“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Venerdì, 05 Giugno 2015 00:00

What a day, what a lovely day!

Scritto da 

Un sole abbagliante si staglia nella buia sala del cinema, e una voce roca racconta le tristi gesta del guerriero della strada: Mad Max ritorna sul grande schermo con un nuovo adattamento, Fury Road, che prima si distacca e poi si riunisce ai tre precedenti capitoli che vedevano un giovanissimo Mel Gibson alla prese con un mondo post-apocalittico.

Nella nuova versione di George Miller, Max Rockatansky deve affrontare un nuovo signore delle terre perdute, un po' in stile Lord Humungus, travolto da una serie di sfortunati eventi che prima vedono morire di nuovo la meravigliosa V8, l'auto che ha accompagnato Max per parte della saga e che era già scomparsa nel secondo capitolo della trilogia originale, poi lo vedono trasformato in una sacca per trasfusioni per i Figli di Guerra, e infine lo fanno letteralmente scontrare con il camion cisterna della bella e pericolosa Lady Furyosa. Un film al cardiopalma, sia per la musica che per le scene, con veramente pochi momenti privi di azione e una colonna sonora che, in tutti i sensi, segue alla perfezione gli avvenimenti che si rincorrono davanti agli occhi del pubblico, fino al finale in perfetto stile Rockatansky. Tutto molto bello, troppo perfetto, tutto troppo insomma. Per fortuna errare è umano, e l'errore umano è quello che scalfisce l'incrinabile patina di pura action e che lo rende anche un po' più godibile.
Punto uno: io l'avrei chiamato Imperatrice Furiosa. Ebbene sì, gente, Max, in questo film, c'entra come i cavoli a merenda. Viene catturato, tatuato, umiliato, Tom Hardy ha adottato la voce che Christian Bale usa quando indossa la cappa del Cavaliere Oscuro (e nel doppiaggio italiano questa cosa è abbastanza atroce), e si trova in mezzo ai guai senza neanche esserseli andati a cercare (un po' come in Mad Max 2 in effetti), e l'unica cosa che fa è guidare l'autocisterna (per i sette dèi ancora come in Mad Max 2). Tutto il lavoro sporco e anche il carico emotivo è sulle spalle di Charlize Theron, in arte Imperatrice Furiosa, che guida, uccide, prende decisioni e ancora ammazza gente. No, non iniziate a urlare indignati, lo so che Max dà una mano, ma evidenziamo una cosa: non era necessario che ci fosse stato Max lì per far funzionare la storia. Chiunque altro con un fucile a canne mozze sarebbe andato bene.
Siamo proprio certi che sia una rivisitazione? Perché a me, di fatto, sa proprio di reboot della saga: nuovo inizio, finale aperto, possibile seguito in arrivo. Sperando solo che non finisca come per il povero Spiderman, di cui abbiamo già visto due diverse versioni della storia senza che nessuna delle due fosse giunta a una vera e propria fine.
Però è tutto figo da morire! Un punto a favore del film, come detto, sono la musica adrenalinica e la potenza visiva: gli spazi enormi, le auto cattive, i cambiamenti climatici catastrofici, sono il fiore all'occhiello. L'estetica è, insomma, da paura! Il deserto australiano del dopo apocalisse trasmette una sensazione di potenza e pericolo talmente grande che lo spettatore si sente perso tra nuvole di sabbia, arsura, sete incontrollabile, circondato da proiettili che fischiano, esplosioni e il rumore delle lamiere delle auto che si spaccano a ogni urto.
