“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Sabato, 14 Marzo 2020 00:00

“In nome del popolo italiano”: Gassman contro Tognazzi

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“Simile, ma tutt’altro che identico a Monicelli e Comencini, Dino Risi è l’autore più interessato a cogliere e registrare a caldo, con uno sguardo disincantato, i fenomeni che hanno trasformato il paesaggio antropico, urbanistico e geografico dell’Italia e degli italiani”. Questa brevissima descrizione che il noto critico e studioso Gian Piero Brunetta, nel suo delizioso volume dedicato al cinema italiano (Guida alla storia del cinema italiano, Einaudi, 2003), fa di Risi credo costituisca l’optimum per aiutarci a comprendere l’importanza di questo regista, sempre concentrato su ritratti spregiudicati, spesso di antieroi, ma sempre al centro di contesti e situazioni di carattere universale.

Una pellicola che perfettamente si inquadra in questo teorema è In nome del popolo italiano, girato nel 1971. Anche se non all’altezza dei precedenti capolavori di Risi (Una vita difficile e Il sorpasso), questo lungometraggio si avvicina a quelli nel gusto amaramente critico, feroce e teso a individuare i molteplici mali che pesano sulla società nazionale e sulla giustizia, una giustizia di classe invecchiata e sopraffatta. Per questo nuovo lavoro, il regista milanese si serve di due tra i migliori attori del cinema italiano, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, nonché dell’abilità di Age e Scarpelli autori del soggetto e della sceneggiatura.
Mariano Bonifazi (Tognazzi), giudice integerrimo, dichiaratamente di sinistra, impegnato in questioni legate all’ambiente e all’ecologia, si trova a indagare sull’omicidio di una giovane donna. Dagli interrogatori emerge che la ragazza frequentava Lorenzo Santenocito (Gassman), ricco industriale nonché disonesto speculatore edilizio. Per Bonifazi è l’occasione giusta per fare giustizia.
Santenocito nega di conoscere la ragazza morta; per supportate la sua tesi corrompe un altro industriale che gli procura un alibi. Il giudice smantella la falsa testimonianza e incrimina Santenocito. Viene però trovato il diario della vittima che scagionerebbe definitivamente l’industriale. Il giudice distrugge la prova, deciso a processare comunque Santenocito, per lui simbolo di un’intera categoria sociale, ignobile e priva di scrupoli. A Bonifazi non preme tanto condannare l’individuo, quanto castigare in modo esemplare il degrado morale e umano dell’Italia contemporanea.
In nome del popolo italiano è un film duro, quasi spigoloso. Poco incline a concedere allo spettatore le false consolazioni di una finale roseo o quantomeno rassicurante, è certamente uno dei risultati migliori del cinema di Dino Risi. Una commedia malinconica di un’epoca, di un costume, di una società analizzata in chiave grottesca, fortemente satirica, pervasa da sinceri accenti umani, da echi drammatici e persino commoventi.
Sul Corriere mercantile del 27 dicembre 1971, il noto critico Claudio G. Fava definisce il film tra “i più vivaci fra quelli diretti in questi ultimi anni da Dino Risi [...], testo astuto e furbesco, amarognolo e, al bisogno, facilmente farsesco, e pronto a concludersi con ambigua e insieme univoca intenzione moralistica e provocatoria; con una sorta di sberleffo fin troppo palese”.
Eccellenti le interpretazioni dei due protagonisti: Gassman nei panni del cinico, saccente e presuntuoso uomo d’affari, Tognazzi in quello del freddo, determinato e incorruttibile uomo di legge. L’attore cremonese, a nostro avviso in stato di grazia assoluta al punto che, per dirla con le parole di Fava (contenute nel già citato articolo), il “prevedibile duello Tognazzi-Gassman si conclude con una chiara vittoria ai punti di Tognazzi”.





Ciak si (ri)gira − Quarant'anni di cinema italiano (1945-1985)
In nome del popolo italiano
regia
Dino Risi
soggetto e sceneggiatu­ra Age & Scarpelli
con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Ely Galleani, Yvonne Furneaux, Enrico Ragusa, Renato Baldini, Michele Cimarosa, Checco Durante, Pietro Tordi, Pietro Ceccarelli, Franco Angrisano, Simonetta Stefanelli, Paolo Paoloni, Mario Maranzana
fotografia Sandro D’Eva
musiche Carlo Rustichelli
produttore Edmondo Amati
casa di produzione International Apollo Films
distribuzione Fida Cinematografica
paese Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 1971
durata 99 min.

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