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Sabato, 22 Giugno 2019 00:00

PSCK19 − Intervista a Michelangelo Campanale

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Dal 2 al 5 luglio il Napoli Teatro Festival Italia ospita il Puglia Showcase Kids 2019 ovvero − per citarne il sottotitolo − “una vetrina di teatro e danza pugliese per i ragazzi". Tre spettacoli al giorno, tra il Teatro Nuovo e il Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale di Napoli; eterogeneità dell'espressione artistica; un insieme di storie differenti e la possibilità, per gli spettatori campani, di conoscere parte dell'eccellenza del nuovo teatro proveniente dalla Puglia.
Il Pickwick, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, ha deciso di anticipare e di accompagnare la presenza carnale degli attori con interviste che favoriscano la conoscenza dei teatranti che saranno di volta in volta in scena in città.



Per cominciare: raccontateci la nascita della compagnia; raccontateci la vostra storia e i vostri spettacoli e – attraverso gli spettacoli – la vostra poetica, il vostro modo di stare in scena.

La Compagnia La Luna nel Letto / Associazione Culturale Tra il dire e il fare nasce ufficialmente nel 2002 a Ruvo di Puglia, un paese a nord di Bari, dal coraggio e dalla caparbietà di un piccolo gruppo di giovani artisti e operatori che decidono di agire “contro tendenza”, rimanendo nel proprio paese di provenienza, e investendo nello stesso territorio. Col senno di poi penso che siamo stati davvero coraggiosi: la Ruvo di Puglia di quasi vent’anni fa non era certo quella in cui viviamo oggi, in un certo senso abbiamo sfidato noi stessi. Abbiamo cercato di creare una necessità all’interno della comunità, una sana esigenza di fare gruppo, di partecipare, di condividere e vivere momenti “culturali” che abbiamo realizzato davvero ovunque: luoghi di fortuna, strade, cortili.
Dal 2008 residiamo all’interno del Teatro Comunale di Ruvo, un ex polivalente “adibito” a teatro, lo abbiamo rimesso in piedi e trasformato materialmente per renderlo il più accogliente possibile e un pubblico di fedelissimi ha cominciato da subito a seguirci. L’esigenza di coinvolgere un pubblico vasto ed eterogeneo è da sempre l’obiettivo dei mie spettacoli e non a caso possiamo definirli ormai tout public, con un’attenzione speciale allo sguardo sempre attento e delicato dei più piccoli, sono loro il mio pubblico speciale.
Credo fermamente che sia giunto il momento di dare al teatro ragazzi l’importanza che merita, prendersi la responsabilità di ricostruire, di dare forma e forza ad altri linguaggi che vanno ben oltre la parola, senza escluderla. Il teatro definito “per ragazzi”, anche se personalmente non sento l’esigenza di “etichettare”, rimane ancora un mondo di grande libertà artistica ed espressiva in cui “rigore e rispetto” per i bambini debbano essere priorità assolute. Ho vinto l’Eolo Award nel 2010 con Il vecchio e il mare, nel 2018 con Biancaneve, la vera storia del Crest e nel 2019 con Cappuccetto Rosso con i danzatori della Compagnia EleinaD, questo prezioso riconoscimento mi da la conferma che sono sulla strada giusta.
Sono molto affezionato anche ad altri spettacoli che non hanno vinto l’Eolo ma hanno avuto grande visibilità anche all’estero, mi riferisco a Cinema Paradiso, ospitato a Bucarest e a Bogotà e a L’abito nuovo di Pirandello e De Filippo, ma potrei citare anche SeMino, Cenerentola. Across the Universe, La Bella Addormentata che è stato il mio primo spettacolo; ognuno di questi si porta dietro una piccola parte di poetica della Luna nel Letto, una cifra caratteristica, uno stile “visionario” per dirla con le parole di chi li ha recensiti; io riassumerei più semplicemente con due parole: curiosità ed equilibrio; l’innata curiosità mi ha spinto sempre a una continua ricerca dell’equilibrio nei linguaggi, dei dettagli, delle soluzioni sceniche, dei movimenti sul palco; gesto, corpo, parola, musica, luci, tutto concorre in parti uguali alla buona riuscita di uno spettacolo, non ho mai creato nella mia mente delle “gerarchie” particolari; ecco, sì, credo sia questa la forza mia e del mio staff: l’amore, la dedizione, la curiosità, l’onesta passione per questo lavoro.


