“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

Lunedì, 12 Marzo 2018 00:00

“La forma dell’acqua”, un fondale di messaggi

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La forma dell’acqua di Guillermo del Toro è prima di tutto un film romantico ed un omaggio. È un film romantico perché narra di amore e amori, perché i protagonisti sono persone considerate fuori dalla norma (una donna muta, un uomo-anfibio semi-divino, un anziano disegnatore talentuoso ma escluso dal mondo del lavoro, e dal mondo di tutti i giorni, perché omosessuale). I tre personaggi potrebbero costituire tre cliché, invece del Toro unisce ad arte i fili di questa fiaba a metà tra la spy-story, il racconto fantastico, la commedia anni ’30-’40.

E qui il film diventa un omaggio: al cinema americano, prima di tutto, al tip tap e a quella spensierata età prima della Guerra Fredda, quando invece il film è ambientato (nel 1962, per la precisione). Un omaggio alle diversità, alle (presunte) subalternità, alle anomalie fisiche, alle debolezze umane e non. Sotto questo aspetto, La forma dell’acqua è un film coraggioso ed anti-sistema. E, come suggerisce il titolo, è un film senza una forma ben precisa, sia se consideriamo il genere, sia per lo sviluppo che procede su più piani. Vi sono quello dello spionaggio e della contrapposizione tra USA e URSS, il ritrovamento in Amazzonia e la successiva conduzione nella sede NASA di Baltimora dell’uomo-anfibio, l’incredibile attrazione tra la donna muta e lo strano essere, i legami affettivi tra lei e il disegnatore, il razzismo e la discriminazione perpetrati ai danni dei neri e degli omosessuali. Temi importanti, temi espressi in maniera soave e delicata, ma chiara e netta. Questi sotto-testi del film gli fanno assumere uno spessore etico e politico di tutto riguardo, non distinguibile, forse, a prima vista, perché La forma dell’acqua è un’opera molto fitta, molto densa, a dispetto dell’elemento di cui porta il titolo e che fa da scenario all’amore che nasce tra i due protagonisti. Prevalgono l’incredulità e l’attenzione per un essere “mostruoso”, per una storia d’amore assurda e tutto sommato impossibile, per la violenza e l’inumanità che la corsa per il potere esprime, per la saturazione magica dei colori, per le soavi e avvolgenti musiche che ulteriormente riempiono ogni spazio ed ogni senso. Eppure ci sono anche i meta-messaggi: il cinema vuoto, mostrato più volte, a rappresentare la crisi della cultura e di un’arte così immaginifica e rappresentativa dei periodi storici, le sottolineature del sospetto e dell'ostracismo nei confronti di chi non rispecchia fedelmente l’immaginario bianco, borghese, produttivo, “normale”.
Ci sono dei passaggi non proprio brillantissimi, in cui il film rischia di cadere nel regno della banalità, eppure, come per magia, riesce sempre, per non uscire fuor di metafora, a galleggiare. E poi le musiche di Alexandre Desplat sono davvero belle e fascinosamente “dissonanti” rispetto ai contesti, agli avvenimenti e ai colori prevalenti. Favorito per la serata degli Oscar 2018 (candidato a ben tredici statuette), il film ne ha vinti quattro: miglior film, migliore scenografia, migliore regia e migliore colonna sonora, per l’appunto. È un film che rimarrà nella storia per le vicende che narra o per una interpretazione eccezionale di un attore o di un'attrice, cosa che vale invece per Frances McDormand in Tre manifesti a Ebbing, Missouri? Probabilmente né per l'uno né per l'altro motivo, perché è una fiaba un po’ pop e un po’ dark, ma è un film molto valido per i trait d’union sapienti, sagaci, validi tra generi e tematiche descritti, per i notevoli apporti della fotografia e della musica, oltre che per la bellissima prova d’insieme di un cast di alto livello.

 

 


La forma dell’acqua (The Shape of Water)
regia
Guillermo del Toro
sceneggiatura Guillermo del Toro, Vanessa Taylor
con Sally Hawkins, Octavia Spencer, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, David Hewlett, Nigel Bennett, Nick Searcy, Martin Roach, Lauren Lee Smith, Allegra Fulton, John Kapelos, Morgan Kelly, Marvin Kaye, Wendy Lyon
fotografia Dan Laustsen
montaggio Sidney Wolinsky
musiche Alexandre Desplat
produzione Bull Productions, Fox Searchlight Pictures, TSG Entertainment, Double Dare You Productions
distribuzione
20th Century Fox
paese USA
lingua originale inglese, russo, ASL (American Sign Language)
colore a colori
anno 2017
durata 123 min.

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