La trama si è persa, che qualcuno trovi la trama! Se è vero che un film d'azione non necessita di una storia approfondita o di un intreccio particolarmente elaborato, è anche vero che tra uno scoppio e uno sparo non farebbe male capirci qualcosa. Se non lo avete ancora visto, non vi aspettate Shakespeare, ma per fortuna neanche un parente di Federico Moccia. La storia di Fury Road è a tratti fumosa, a tratti priva di senso, a tratti semplicemente sparisce sotto enormi tempeste di sabbia e inseguimenti nel deserto, e per ovviare a queste mancanze hanno pubblicato un fumetto che spiega alcuni retroscena ed eventi precedenti al film. Fermi tutti però: un motivo forse c'è. Credo che il buon Miller abbia deciso di assumersi un rischio che non tutti i narratori si assumono: quello di inventare di sana pianta uno spaccato di realtà post-apocalittica e sbatterlo con crudezza davanti allo spettatore. E in fondo pensiamoci un attimo: se anche noi ci trovassimo nel bel mezzo di una rocambolesca fuga verso la libertà, inseguiti da orde di fanatici che si spruzzano vernice spray sulle gengive, non avremmo proprio tanto tempo per fare domande. Soprattutto se siamo costantemente a corto di proiettili.
Buoni, ragazzi, fate i buoni. Ogni film, come la teoria del cinema ci insegna, può essere diviso tra buoni e cattivi. Nella parte dei cavalieri macchiati dalla sabbia ci sono ovviamente Max, Furiosa, delle non meglio identificate giovani pulzelle, le Molte Madri e... Nux! Un Figlio di Guerra che si fa subito notare sin dai primi momenti del film, quasi immediatamente sospeso tra i due confini. Un caotico, ma buono, che devo ammettere è un personaggio che ho apprezzato non poco, soprattutto perché tra tutta la morte che gira intorno ai nostri, si ritaglia un piccolo spazio caldo e sicuro in cui far nascere qualcosa di bello.
E ora parliamo dei cattivi. Se c'è una cosa che la trilogia del guerriero della strada ha insegnato, è proprio come creare dei cattivi davvero, davvero squilibrati. Nel primo film, Interceptor, Max consuma la sua vendetta sul capo di una banda di motociclisti drogati, perversi e assetati di sangue, vestiti in maniera improbabile. Nel secondo capitolo della saga c'è il caro vecchio Lord Humungus con i suoi proclami di potere e i suoi scagnozzi privi di rimorso, al punto di usare dei malcapitati come scudi umani per difendersi dai colpi della raffineria improvvisata dai "buoni" della storia (e, nota a margine, dalle scelte visive di questo film nasce l'immortale Ken il guerriero). Ne Oltre la sfera del tuono, a mio parere il peggiore dei tre, ci sono Master e Blaster, il nano e la sua colossale guardia del corpo, e anche Aunty, una donna priva di scrupoli e assetata di potere (interpretata nientemeno che da Tina Turner), che si contendono la città di Bartertown. Ecco, ora che avete grossomodo presente questo parterre di cattivoni vestiti anni '80, prendeteli, frullateli, e la loro discendenza sarà  incarnata in Immortan Joe, il Mangiauomini di Gas Town e il Fattore di Bullet Farm, che inseguono fino all'inevitabile conclusione i nostri anti-eroi. Diciamolo: il cattivo di Waterworld, Diacon, faceva più paura.
Ammiratemi! Mediocre. In conclusione, per quanto osannato dal pubblico, dalla critica, dai concorsi, dai festival, da tutti i social network, questo film non fa impazzire. È un film, in stile anni 2000, un decadente esempio di cinematografia d'azione, che ti intrattiene per una serata, lascia spazio alle conversazioni su questo o quel personaggio per qualche ora (e in effetti c'è da pensare al perché ci sia un chitarrista sospeso su un camion davanti a una serie di altoparlanti che fa da "colonna sonora in movimento" al gruppo dei Figli di Guerra). È un modo piacevole di spendere i soldi nel weekend, ma da qui a parlare di capolavoro ne passa di pellicola sotto i rulli.

 

 

 

 

Mad Max: Fury Road
regia
George Miller
sceneggiatura
George Miller, Nick Lathouris, Brendan McCarthy
con Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Rosie Huntington-Whiteley, Riley Keough, Zoë Kravitz, Abbey Lee, Josh Helman, Jon Iles, Courtney Eaton, Nathan Jones, Megan Gale
produzione Kennedy Miller Productions, Village Roadshow Pictures
paese Australia, Stati Uniti
lingua originale
inglese
colore a colori
anno 2015
durata 120 min.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook