi bisogna renderli divertenti.
Altro nodo del film è la pazzia. Siamo nel 1981, da poco è entrata in vigore la Legge Basaglia e Massimo è molto sensibile ai temi di attualità. Il personaggio del matto, magistralmente interpretato da Marco Messeri, è protagonista di uno spassosissimo sketch, in cui, a ben guardare, di “pazzia” ce n’è davvero poca. La follia dell’uomo consiste semplicemente in una disarmante sincerità: il matto ammette di voler essere come Gianni Agnelli o Alain Delon, e lo spettatore non può non giungere alla conclusione che, se essere folli equivale a invidiare chi è più fortunato, forse i cosiddetti normali sono ipocriti e nulla più. L’attenzione a questo argomento emerge anche da un altro episodio: quando Gaetano si imbatte nell’amico della zia, il professor Capecchi, questi gli parla di David Cooper, famoso scienziato che a quel tempo si occupava dell’antipsichiatria, teoria contrapposta alla psicoanalisi riconosciuta.
Tra i temi non poteva mancare quello dell’amicizia, che si incarna nello strano rapporto tra Gaetano e Lello (Lello Arena): difficile capire come possa Gaetano voler bene a un individuo così invadente e appiccicoso. L’impareggiabile coppia Troisi-Arena sarà riproposta quasi tre anni dopo in Scusate il ritardo, con un risultato comico forse ancora più prorompente.
Ma ve lo siete mai domandato? Se fosse ancora vivo, oggi, Troisi cosa farebbe? Credo sia impossibile rispondere. Un uomo che stava trenta, quaranta anni avanti rispetto a quelli della sua generazione forse oggi ci parlerebbe di futuro.
O semplicemente se ne starebbe zitto, come l’eduardiano zì Nicola de Le voci di dentro, a dialogare con pochi eletti a suon di petardi.








Ciak si (ri)gira − Quarant’anni di cinema italiano (1945-1985)
Ricomincio da tre
soggetto e regia
Massimo Troisi
sceneggiatu­ra Massimo Troisi, Anna Pavignano, Ottavio Jemma, Vincenzo Cerami
con Massimo Troisi, Lello Arena, Fiorenza Marchegiani, Marco Messeri, Renato Scarpa, Lino Troisi, Michele Mirabella, Cloris Brosca, Alfredo Cozzolino, Laura Nucci, Deddi Savagnone, Vincent Gentile, Maria Pagano, Luciano Crovato, Marta Bifano, Giuseppe Borrelli, Ettore Carloni, Carmine Faraco, Patrizio Rispo, Michetta Farinelli, Jeanne Mas, Giuseppe Piciccio, Giuliano Santi, Luigi Mazzullo, Pino Piccolo
fotografia Sergio D’Offizi
montaggio Antonio Siciliano
musiche Pino Daniele
produzione Fulvio Lucisano, Mauro Berardi
paese
Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 1981
durata 108 min.

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