Il teatro pugliese, in questi anni, si è caratterizzato per una costante relazione col territorio: dalle residenze “abitate” a un’attività creativa che non si è limitata alla proposta spettacolare. Che relazione avete avuto e/o avete col contesto di appartenenza?
L’Associazione Culturale Tra il dire e il fare gestisce il Teatro Comunale di Ruvo di Puglia, che dal 2008 è inserito come residenza artistica nel progetto Teatri Abitati. L’attività del teatro coinvolge attori, danzatori, organizzatori, personale tecnico e organizzativo con una percentuale molto alta di personale under 35, coinvolto nei laboratori di formazione teatrale, nelle produzioni della compagnia, nel lavoro di promozione culturale all’interno della comunità di riferimento. Non è stato facile per noi come non lo è stato per molte delle compagnie pugliesi che dal 2008, appunto con il progetto “Teatri Abitati” hanno trovato sì una “casa” ma al contempo sono state investite di ogni responsabilità: economiche, organizzative, amministrative, manutentive; non è facile gestire un teatro ma, come dicevo prima, per noi è stata l’ennesima sfida con noi stessi e con il territorio che subito ha risposto in maniera ottimale; contestualmente direi che siamo riusciti a creare la cosìdetta “rete” con i teatri dei paesi vicini e non solo, parlo di Bisceglie, di Corato; rimanendo sul territorio la cosa che più ci conforta e ci onora è l’essere riusciti a creare una rete solidissima con le scuole e con le istituzioni.


Per più di un decennio la Puglia ha rappresentato – sul piano organizzativo, strutturale ed artistico – una “nuova frontiera” della teatralità italiana. Quali sono le condizioni attuali del sistema teatrale pugliese?
Bella domanda; direi che le condizioni attuali del sistema teatrale pugliese − come in altre regioni d’Italia − non sono perfette; la Puglia gode di buona salute ma potrebbe stare molto meglio, viste le enormi risorse disponibili, in termini artistici e umani. Il vero problema di questo momento consiste nell’impossibilità di “pensare a lungo termine”, di immaginare “alto”; si riprogetta con la scadenza regolare delle legislature, poi tutto daccapo: costruire, demolire, ricostruire, ri-demolire... è diventato un rito. La regola è cambiare tutto, ma proprio tutto a ogni legislatura! Sarebbe opportuno avere umiltà e con uno sguardo lucido riuscire a mantenere in piedi tutto quello che di buono si è realizzato nella legislatura precedente, riconoscendone il valore, l’utilità e garantendo la continuità. Per noi − “la vecchia guardia” che vive e lavora in Puglia da oltre vent’anni − è molto difficile rimanere in equilibrio, figuriamoci per una compagnia “giovane”.
Auguro sinceramente alle nuove generazioni pugliesi di trovare il coraggio di resistere nel proprio territorio e cambiarlo, nel proprio piccolo, silenziosamente, con pazienza e passione.


Puglia Showcase Kids è una rassegna di teatro dedicata innanzitutto agli spettatori più giovani. Ebbene: è cambiato, negli ultimi anni, il modo in cui parlare e mettersi in relazione con bambini e adolescenti? Ed è ancora accettabile la definizione “teatro ragazzi” o è più corretto dire di teatro tout public?
Il termine tout public è certamente inflazionato negli ultimi anni ma al tempo stesso credo sia esatto utilizzarlo; il sistema teatrale italiano ci impone delle etichette. Come si fa ad inserire in un “contenitore” un prodotto fluido e spontaneo? Lo spettacolo è il risultato di un atto creativo potentissimo e inarrestabile, quando immagino la scena, i movimenti, le luci, i dialoghi, quando poi cerco di trovare l’armonia negli elementi, non mi interrogo su chi vedrà o non potrà vedere lo spettacolo e mi auguro sempre che possa vederlo il bambino di tre anni così come il nonno di novantanove; d’altra parte le tematiche sono universali, gli archetipi arrivano a toccare tutti, ciò che può cambiare è solo il livello di lettura, ovviamente.
Vedo una certa attenzione nei confronti del “teatro ragazzi”, campo di espressione libero e in continua evoluzione, ma mi auguro possa esserci sempre di più una grande e minuziosa cura; i bambini, gli adolescenti, i ragazzi, sono il pubblico più importante che esista perché rappresentano gli uomini e le donne di domani, mostrargli la verità, il bello e il brutto che esiste al contempo, porli di fronte alla possibilità di scegliere, non può che agevolare la creazione di una società futura migliore della nostra.


