“Sin da ragazzo gli piaceva disegnare navi, vascelli alberati, brigantini, e più c'erano alberi e vele e sartie più godeva, specie a tratteggiare battaglie navali, le nuvolette che fanno i cannoni quando sparano. − Mi piaceva disegnare il vento, − ha detto quasi commosso, come scoprisse qualcosa di sé che prima non sapeva. − Era un po' come disegnare la libertà, la forza. La vita”.

Emilio Salgari / Ernesto Ferrero

Mercoledì, 09 Novembre 2016 00:00

California Dreaming con Woody Allen e "Cafè Society"

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L’avevamo lasciato alla prese con Joaquin Phoenix e il suo Irrational Man e a distanza di un anno, “il più europeo” dei registi americani, Woody Allen, ci riprova a raccontare i fasti di un’epoca lontana e patinata dopo il grande successo di Midnight in Paris. Questa volta però restiamo in America, senza scomodare i grandi scrittori e pittori che animavano le notti dei boulevard parigini. Nello specifico la storia si svolge negli anni Trenta e si alterna tra New York e Los Angeles.

La contrapposizione tra queste due città diventa il pretesto per contrapporre la famiglia del protagonista, Bobby Dorfman, alias Jesse Eisenberg (The Social Network e villain nel recente Batman vs Superman: Dawn of Justice), giovane ebreo che decide di partire in cerca di fortuna per Los Angeles, patria del grande cinema, ma soprattutto terra di possibilità grazie alla promessa di un lavoro dello zio, grande produttore cinematografico interpretato da un inedito Steve Carrell, famoso per i suoi ruoli comici talvolta molto borderline. La contrapposizione tra la genuinità delle sue origini e lo sfarzo e superficialità dei rapporti umani di Los Angeles generano in Bobby un sentimento di sconforto che però avrà vita breve.
Nel luccicante mondo di Hollywood incontra Vonnie, alias Kristen Stewart, di cui si innamora iniziando una storia d’amore all’ombra della Café Society cinematografica. Proprio come nei film dei grandi maestri del cinema anni Trenta però, la storia inizia a vacillare a causa di verità taciute e strani giochi di persona nei quali Woody Allen si sente da sempre a suo agio.
Deluso dall’amore, Bobby decide di tornare a New York dove aprirà con il fratello un locale che in poco tempo diventa una piccola Hollywood e meta di pellegrinaggio di tutti i pezzi grossi del cinema e della moda. Trova nuovamente l’amore, si sposa ma qualcosa di inaspettato sta per accadere: Vonnie riappare come una star, più bella e affascinante che mai.
Il film, nella sua semplicità, riprende molti temi cari al regista: la retorica dell’ebreo intransigente e comico, il comunismo, l’equivoco, il dar vita a piccoli eroi romantici che con destrezza riescono a diventare tanti suoi piccoli alter ego. Che ci piaccia o no Woody Allen, dopo una carriera fatta di grandissimi successi, alti e bassi, riesce sempre a dare ai suoi film un allure inconfondibile che possiamo riassumere in un aggettivo: delizioso. Café Society nella sua lentezza scivola via in fretta grazie ad una comicità sottile e misurata, attori bravi e azzeccati – con un unico neo nell’interpretazione della Stewart, un po’ troppo distaccata e algida nel ruolo di oggetto del desiderio del protagonista.
La vera padrona che domina la scena è però la luce: una luce calda e ambrata che sembra abbracciare lo spettatore e accoglierlo nei luoghi e i paesaggi del film, quelli fisici come quelli onirici dove trovano spazio i pensieri e i ricordi di Bobby. Sarà che è il primo film girato in digitale del regista, sarà la fotografia di Vittorio Storaro, ma il caldo sole della California arriva dritto ad allietare gli occhi dello spettatore in sala. L’amore tra i protagonisti ben si sposa con questa luce di un tramonto morente e che si riempie di malinconia, la stessa che scuote i loro animi, li confonde e li riempie di domande.
Un Woody Allen decisamente sentimentale, essenziale, e che da poco superati gli ottant'anni, ci regala un film delizioso, visivo e che non tradisce il suo stile e i suoi archetipi. Si potrebbe muovere qualche critica, in parte fondata, sulla prevedibilità degli stereotipi, ma Allen riesce a declinare in maniera sempre diversa la sua retorica filmica, con trame collegate tra loro da un filo rosso. Woody Allena fa Woody Allen, e lo fa da oltre trent’anni, e non c’è nulla di deludente in questo se fatto in un certo modo. E poi, ammettiamolo, ogni tanto andare al cinema è anche come andare a cena da un caro amico: vogliamo sentirci a casa, non vogliamo giudicare né essere giudicati, ci aspettiamo che la cena sarà buona e che il nostro amico ci dica esattamente le parole di conforto che ci aspettiamo, ma che in fondo, sono le più giuste e quelle di cui abbiamo più bisogno in quel momento.

 

 

 

Café Society
regia. soggetto e sceneggiatura Woody Allen
con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey, Jeannie Berlin, Stephen Kunkenù
fotografia Vittorio Storaro
montaggio Alisa Lepselter
scenografia Santo Loquasto
produzione Gravier Productions
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2016
durata 96 min.

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