“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Domenica, 25 Settembre 2016 00:00

"Anomalisa", la vacuità di una vita in stop motion

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Può una pellicola del tutto priva di esseri umani spiegare cosa significhi esserlo e cosa voglia dire “sentirsi vivi”?
Michael Stone vive in un mondo di persone che non hanno caratteristiche che ne contraddistinguano l’unicità, né il volto né la voce, prestata da Tom Noonan a tutti i personaggi del film, bambini e donne comprese.

La sua vita di conferenze motivazionali per futuri customer service non lo soddisfa e nulla sembra poterlo scuotere dal velo di apatia che lo circonda, né sua moglie Donna né il viaggio che sta intraprendendo in direzione Cincinnati, all’inizio della pellicola.
Quella notte all’albergo Fregoli, però, cambia drasticamente il suo modo di vedere il mondo e con esso la sua stessa esistenza.
Il motivo di tanto scompiglio si chiama Lisa, centralinista logorroica giunta in città da Akron, che cattura la sua attenzione grazie alla sua voce dal timbro inatteso − quella dolce e femminea di Jennifer Jason Leigh − contrapposta al campionario di toni mascolini con cui il restante dei personaggi del film si esprime. Questa caratteristica diventa per Michael motivo di curiosità e di crescente desiderio, così come la cicatrice che le sfigura parte del viso e che diventa  connotato particolare in grado di renderla unica ai suoi occhi.
"Anomalisa" non è solo un soprannome affibbiato alla ragazza, ma anche il titolo del film d'animazione diretto da Duke Johnson e Charlie Kaufman, produttore e sceneggiatore di film come Eternal Sunshine of the Spotless Mind (giunto in Italia nel 2004 con il titolo Se mi lasci ti cancello) e Being John Malkovich (Essere John Malkovich, 1999).
A primo acchito, il film sembra scorrere lento e quasi ci si domanda se la trama verrà sviluppata in modo quanto meno apprezzabile, se non avvincente. Tuttavia, basta attendere una decina di minuti per entrare a piè pari in una vicenda in cui ci si sente protagonisti quasi quanto Michael stesso.
La pellicola, presentata in concorso alla 72ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e vincitrice del Leone d’argento (Gran premio della giuria a Charlie Kaufman e Duke Johnson), è stata interamente prodotta in stop motion, tecnica già nota al pubblico per film come Coraline e la porta magica, The Nightmare before Christmas e La sposa cadavere.
Questo “unlikeliest Oscar contender” è stato sviluppato in modo concreto solo dopo due settimane di necessario studio degli storyboard, ma la scelta di riprendere figure tridimensionali in silicone mosse in modo impercettibile fotogramma dopo fotogramma dalla mano umana, al fine di creare una lunga serie di fotogrammi da montare in sequenza rapida, risponde al proposito dello sceneggiatore di produrre un’opera originale e innovativa. Un lavoro durissimo, se si considera che spesso in un giorno di lavoro si otteneva un numero di poco maggiore ad una decina di frames.
Nulla nel film è casuale: il nome stesso dell’hotel, Fregoli, riprende l’omonimo trasformista italiano noto per la capacità di cambiarsi d’abito in scena in pochi secondi, ma ad un occhio più attento è chiara l’allusione alla rara malattia psichiatrica (detta appunto “fregolismo”) da cui l’uomo era affetto.
“Siamo tutti qui per lei, come fossimo una sola persona”, afferma il direttore dell’hotel, quasi ad esplicitare i sintomi deliranti e illusori della patologia, in grado di convincere il paziente di essere perseguitato da una singola persona che egli ritrova nei volti di coloro che lo circondano, che nel suo immaginario si camuffano per nascondere la loro vera identità. È lui stesso, parlando con la sua vecchia amante Bella, a definirsi “affetto da problemi psicologici” che lo portano a scappare da tutto, al fine di spiegare il suo improvviso allontanamento da lei anni prima.
Per l’intera durata del film si tenta di capire se Lisa riuscirà a salvarlo dalla monotonia o sarà solo la parentesi di una notte di un uomo stanco della sua vita ma incapace di uscirne.
Uno spaccato di umanità contemporanea racchiuso in materiali plastici, che sanno adattarsi alla forma conferitagli in ventiquattro ore, il tempo di una giornata. Il tempo bastato a Michael per innamorarsi di Lisa e dell’assaggio di vita ricevuto.
Un film destinato a diventare un cult dei giorni nostri? Non possiamo saperlo. Ciò che ben sappiamo, però, è che ognuno di noi può riconoscersi, a suo modo, in questo paradigma di tipo umano.
“Tu chi sei? Chi siamo tutti? Chi può rispondere a questa domanda?”.

 

 

 

Anomalisa
regia
Charlie Kaufman, Duke Johnson
sceneggiatura Charlie Kaufman
con (le voci di) David Thewlis, Jennifer Jason Leigh, Tom Noonan
storyboard David D. Au, Pat Keegan, Lee-Roy Lahey
fotografia Joe Passarelli
animatori Tucker Barrie
produzione Charlie Kaufman, Duke Johnson
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2015
durata 90 min.

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