A Napoli portate Biancaneve, la vera storia e Cappuccetto rosso. Che spettacoli sono? Cosa vedremo?
Vedremo due Eolo Award! Biancaneve, la vera storia l’ho realizzato per il Crest, Cappuccetto Rosso insieme ai danzatori della Compagnia EleinaD, con le coreografie di Vito Cassano, per la mia Compagnia in coproduzione con Teatri di Bari e Crest.
Entrambi gli spettacoli sono caratterizzati dall’importante impianto scenico, entrambi traggono origine da due delle fiabe più celebri al mondo; le fiabe, luogo privilegiato per la ricerca drammaturgica di Katia Scarimbolo, drammaturga e direttrice organizzativa del Teatro Comunale di Ruvo.
Lo stile “visionario e immaginifico”; il linguaggio multimediale − nel caso di Cappuccetto Rosso − non parlato; i continui riferimenti al mondo del cinema, della danza, della narrazione, della pittura: tutto concorre a rendere contemporanee storie antichissime e, allo stesso tempo, consente certamente la fruizione da parte di un pubblico eterogeneo. L’incontro con i danzatori della Compagnia EleinaD ha rappresentato un momento di passaggio importantissimo; loro sono dei danzatori-acrobati bravissimi, la loro energia, la loro capacità di adattarsi perfettamente in scena mi ha permesso di lavorare con molta libertà e serenità, il rapporto con il coreografo Vito Cassano si è da subito delineato come potente e particolarmente stimolante.
Per quanto riguarda Biancaneve, la vera storia mi piace ricordare le parole di Nella Califano per Planetarium: “L’idea della fiaba come magistra vitae per questo sincera e senza veli dietro i quali nascondere ciò che non vogliamo vedere... Il teatro ‘immersivo’ di Campanale prende per mano lo sguardo dello spettatore e corre insieme a lui attraverso la storia, un galoppare mozzafiato tra grandi apparati scenografici, luci forti e cangianti che raccontano gli umori dello spettacolo e all’improvviso una musica, quando tutto rallenta o si ferma, a sottolineare momenti culminanti o gesti simbolici, come il dono mortale della mela. Adulti e bambini condividono lo stupore che arriva da questo spaesamento, da questo tuffo che coglie impreparati, finché non si ‘prende’ la temperatura dell’acqua e si nuota insieme”.
A Napoli vedremo due spettacoli capaci di tenere per mano bambini e adulti e “rapirli” emotivamente per cinquanta minuti.


Da un lato Puglia Showcase Kids prevede la coabitazione tra compagnie differenti per percorso, lessico ed esperienze – così favorendo la riconoscibilità reciproca tra chi fa teatro – e, dall’altro, consente il confronto con un pubblico extra-regionale, nuovo, inedito. Quanto è importante, dunque, una vetrina del genere in termini di maturazione ulteriore e di possibilità circuitative?
È molto importante, direi fondamentale! Chi lavora all’interno dell’affascinante − ma complicato − settore dello spettacolo dal vivo e in particolar modo del settore teatrale sa bene che il dialogo e la creazione di una “rete” sono alla base della crescita professionale e personale.
Il confronto con gli artisti, con le compagnie anche molto distanti da noi, in termini geografici e stilistici, ci ha sempre concesso di individuare delle chiavi interpretative differenti, delle poetiche “alternative”, è un po’ come parlare lingue diverse ma ritrovarsi insieme, seduti a tavola, davanti a un buon piatto e condividerlo senza necessariamente doverne riconoscere gli ingredienti. Con i colleghi pugliesi c’è sempre stato un ottimo dialogo e molta collaborazione, ci conosciamo da oltre vent’anni e insieme abbiamo vissuto le fasi alterne della politica culturale pugliese, dalle più felici alle più complesse, un bilancio non lo abbiamo ancora tracciato ma speriamo di poterlo fare presto.
Accennavo poco fa all’indispensabilità del dialogo, questo vale anche e soprattutto con il pubblico “semplice” e di operatori; il feedback alla fine di ogni messa in scena è fondamentale per capire dove lo spettacolo “arriva” (come si dice nel gergo teatrale) e dove no.
Vetrine come queste dovrebbero susseguirsi più frequentemente, intercettare pubblici alternativi e operatori, direttori artistici provenienti anche da altri Paesi europei; è una grande opportunità per la possibilità di circuitare anche all’estero; presentare il proprio lavoro attraverso delle mail o delle telefonate, attraverso le classiche proposte ha senso fino a un certo punto, l’operatore in questione avrà comunque bisogno di vedere lo spettacolo... non attraverso un video promo, avrà bisogno di percepire con tutti i suoi sensi, avrà la necessità di emozionarsi “dal vivo”.

 




Puglia Showcase Kids 2019 è un progetto della Regione Puglia, ideato e realizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, finanziato nell’ambito delle FSC 2014-2020 “Interventi per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e per la promozione del patrimonio immateriale”, Progetto Sviluppo e Internazionalizzazione della Filiera Culturale e Creativa dello Spettacolo dal Vivo – Teatro Danza.

www.pugliashowcase.it
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