“Sono convinto che, giustamente, una delle funzioni dell'arte sia quella di sospendere almeno per un momento questa paura di morire che abbiamo tutti e che è ciò che in fin dei conti ci rende meravigliosamente umani”

Sergio Blanco

Sabato, 23 Gennaio 2016 00:00

Daniel corre

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Davide Sibaldi, classe 1987, è un giovane regista milanese appassionato di cinema fin dall’adolescenza. Gira più di quaranta cortometraggi (il primo risale al 1998) e nel 2010 realizza il suo primo lungo, L’estate d’inverno, che gli vale riconoscimenti in varie manifestazioni. Nel 2014 firma il suo secondo lavoro, In guerra, presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival dello stesso anno.

Protagonisti due giovani che s’incontrano in una Milano di una notte d’estate. Daniel (cui presta volto e corpo Fausto Cabra, già protagonista dell’esordio succitato) ha da compiere una missione – più che impossibile – alquanto inquietante: come è già successo altre due volte, attende un giovane uomo, di cui conosce indirizzo e abitudini, per aggredirlo e dargliene di santa ragione. Per non farsi riconoscere, poco prima del blitz Daniel si cambia d’abito, colpisce senza pietà, si riveste e si mimetizza nelle notti milanesi. Prima dell’ultima “missione” s’imbatte per caso in Eleonora, fuggita da una festa e da un fidanzato egoista e violento che si spupazzava un’altra ragazza, senza borsa e per questo intenta a chiedere in giro qualche spicciolo per tornare a casa. Sola nella notte, Eleonora segue Daniel che ha perso la linea notturna dei mezzi pubblici per arrivare alla tana della vittima. I due cominciano una peregrinazione tra viali deserti, marciapiedi vuoti ravvivati dalle sole macchine parcheggiate, quartieri deserti dove si aggirano pericolosi nemici invisibili (che sparano biglie di acciaio e mortaretti). Unici comprimari, facce inquietanti e gruppi di teppisti d’ambo i sessi.
La città di notte è un tòpos narrativo che Sibaldi sfrutta con competenza e cognizione di causa. Tecnicamente non sprovveduto, il regista si è avvalso di ottimi e pochi collaboratori per far rientrare i costi nel budget ristrettissimo di seimila euro (messi di tasca propria), trovando la collaborazione di due giovani professionisti del teatro e di altri comprimari formatisi sul palcoscenico. Il montaggio è serrato, la lavorazione digitale sul colore in post-produzione esalta la componente onirica della vicenda (che potrebbe essere letta come un lungo sogno in cui sconfiggere i lati oscuri che emergono dall’inconscio e in cui questi vengono affrontati e dissolti all’alba della ragione), i campi medi e lunghi danno spazio al tessuto urbano valorizzandone le geometrie. Ma l’autore non si accontenta di costruire egregiamente ritmo e inquadrature. Sua la storia e i dialoghi, la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi. Si ha quasi l’impressione che il Nostro sia riuscito finalmente a porre in essere un desiderio universale dello spettatore, forse quello primario che ha alimentato le fantasie del “dopovisione” di ogni bambino: quello di manipolare il film secondo i propri desideri, di forzarne la trama o di far vivere ai personaggi, principali o secondari, nuove avventure, o semplicemente di conoscerli meglio. E così il regista ha pensato di distribuire In guerra anche in una insolita veste, denominata “Human 4D”, ossia di proiettare l’opera accompagnando alla visione sia l’esecuzione dal vivo della colonna sonora aggiuntiva, sia la lettura di brani che costituiscono una vera e propria voce off, dei pensieri ad alta voce, un coro interiore che sottolinea gli stati d’animo, le ansie e i moti interiori dei protagonisti. Una voce che introduce le figure secondarie, come le “vittime” di Daniel, descritte brevemente esponendone tratti caratteriali, sentimenti, personalità. Operazione quantomeno originale ed interessante, che nelle intenzioni dovrebbe “immergere” lo spettatore all’interno del film (esaudendo l’antico desiderio di entrare nelle storie), destabilizzare leggermente la consueta visione (“come se lo schermo sprofondasse indietro e i personaggi fossero in rilievo”), applicando un “gioco mentale che si può tenere quanto si vuole”. Una quadridimensionalità priva di occhialini, che all’alterazione della percezione visiva aggiunge un coinvolgimento sensoriale ed emotivo. Nonostante queste premesse, la fruizione “tradizionale” finisce col prevalere, e se l’aggiunta della musica pianistica dal vivo (composta e suonata su piano elettrico da Luigi Palombi, mentre le musiche originali sono di Mauro Magnani e Isaac De Martin) non è aliena allo spettatore più attento (grazie alle risonorizzazioni live dei capolavori del cinema muto, pratica molto in voga attualmente) ed anzi rimanda alla primigenia esperienza dello spettacolo “cinema”, il commento in diretta rischia di appesantire la visione con una narrazione troppo concettosa e ridondante (anche perché chi legge non ha la dizione consueta del doppiatore di professione).
Non mancano altri difetti, tutti interni all’opera, e riguardanti scelte di sceneggiatura a dir poco irrisolte. Ad esempio, la curiosità circa le “vittime” che la voce off suscita, è disattesa in quanto mai si scoprirà per quale motivo Daniel le abbia aggredite. E ancora, ad un certo punto un personaggio che si mostra quasi come un ubriaco (si regge ad un lampione) dà fuoco ad una macchina parcheggiata. Anche la recitazione dei “teppisti” risulta troppo teatrale e poco cinematografica. Inoltre il personaggio di Daniel, unidimensionalmente aggressivo, caparbiamente ostinato a raggiungere lo scopo e perennemente in movimento, in fuga (anche da se stesso) stride con il suo mestiere (autore di libri gialli) e ancor più con la sua passione (scrittore di libri per bambini). Il personaggio di Eleonora, arpista che si adatta a suonare la cetra, cova risentimenti un po’ artificiosi. A volte i dialoghi suonano troppo innaturali e artificiali, con la conseguenza di far passare per pressappochismo un eccessivo desiderio di chiarezza.
Autore da tenere d’occhio, Sibaldi farà bene a lasciar parlare le immagini, i volti, i corpi, i sintagmi propri della grammatica cinematografica, e limare la tendenza, qui evidente, dei dialoghi, delle descrizioni e dei pretesti narrativi ad ingabbiare il suo cinema.

 

 

 

 

In guerra
regia, sceneggiatura, montaggio Davide Sibaldi
con Fausto Cabra, Anna Della Rosa, Alberto Onofrietti, Silvia Giulia Mendola, Giuseppe Sartori, Alessandra Salamida, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Roberto Brancati, Loris Fabiani
fotografia Marco Spanò
musica Mauro Magnani, Isaac De Martin
produzione Davide Sibaldi
paese Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 2014
durata 80 min.
Monza, Teatro Binario 7, 14 gennaio 2016

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