“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Sabato, 09 Maggio 2020 00:00

“Il mostro”: il Dorelli che non ti aspetti

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Uno dei registi italiani che si è dimostrato sempre al passo coi tempi o addirittura in anticipo è Luigi Zampa. Amato poco dalla critica ma molto dal pubblico, negli anni Settanta Zampa dirada la sua attività, producendo però lungometraggi di tutto rispetto. Prima di congedarsi definitivamente con un film di scarso successo come Letti selvaggi (1979), dirige tre pellicole che rappresentano perfettamente l’affresco della società italiana durante gli anni di piombo.

Si tratta di una vera e propria trilogia che comincia con Bisturi, la mafia bianca (1973), continua con Gente di rispetto (1975) e si conclude con Il mostro (1977). Il più interessante è Il mostro, genere giallo-thriller, per realizzare il quale Zampa si avvale di una vecchia sceneggiatura di Sergio Donati, precedentemente soggettista e sceneggiatore di Sbatti il mostro in prima pagina (1972) di Marco Bellocchio.
Il protagonista è Valerio Barigozzi (interpretato da un insolito Johnny Dorelli, assolutamente all’altezza del compito affidatogli), modesto giornalista, nonché pessimo padre e marito, un uomo insomma che gode di scarsa considerazione in ambito sia familiare che professionale. Di colpo l’uomo diventa ricco e famoso grazie ai violenti ed efferati delitti di un pluri-assassino, che firma i suoi delitti con una V, facendosi chiamare il mostro: con il serial killer il giornalista riesce infatti a stabilire un dialogo. Diversi indizi, però, finiscono per fare cadere i sospetti della polizia proprio su Valerio, che viene arrestato. Durante la prigionia, il Barigozzi ha tutto il tempo per riflettere sugli avvenimenti e intuire che il mostro vive proprio a casa sua; scopre infatti che le lettere anonime sono state redatte con una macchina da scrivere appartenuta a lui in passato.
In questo film sono tutti colpevoli, nessuno escluso. Troviamo infatti un direttore di giornale ferocemente cinico che pur di arrivare a scrivere un articolo in anteprima è disposto a passare sopra il cadavere del proprio padre (Giorgio, il figlio dell’editore, interpretato da Yves Beneyton); una donna incattivita che denigra costantemente l’ex marito in presenza del figlio (Anna, moglie del Barigozzi, la bravissima Angelica Ippolito reduce da un David di Donatello come miglior attrice non protagonista per il film Oh Serafina!); un commissario di polizia (l’ottimo Orazio Orlando) che pur di chiudere le indagini e di dimostrare che la polizia non sta a guardare è disposto ad arrestare Barigozzi, pur sapendo che non può essere il colpevole; un industriale spietato che cerca di strumentalizzare gli omicidi al fine di arricchirsi (per l’occasione un superbo Renzo Palmer); una cantante disinibita che mira unicamente al successo e alla visibilità (Dina, nei cui panni c’è Sydne Rome) e che avrà una breve e fugace relazione con Valerio, prima di essere uccisa dal mostro.
Con questa pellicola Zampa, che da alcuni anni ha abbandonato la commedia all’italiana (l’ultimo lavoro ascrivibile a questo genere è Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, del 1971, interpretato da Alberto Sordi e Claudia Cardinale), riesce perfettamente a centrare il suo obiettivo, ovvero quello di dimostrare che è la società che ci circonda a generare “mostri”, che è un puro caso se ci si trova a indossare i panni della vittima o del carnefice. Difatti le persone assassinate, che apparentemente suscitano pietà, altro non sono che torbidi personaggi, un vecchio attore con tendenze pedofile, un portiere di calcio che frequenta minorenni, un avido editore di giornali, una sgarbata donna arrivista. Fanno da sfondo al film la violenza, scazzottate, disordini e scontri cruenti tra fazioni e tra una fazione e la polizia. Non mancano inoltre veri e propri atti di terrorismo: d’altro canto siamo nel 1977, un anno molto delicato per la storia italiana.





Ciak si (ri)gira − Quarant’anni di cinema intaliano (1945-1985)
Il mostro
regia
Luigi Zampa
soggetto e sceneggiatura Sergio Donati
con Johnny Dorelli, Angelica Ippolito, Sydne Rome, Enzo Santaniello, Renzo Palmer, Renato Scarpa, Orazio Orlando, Gianrico Tedeschi. Yves Beneyton, Carlo Reali, Mauro Vestri, Clara Colosimo, Vittorio Zarfati, Henning Schlüter, Franca Scagnetti, Guerrino Crivello, Valentino Simeoni, Salvatore Baccaro, Renzo Rinaldi, Carlo Demi, Giuseppe Terranova, Omero Capanna
fotografia Mario Vulpiani
montaggio Franco Fraticelli
musiche Ennio Morricone, Rita Monico
produzione Rizzoli Films
paese Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 1977
durata 94 min.

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