“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Martedì, 02 Febbraio 2016 00:00

"Revenant", vendetta stra-ordinaria

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Una piccola idea di Revenant il pubblico più dolcemente ingenuo alla Amélie Poulain se la riesce a fare già girando gli occhi in sala: un manto folto composto prevalentemente da più o meno giovani maschi in attesa di vedere un film virile, e in effetti, Revenat – Redivivo, ultimo film di Alejandro González Iñárritu, è anche un film molto “maschio”, ma non nel senso più comune del termine.

Siamo nel gelido North Dakota, anni Venti del diciannovesimo secolo.
Le vicende di soldati, esploratori e cacciatori di pelli si intrecciano con quelle degli indiani del posto dando vita ad un inseguimento e uno scontro lungo quasi centosessanta minuti. Glass – interpretato da Leonardo Di Caprio – è l'uomo che meglio di tutti i suoi compagni di spedizione conosce la terra impervia in cui si sono inoltrati ed è suo compito riportare la compagnia al forte, ma quello che preme di più proteggere è suo figlio, un ragazzo nato da madre indiana. Durante uno scontro con con un grizzly, un orso bruno dalla mole imponente, Glass è praticamente in fin di vita diventando un peso per il resto del gruppo che si divide in due tra chi lo vorrebbe abbandonare alla morte e chi crede che debba proseguire il cammino insieme agli altri. Il più arrogante della compagnia, Fitzgerald – interpretato da Tom Hardy – si offre di restare con Glass per dargli sepoltura, ma lo tradisce orribilmente abbandonandolo e uccidendo suo figlio proprio sotto i suoi occhi.
Da questo momento in poi, che costituisce uno dei momenti più forti dell’intero film, oltre a cambiare l’atteggiamento del protagonista, deciso a guarire in tutti i modi per vendicarsi, cambia anche qualcosa nel film e nell’interpretazione di Leonardo Di Caprio in un crescendo che tiene incollato lo spettatore fino alla fine del film in un epilogo – che non svelerò, tranquilli – catartico e avvincente.
È forse la prima volta che mi trovo a tentare di descrivere un film la cui atmosfera la si può percepire solo guardandolo, guardando gli splendidi paesaggi innevati esplorati dai protagonisti e la luce del sole immortalata nel suo sorgere e tramontare. Uscendo dalla sala ho pensato ad una frase che ho sentito spesso pronunciare nella mia vita: “Non è importante fare cose eccezionali, ma rendere straordinarie le cose ordinarie”; ecco, Revenant è il tentativo riuscito di rendere straordinaria una storia assolutamente ordinaria. Semplificando la pellicola, certo non è altro che la storia di un padre che si vendica, ma Iñárritu è andato dritto al cuore della faccenda realizzando un film essenziale, naturale e naturalistico, creando un personaggio, Glass, a metà strada tra il misticismo indiano e lo spirito vendicativo occidentale: evocativi i momenti di flashblack, i silenzi del protagonista, i sospiri e gli sguardi.
Per la prima volta Leonardo Di Caprio ha dovuto affidarsi totalmente all’espressività del suo volto in un film scarno anche di sceneggiatura e parole superflue: una prova d’attore anche fisica in cui l’attore ha dovuto combattere con freddo e bronchite e ore e ore di trucco. Eviterò di parlare dell’altro protagonista del film, l’orso grizzly, evitando anche di addentrarmi nel toto Oscar che vedrebbe l’orsetto bruno in vantaggio su Leo, limitandomi a considerare che dopo il Golden Globe vinto, stavolta credo sarà davvero il suo anno: Di Caprio è riuscito a dare essenza e corpo ad un uomo errante, in bilico tra vita e morte, vendetta ed espiazione.
Esistono film elevati dagli attori che ne sono protagonisti, esistono poi attori valorizzati dal film o dal regista che costruisce attorno a loro la storia: Revenant è l’esempio perfetto di quando performance attoriale e film corrono sullo stesso binario dando vita a qualcosa che rasenta la perfezione.
Dove c’è un protagonista che cerca vendetta, c’è sempre qualcuno che ne subirà le conseguenze: merita un plauso speciale Tom Hardy, nei panni di John Fitzgerald, perfettamente in parte, antagonista arrivista, arrogante e disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo.
Lo sviluppo del film cominciò nell'agosto 2001, quando il produttore Akiva Goldsman acquistò i diritti del libro inedito The Revenant di Michael Punke e dopo una serie di cambi, Alejandro González Iñárritu, già premio Oscar nel 2015 per il film Birdman, fu scelto per girare il film che ha conquistato una dozzina di nomination ai prossimi Oscar e non è escluso che il regista messicano possa conquistare una doppietta in questo mese di febbraio: non male per uno che è solo al suo settimo lungometraggio.
Dopo la “trilogia” sull’amore – Amores Perros, 21 Grammi e Babel – Iñárritu si conferma come uno dei registi più interessanti dell’ultimo periodo, anche per la sua poliedricità, al suo sguardo sulla realtà sempre personale e profondo che lascia lo spettatore, che voglia o meno, che gli piaccia oppure no, con degli interrogativi. Un regista in evoluzione e che da Birdman in poi sembra voler intraprendere sempre più la strada della sperimentazione: Oscar oppure no, Revenant – Redivivo, resta una grande opera estetica e cinematografica che ci pone dinnanzi alla bellezza del mondo e della vita, per la quale vale sempre la pena combattere.

 

 

“Perché nel mezzo di una tempesta, se guardi i rami di un'albero, giureresti che stia per cadere. Ma se guardi il suo tronco ti accorgerai ti quanto sia stabile”.
(Revenant – Redivivo)

 

 

 

 

Revenant – Redivivo
regia
Alejandro González Iñárritu
soggetto Michael Punke
sceneggiatura Alejandro González Iñárritu, Mark L. Smith
con Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck, Paul Anderson, Lukas Haas, Duane Howard, Brendan Fletcher, Brad Carter, Christopher Joner
produzione New Regency Productions, RatPac Entertainment
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2015
durata 156 min.

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