“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Lunedì, 01 Luglio 2019 00:00

PSCK19 − Intervista alla compagnia QuaLiBò

Scritto da 

Dal 2 al 5 luglio il Napoli Teatro Festival Italia ospita il Puglia Showcase Kids 2019 ovvero − per citarne il sottotitolo − “una vetrina di teatro e danza pugliese per i ragazzi". Tre spettacoli al giorno, tra il Teatro Nuovo e il Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale di Napoli; eterogeneità dell'espressione artistica; un insieme di storie differenti e la possibilità, per gli spettatori campani, di conoscere parte dell'eccellenza del nuovo teatro proveniente dalla Puglia.
Il Pickwick, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, ha deciso di anticipare e di accompagnare la presenza carnale degli attori con interviste che favoriscano la conoscenza dei teatranti che saranno di volta in volta in scena in città.



Per cominciare: raccontateci la nascita della compagnia; raccontateci la vostra storia e i vostri spettacoli e – attraverso gli spettacoli – la vostra poetica, il vostro modo di stare in scena.
La compagnia è nata nel 2002 e ci siamo occupati a trecentosessanta gradi di danza contemporanea e di ricerca sul movimento. Abbiamo sempre inteso la danza non come “ornamento” ma come significativa di per se e assolutamente più che sufficiente per comunicare la nostra visione... di (p)arte sulla contemporaneità.
Tutina e il cervo è il nostro primo lavoro specificatamente dedicato alla piccola infanzia ed è nato da una fortunata convergenza e come frutto di un percorso di formazione e professionale nell’ambito della Pedagogia artistica del movimento: la danza portata a scuola come strumento pedagogico, di crescita personale e sociale. Lo spettacolo nasce dall’osservazione e dall’esperienza diretta con il mondo della piccola infanzia.


Il teatro pugliese, in questi anni, si è caratterizzato per una costante relazione col territorio: dalle residenze “abitate” a un’attività creativa che non si è limitata alla proposta spettacolare. Che relazione avete avuto e/o avete col contesto di appartenenza?
Insistiamo sul territorio dal 2002. Formateci per lo più all’estero, abbiamo iniziato il nostro percorso creativo nel deserto più totale: la programmazione di danza contemporanea, se non era totalmente assente, mancava di freschezza e mordente. Non c’era una comunità della danza né un’abitudine ad andare a vederla. Il linguaggio da noi utilizzato, in quanto poco masticato dal pubblico locale, ha creato sin da subito delle reazioni controverse. Per questo per noi è stato necessario fin da subito essere pioniere anche nel campo della formazione specialistica, nella diffusione e nella promozione della danza contemporanea. Gradatamente, costruendo un pensiero a trecentosessanta gradi intorno alla danza, imparando sul campo, abbiamo creato una comunità della danza dove prima non c’era.
Fondamentali, a tale scopo, sono state le dieci edizioni del Festival Internazionale Visioni di (p)arte e il lavoro di programmazione e formazione all’interno della Residenza Teatrale di Ruvo di Puglia.
Il nostro lavoro è stato poi volano per altre rassegne che sono nate sul territorio regionale: quello che abbiamo creato ha dato fiducia alle successive generazioni di danzatori e dancemakers del territorio, molti dei quali hanno deciso o di tornare, o di restare a lavorare e a costruire qui.


Per più di un decennio la Puglia ha rappresentato – sul piano organizzativo, strutturale ed artistico – una “nuova frontiera” della teatralità italiana. Quali sono le condizioni attuali del sistema teatrale pugliese?
Sicuramente conosciamo maggiormente la realtà della danza più che quella della prosa. Riteniamo che ci sia una potente e vitale produzione teatrale nella nostra regione a fronte, soprattutto per quanto concerne la danza, di un non adeguato sostegno alla produzione e alla programmazione. La danza contemporanea, ancora fenomeno di nicchia, attraversa tuttavia un momento di maggiore impulso e creatività rispetto al recente passato e ai notevoli sacrifici e investimenti personali ai quali, i danzatori, sono tuttora chiamati. Fenomeno assolutamente condivisibile a livello nazionale.

è una rassegna di teatro dedicata innanzitutto agli spettatori più giovani. Ebbene: è cambiato, negli ultimi anni, il modo in cui parlare e mettersi in relazione con bambini e adolescenti? Ed è ancora accettabile la definizione “teatro ragazzi” o è più corretto dire di teatro tout public?
Crediamo che quando si lavora alla creazione di uno spettacolo sia necessario tener ben presente il pubblico a cui ci si rivolge, o meglio, sia importante interrogarsi sulla comunicabilità dell’opera. Ciò ha ancora più senso quando ci si rivolge all’infanzia, considerando che ci possono essere differenze di fruibilità tra età anche prossime. Detto ciò, uno spettacolo ben fatto, anche se destinato ai più piccoli, può essere goduto a qualsiasi età. Importante è non abbassare mai il livello della qualità e considerare il pubblico dei più piccoli capace di accettare sfide visive, immaginative e di contenuto anche complesse.


A Napoli portate Tutina e il cervo. Che spettacolo è (o che spettacoli sono)? Cosa vedremo?
Tutina e il cervo, uno spettacolo di teatro danza dedicato al pubblico dei piccolissimi (dai 2 ai 5 anni), nasce dall’incontro con Tutino, il protagonista della serie di albi illustrati editi dalla casa editrice Minibombo. È una piccola storia di scoperte, raccontata con uno stile semplice, ironico e poetico. Una narrazione danzata che gioca con il tema del piacere della scoperta e dell’incontro attraverso l’espressività corporea e il riutilizzo di oggetti di uso quotidiano. Tutina e il cervo racconta della naturale inclinazione dei bambini all’esplorazione, della curiosità che si trasforma in stupore e meraviglia, della fiducia e dell’apertura all’incontro.


Da un lato Puglia Showcase Kids prevede la coabitazione tra compagnie differenti per percorso, lessico ed esperienze – così favorendo la riconoscibilità reciproca tra chi fa teatro – e, dall’altro, consente il confronto con un pubblico extra-regionale, nuovo, inedito. Quanto è importante, dunque, una vetrina del genere in termini di maturazione ulteriore e di possibilità circuitative?
Molto, molto! Siamo contente di poter partecipare anche perché uno spettacolo non è mai realmente concluso: vive del rapporto diretto con il pubblico e con lo spazio specifico in cui accade. Inoltre il confronto con altri artisti e con gli operatori è sempre occasione di riflessione e crescita.






Puglia Showcase Kids 2019 è un progetto della Regione Puglia, ideato e realizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, finanziato nell’ambito delle FSC 2014-2020 “Interventi per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e per la promozione del patrimonio immateriale”, Progetto Sviluppo e Internazionalizzazione della Filiera Culturale e Creativa dello Spettacolo dal Vivo – Teatro Danza.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook