“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Mercoledì, 19 Settembre 2018 00:00

Sulla pelle di Stefano (fate vedere questo film)

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Stefano non era un ragazzo speciale e la sua storia non ha nulla di più e nulla di meno di tante altre.

Come riporta nei titoli di coda Sulla mia pelle, infatti, il “caso Cucchi” è solo il centoquarantottesimo decesso avvenuto “misteriosamente” nelle carceri italiane su un totale di centosettantadue episodi simili che si sarebbero poi verificati di lì (22 ottobre 2009) alla fine dell’anno. Simone La Penna, Aldo Bianzino, Riccardo Boccaletto, Giuseppe Uva, Niki Aprile Gatti, Stefano Brunetti, Carmelo Castro, Carlo Saturno, Cristian De Cupis, Francesco Smeragliuolo, Federico Aldrovandi e Mario Scrocca sono solo alcuni dei nomi che si potrebbero fare ricordando le morti che puntualmente avvengono per sospetti pestaggi, omissioni di soccorso e istigazione al suicidio mentre imputati o detenuti sono sotto la custodia delle istituzioni carcerarie italiane. Eppure parlare ancora di Stefano è necessario perché Stefano – grazie alle battaglie della sua famiglia − è diventato il simbolo di un’Italia che sa da che parte stare e che non è disposta a tacere o a voltare lo sguardo.
Allora dire grazie a Alessio Cremonini, regista di Sulla mia pelle, è necessario perché Sulla mia pelle è un film coraggioso, essenziale, che non cede mai il passo al pietismo o alla celebrazione. E sì che realizzare una pellicola del genere era un’operazione difficile: il tema molto caldo, la vicinanza temporale ai fatti eccessiva, il rischio (elevato) di sbagliare, di eccedere o di manipolare. Ma il successo del film è ormai indiscusso: quindicimila sono le persone che lo hanno visto nei primi due giorni dalla sua uscita (12 settembre) e numerose sono state le recensioni positive, firmate dai più autorevoli critici italiani. Un film che è entrato tra l’altro a pieno diritto nella selezione dei candidati italiani all’Oscar come miglior lungometraggio in lingua straniera. Questo significa che c’è ben poco da aggiungere: tutto è già stato scritto e detto circa la straordinaria veridicità e la crudezza del racconto, circa la fedele riproduzione dei fatti basata su oltre diecimila pagine di verbale, l’imparzialità nella narrazione di ogni minimo dettaglio, la scelta di non mostrare la scena del pestaggio e la bravura magistrale di Alessandro Borghi, che non interpreta Stefano ma diventa Stefano e ne riproduce abilmente la postura, il modo di parlare, lo sguardo da ragazzaccio, la malinconia di chi è perduto. E allora cosa aggiungere?
Questo articolo non ha la presunzione di aggiungere nulla alla discussione e alla riflessione comune ma si fa semplicemente portatore di una richiesta: la richiesta di non girare le spalle, di interessarsi a ciò che avviene nel mondo, di seguire l’esempio di Ilaria Cucchi, di portare avanti battaglie sociali, di guardare questo film e di farlo vedere ai propri figli, di parlarne con amici e parenti, di proiettarlo nelle piazze e nelle scuole: senza sperare che alla fine del film Stefano si alzi da quel letto, perché Stefano non si alzerà mai più ed è questo il dramma che fa di quest'opera un cazzotto allo stomaco dal primo all’ultimo istante della sua proiezione.
Un film che fa male a tutti, ma che a tutti è necessario.

 

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
(F. De André)

 




Sulla mia pelle

regia Alessio Cremonini
soggetto Alessio Cremonini
sceneggiatura Alessio Cremonini, Lisa Nur Sultan
con Alessandro Borghi, Max Tortora, Jasmine Trinca, Milvia Marigliano, Mario Conte, Andrea Lattanzi, Orlando Cinque, Paolo Bovani, Andrea Ottavi
fotografia Matteo Cocco
musiche Mokadelic
scenografie Roberto De Angelis
montaggio Chiara Vullo
casa di produzione Cinemaundici, Lucky Red
produttore Luigi Musini, Olivia Musini, Andrea Occhipinti
distribuzione Lucky Red, Netflix
paese Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 2018
durata 100 min.

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