“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Martedì, 27 Maggio 2014 00:00

John Turturro, gigolò (quasi) per caso

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Il titolo, il cast e la trama di questo film hanno da subito attirato la mia attenzione e voglio proprio dalle prime righe fare la mia dichiarazione di intenti. Ebbene sì, mi voglio scucire subito: film al di sotto delle mie aspettative. John Michael Turturro, attore, regista e sceneggiatore statunitense di origine italoamericana, dotato di un certo talento e fascino, dopo il grandissimo successo del docufilm musicale su Napoli del 2010, Passione, ci riprova con questa commedia che mischia eros, solitudine, tradizione e convinzioni religiose, Gigolò per caso, chiamando a raccolta uno che di commedia forse forse, ancora ne sa qualcosa: Woody Allen.

Il protagonista è Fioravante (John Turturro anche nelle vesti di attore protagonista), uomo di mezza età piacente che svolge svariate mansioni da elettricista, idraulico, artista floreale e che, convinto da Murray, amico ebreo di vecchia data interpretato da Woody Allen, decide di provare il mestiere più antico del mondo: la prostituzione, al maschile! Fioravante asseconda l’assurda proposta di Murray, divenuto suo pappone, o meglio socio in affari, e diventa un gigolò a tutti gli effetti: attrae le donne con la sua dignità e la sua costanza, la sua gentilezza e con uno strumento a volte sottovalutato… l’ascolto.
Fioravante però, non ha messo in conto di innamorarsi (anche se più ci penso e più credo che non sia corretto parlare di innamoramento vero e proprio): un giorno tra i suoi incontri conosce Avigal (Vanessa Paradis, brava nel ruolo devo ammetterlo), giovane vedova di un Rabbino la cui delicatezza affascina oltremodo Fioravante e metterà Murray davanti alla riprovazione della comunità ebraica ortodossa, ad un tribunale rabbinico e a fare i conti con Dovi, membro della comunità e segretamente (?) innamorato di Avigail.
Una commedia sui cliché della prostituzione d’alto bordo che analizza la figura di colui che offre i propri servigi a giovani donne di successo spesso con marito assente, o vogliose di avventure diverse; una figura, quella del gigolò intrepretato e diretto da Turturro, diversa dai soliti stereotipi della prostituta da quattro soldi, di strada o di basso rango – ritratto che viene riservato, spesso e volentieri, solo quando di prostituzione se ne parla al femminile, bisogna notarlo – una figura, quella di Fioravante, che quasi parrebbe legittimare un’attività della quale, in fin dei conti, non bisognerebbe essere tanto fieri. Tutto questo avviene perché il personaggio del gigolò interpretato da Turturro oscilla continuamente tra il “lo faccio o non lo faccio?”, “Ok, lo faccio”.  Ma non privo di sensi di colpa.
Un gigolò gentiluomo, delicato, ed è inevitabile che la parte più interessante del film sia costituita dall’incontro con l’altrettanta delicatezza di Avigail, una donna rimasta vedova, ebrea ortodossa sempre ligia ai proprio compiti e doveri e che sceglie di violarli, non perché innamorata di Fioravante, ma perché è il primo dopo tanto tempo – o più probabilmente il primo in assoluto – che riesce a non farla sentire sola, che la tocca con un certo sentire, non tanto per fare. Il primo che riesce a farle intravedere un barlume di speranza sul futuro.
Dispiace che la dinamica con Avigail venga a mio avviso tralasciata nel finale – non che mi aspettassi un lieto fine con confetti e bomboniere, intendiamoci – ma il film, nella sostanza con un buon potenziale, non riesce a brillare a pieno spettro. Woody Allen impegnato nell’affermazione di sé nei suoi soliti, sempre geniali, dialoghi con l’ebreo che c’è in lui; Turturro nei panni del gigolò sensibile, a tratti quasi incapace di sfornare un suo personale pensiero, come se davvero fosse lì per caso quando a caso non lo è per niente; Avigail, il personaggio più interessante senza dubbio ma non sfruttato a pieno; la comunità ebrea sempre pronta a ricordare quale sia la strada giusta da seguire come un incombente Super-io pronto a dirti cosa devi fare, come devi vestirti, come ci si deve comportare.
Il film nel complesso non dispiace, resta sempre una buona prova tecnica di regia, cosa che ho apprezzato particolarmente, e un pollice in su va anche alla colonna sonora: Turturro ci sa proprio fare con la musica, non si può dir nulla. Nello specifico, torna il suo amore per Napoli con una versione “Paradisiaca” di Tu si' 'na cosa grande, cantata dalla stessa Vanessa Paradis in una versione che a molti affezionati della tradizionale farebbe storcere il naso, ma che invece è azzeccatissima al tono lento e delicato di tutta la pellicola. Comunque difficile sbagliare con una canzone del genere!
Dallo stesso regista di Passione, film che ho amato molto, erano inevitabili grandi aspettative. Promosso, con riserva.

 

 

 

Gigolò per caso
regia
John Turturro
sceneggiatura John Turturro
con John Turturro, Woody Allen, Vanessa Paradis, Sharon Stone, Sofìa Vergara, Liev Schreiber
produzione Antidote Films
paese
Stati Uniti
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2013
durata 98 min.

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