“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Mercoledì, 02 Maggio 2018 00:00

Il Potere logora chi lo ha

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Una pecora vagante nel giardino di una villa immensa, un traffico di corpi nudi e ingarbugliati tra loro, una donna apparentemente estranea a tutto questo che legge Saramago e che ricorda con nostalgia il passato, un uomo, un mito, ovvero Toni Servillo nei panni di colui che ha ingannato, deriso e umiliato il popolo italiano e prima di tutto se stesso, Silvio Berlusconi.
Loro 1 non è sicuramente il miglior film di Paolo Sorrentino, più vicino a La grande bellezza piuttosto che a L’uomo in più o L’amico di famiglia, ma è comunque una pellicola di serie A, con una grande fotografia, una sceneggiatura essenziale e piena di silenzi, una scenografia di livelli altissimi.

Quello che viene proposto è il racconto del periodo di decadimento della vita di Silvio Berlusconi, ovvero la stagione politica e personale compresa tra il 2006 e il 2010 (quando cioè Forza Italia non era più al governo) che fu caratterizzato dallo scandalo delle feste in Sardegna. Il film è pieno di riferimenti espliciti a fatti e persone reali, ma ci sono anche nomi di fantasia, personaggi inventanti, episodi attribuiti in maniera più o meno propria alla storia.
In attesa dell’uscita della seconda parte del film, Loro 2, che arriverà il 10 maggio, gli amanti e non di Paolo Sorrentino avranno di che ragionare circa Loro 1, attualmente nelle sale. Questo perché esiste un mondo di aspettative iniziali o pregiudizi assodati in merito al lavoro del regista napoletano che fa sì che ogni volta l’uscita di un suo film apra ampi tavoli di discussione tra coloro che lo amano incondizionatamente e coloro che lo odiano perché tanto “non è più il Sorrentino di una volta”.
Ma torniamo alla pellicola e partiamo dal titolo.
Chi sono “Loro”?
Perché un film su Silvio Berlusconi porta proprio questo titolo?
Loro sono gli altri, tutti quelli che ammaliati dal fascino del potere del leader indiscusso del centrodestra lo hanno seguito e adulato negli anni determinandone il successo.
E quanto sono importanti “Loro”?
Molto, moltissimo al punto da pensare che “Lui” senza “Loro” non sarebbe mai diventato nessuno e questo perché c’è bisogno di un gregge di pecore affinché un cane possa definirsene il pastore.
La struttura del film è realizzata nel tipico stile di Sorrentino: le immagine di lussuria, vizi e abusi affollano tutta la parte iniziale ed oltre del film e il personaggio di Silvio Berlusconi appare solo nell’ultima mezz’ora come i conoscitori più attenti di Paolo Sorrentino si sarebbero aspettati.
È quindi un viluppo di festini a base di droga, tentativi di corruzione che vanno quasi sempre a buon fine, ricatti belli e buoni, appalti truccati e uomini di facile corruttibilità: al di là delle vicende reali o verosimili narrate (lo scandalo di Bari che legò Berlusconi a Tarantini o il caso di Noemi Letizia), quella che emerge è la storia di vite umane (ma verrebbe da dire corpi) del tutto privi di sentimenti e di qualità.
Andiamo allora oltre le vicende narrate con la certezza che non siano questo il centro della storia: il fulcro è, infatti, la dimensione umana e privata del "leone" alla fine dei suoi giorni, un leone che continuerà a vivere come ahimè ben sappiamo, ma che di fatto perderà da quel momento in poi un reale peso politico. A ottant’anni si va in pensione: anche se ti chiami Silvio, anche se la tua stagione politica è durata oltre vent’anni.
È anzi proprio sulla fine dell’epoca d’oro di Berlusconi che il regista pone l’attenzione quasi con indulgenza: sappiamo bene, in quanto italiani, cosa lui abbia rappresentato per l’Italia sul piano politico, quello che quindi Paolo Sorrentino prova ad immaginare e costruire è il privato che si è nascosto dietro al pubblico quando il pubblico è crollato a pezzi e la credibilità − da sempre claudicante − ha completamente ceduto.
Fondamentale nel film è la figura dell’allora moglie di Berlusconi, Veronica Lario, interpretata divinamente dall’attrice Elena Sofia Ricci. Veronica non ha smesso di amare Silvio ma ha smesso di volergli bene, ha smesso di credere alle sue storie, di subire il fascino delle sue bugie. Veronica è stanca e non crede più a nulla di ciò che lui fa o dice, non si lascia ingannare dai suoi tentativi a volte bizzarri di riconquistarla, come quando si traveste da odalisca pur di farla ridere o cerca disperatamente di eseguire ogni suo desiderio magari regalandole un diamante, regalo a cui lei risponde chiaramente dicendo “preferivo quando mi regalavi pantofole o coperte perché sapevi che avevo freddo”.
Veronica insomma non vuole più fidarsi di lui salvo poi sciogliersi dinanzi a Fabio Concato che giunge nella loro villa in Sardegna per cantare la loro canzone, Domenica bestiale, che fa da colonna sonora al lento finale che costituisce l’immagine con cui si chiude il film.
Ci sarebbe tanto da dire sull’immagine che ne scaturisce di Berlusconi, a tratti quasi estraneo a tutto il frastuono di Loro, di quelli che lo inseguono. Ed è affascinante osservare il tentativo di umanizzazione del personaggio portato in scena da un abile Toni Servillo, attore prediletto da Sorrentino, nonché già protagonista magistrale de Il divo. Anche in quest’ultimo film si raccontava la storia di un personaggio politico meschino, il fu Giulio Andreotti, ma il racconto era più lineare e consequenziale agli eventi. In Loro, invece, Sorrentino approda come già intuibile ne La grande bellezza, a una rappresentazione surreale dei fatti, a una chiave di lettura che non tenta di comporre il quadro ma che cerca di rappresentarne la scomposizione interna, l’assurda corrispondenza dei pezzi nel caos. Già perché tutto torna, anche la storia folle di un personaggio come Berlusconi, dell’abile burattinaio capace di governare un Paese per oltre vent’anni, di realizzando leggi ad personam e soggiogando a sé un popolo intero. Ma attenzione, si ricordi bene di non considerare il suo operato come qualcosa di folle: se follia c’è stata, questa è sempre stata accompagnata da una profonda lucidità e capacità di manovra, il tutto studiato dettagliatamente a tavolino e alleggerito da uno humour poco inglese, anzi scadente, decisamente di bassa qualità.
La volontà di potenza, insomma, uccide prepotentemente qualunque vago ricordo di umanità, ammazza le relazioni personali riducendo tutto a un immenso bordello.
Forse è questo che Veronica Lario ha capito a un certo punto della sua vita ed è qui che viene alla luce la più grande sconfitta di Silvio Berlusconi, di colui che poteva avere tutto tranne che il fatto che la sua Veronica (la donna che per lui aveva abbandonato ogni velleità artistica di attrice e lo aveva affiancato per oltre vent’anni) decidesse di tornasse indietro per camminargli ancora a fianco.
Il Potere logora chi lo ha.

 


Loro 1
regia, soggetto Paolo Sorrentino
sceneggiatura Paolo Sorrentino, Umberto Contarello 
con Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuoto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tilette, Gigi Savoia, Benedetta Mazza, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano, Michela Cescon, Roberto Herlitzka, Alessia Fabiani, Chiara Iezzi
fotografia Luca Bigazzi
montaggio Cristiano Travaglioli
produzione Indigo Film, Pathé, France 2 Cinéma
distribuzione Universal Pictures Italia
paese Italia, Francia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 2018
durata 104 min.

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