“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Giovedì, 30 Aprile 2015 00:00

Il figlio Moretti

Scritto da 

Dove c’è un figlio c’è una madre e dove c’è una madre, c’è un figlio, imprescindibilmente.
L’ultimo film di Nanni Moretti, Mia madre, nonostante le pretese del titolo, non è solo il racconto del senso di inadeguatezza che un individuo prova quando muore un genitore, quel sentimento di eterna impreparazione a quel giorno in cui si smette di essere figli per essere solo padre o madre, ma è anche il racconto di come ci si senta poi sempre inadeguati verso qualcosa di più grande rispetto a noi: la morte.

Un film diverso rispetto agli altri film di Moretti per carica emotiva e coinvolgimento personale del regista che ci ha abituato ad opere in cui il suo punto di vista è sempre presente e ironicamente celato dietro espedienti diventati ormai morettiani.
A distanza di tre anni da Hebemus Papam, Moretti porta in scena una storia un po’ autobiografica e un po’ romanzata: Margherita (interpretata da Margherita Buy), regista alle prese con un film dedicato al lavoro e alla classe operaia in difficoltà, deve destreggiarsi tra il suo lavoro, le sue turbe personali nei confronti della sua attività di regista e verso il cinema, con il suo ruolo di figlia di una madre malata e morente (Giulia Lazzarini nel film) della quale forse non ha colto ancora tutti gli aspetti – ma in fondo quand’è che conosciamo veramente nel profondo una persona?
Nel film anche lo stesso Nanni Moretti nel ruolo del fratello buono di Margherita, una sorta di coscienza per lei e per lo spettatore, un personaggio che sembra sempre pronto a dire la cosa giusta e ad avere la battuta giusta al momento giusto. È facile capire, sia per l’andamento del film, ma anche per stessa ammissione di Moretti, che dietro il personaggio di Margherita si celi lo stesso Nanni: il voler affidare ad un’altra persona se stesso, è sicuramente un modo per restare alla giusta distanza emotiva dal film e la scelta di una donna è sintomatico del fatto che egli volesse dare una sensibilità tutta al femminile alla storia, come se l’universo femminile fosse in grado di rappresentare meglio le tensioni e i contrasti interiori dell’essere umano, o forse semplicemente sarebbe stato troppo doloroso per il regista interpretare se stesso.
La madre di Moretti, ex insegnante di lettere e poi di latino e greco al Liceo Visconti di Roma nella realtà, e poi anche nel film, risulta essere la co-protagonista, messa in ombra talvolta dal personaggio principale, Margherita, in un film in cui si avverte il bisogno terapeutico del regista di dovere a tutti i costi raccontare una storia per potersi liberare da un peso e dare voce alla storia di vita di sua madre.
Una vicenda personale raccontata sullo sfondo di un film nel film: Mia madre infatti vuole essere anche un sorta di piccolo omaggio e critica nei confronti del cinema e del ruolo del regista. Durante il film sono molti i momenti in cui Margherita si scaglia con forza verso il suo lavoro e verso se stessa. Nella scena della conferenza stampa, dopo che un giornalista le chiede se un film sul lavoro e la classe operaia potrà effettivamente parlare alla coscienza del Paese, lei inizia ad argomentare in maniera classica e retorica, da cerimoniale, pensando però di ripetere “sempre le stessa cose da anni”: tutti pensano che lei in quanto regista debba sapere interpretare la realtà ma il regista è infondo un uomo come tanti, con le sue debolezze e fragilità dinanzi ad un dramma familiare come la perdita di una madre.
Il film comunica un senso di incompiutezza e talvolta smarrimento: le parole e i gesti mai detti, i cliché, le lotte interiori fino all’esasperazione. Margherita, alter ego di Nanni Moretti, ha continui flashback e questi ritorni al passato sembrano suggerire allo spettatore un ritorno allo stato embrionale: la difficoltà nel lasciar andare chi ci ha messi al mondo e ci ha cresciuti, talvolta non riuscendolo a capire fino alla fine.
Mia madre però non è un film deprimente sia chiaro, il surrealismo morettiano si lascia intravedere soprattutto nelle scene della fabbrica con un bizzarro John Turturro nei panni di un attore americano ingaggiato per il film e che fa disperare la regista. Una pellicola diversa per il tipo di approccio e per il contenuto molto più personale stavolta, ma che ho trovato tutto sommato in linea con il resto della filmografia di Nanni Moretti, sia tecnicamente che da un punto di vista della sceneggiatura.
Un film toccante il giusto e che potrebbe aiutare – senza esclusione di colpi al cuore – chi ha qualche parola o sentimento in sospeso con i propri “vecchi”.



 

 

Mia madre
regia Nanni Moretti
sceneggiatura Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella
soggetto Nanni Moretti, Valia Santella, Gaia Manzini, Chiara Valerio
con Nanni Moretti, Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Tony Laudadio, Lorenzo Gioielli, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Monica Samassa, Vanessa Scalera, Davide Iacopini, Rossana Mortara, Antonio Zavatteri, Camilla Semino, Domenico Diene, Renato Scarpa
fotografia Arnaldo Catinari
montaggio Clelio Benevento
scenografia Paola Bizzarri
produzione Sacher Film, Fandango, Le Pacte, Rai Cinema
distribuzione 01 Distribution
paese Italia, Francia, Germania
lingua italiano
colore a colori
anno 2015
durata 106 min.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook