“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Mercoledì, 26 Marzo 2014 00:00

"300 – Rise of an Empire": volevo solo fare a pezzi (persiani) e un film

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Tanti, troppi film da vedere nelle sale nell’ultimo periodo e poco tempo per farlo: Her, 12 Anni schiavo riproposto dopo la vittoria della statuetta alla scorsa edizione degli Oscar, tutta una sfilza di film italiani più o meno interessanti, eppure, la mia recondita voglia di sano trash e blockbuster, mi ha condotta verso altri lidi, anzi altri imperi è il caso di dire.

Dopo una lunga riflessione arrivo finalmente alla mia scelta, o meglio, il mio accompagnatore, che per facilità e verità chiameremo “vittima ignara”, propone il sequel di un film uscito nelle sale nel 2007, 300, che ha segnato, tra critiche e grandi apprezzamenti, un momento importante se non della storia del cinema in senso specifico, quanto meno nella vita di molti uomini: dopo la visione dell’impresa di Leonida e dei suoi guerrieri spartani in molti si sono letteralmente gasati e galvanizzati. Premesso che, cari signori uomini, di Leonida, alias Gerard Butler, ahimè, ce ne sono ben pochi, la maggior parte dello standard maschile dei nostri tempi si avvicina molto di più al personaggio di Serse – che ritroviamo anche nel seguito del primo episodio – con quella sua voce doppiata in modo improbabile e quell’aria che fa tanto Renato Zero ai tempi del triangolo.
Nonostante le mie resistenze decido quindi di darla vinta alla mia vittima ignara e mi convinco a vedere 300 – Rise of an Empire, (300 – L’alba di un impero) ben decisa a cogliere l’occasione come un modo per poter disintegrare il film nella mia recensione al vetriolo. Non parlerei proprio di sfruttamento, piuttosto: “modo per sfruttare le peggiori situazioni a proprio vantaggio”.
Proprio come 300 anche questo seguito è un adattamento cinematografico di una graphic novel, Xerxes di Frank Miller, un vero maestro del genere, e anche questa volta viene utilizzata la chroma key, tecnica cinematografica che consente l’effetto fumettistico delle immagini, un po’ alla Sincity per gli intenditori.
Il film si apre a partire dal finale del primo episodio, la disfatta dei trecento Spartani contro l’esercito persiano di Serse, e costituisce un vero e proprio midquel più che sequel: vengono infatti narrate le vicende e le imprese avvenute nel mezzo del film originale ma che non sono state fatte vedere, si approfondiscono meglio il carattere e i cambiamenti di alcuni personaggi andando ad ampliare le prospettive. Durante la guerra tra Greci e Persiani, il soldato e stratega ateniese Temistocle (interpretato dall’australiano Sullivan Stapleton) riesce a guadagnarsi la gloria dell'esercito uccidendo il re persiano Dario I, padre di Serse I.
La regina di Caria Artemisia I (la conturbante Eva Green), originaria della Grecia e alleata di Serse, convince quindi questi a prendersi la sua vendetta e lo manda poi a compiere un lungo e duro viaggio allo scopo di addestrarlo ad abbattere Temistocle. Alla fine, Serse trova in una caverna la fonte d'acqua che gli dona le sembianze di un dio re, completamente diverso dal suo precedente aspetto e carattere (Renato Zero per l’appunto). A questo punto Artemisia è decisa ad avere Temistocle dalla sua parte e, dopo averlo invitato sulla propria nave, gli proporne un’alleanza e in maniera non proprio ortodossa e biblica, decide di vendersi a lui in cambio della sua fedeltà ai Persiani. Il generale ateniese però non cede alle sue seduzioni e non si sottopone al suo comando, aumentando la sete di vendetta che la donna da tempo nutre verso i Greci.
Scontri e battaglie, sangue che scorre e scudi che mozzano teste si alternano sullo schermo; un uso spasmodico del ralenti che ormai fa un po’ retrò; costumi sempre più succinti che danno spazio all’anatomia dei corpi e allo sforzo atletico delle gesta: stessa ricetta del primo film riproposta anche per questo secondo episodio ma con un grado di epicità e convinzione molto ridotte.
Nel 2007 quando uscì 300 di Zack Snyder, le modalità di ripresa, la storia epica, seppur con molte inesattezze storiche, causa di molte critiche, crearono un vero e proprio fenomeno di culto, soprattutto tra il pubblico maschile, che si consolidò con l’uscita dell’edizione homevideo. Io sono tra quelle che ha visto 300 a scoppio ritardato e posso dire che, sarà per qualche pregiudizio – l’ammetto – sarà che la lunga distanza temporale tra  primo e secondo  episodio ci avrà messo del suo, ma in fatto di epicità e comicità, L’alba di un impero è una spanna sotto. Nuovo regista, Noam Murro, che decide di dare un’impronta meno solenne e più grossolana al film incentrato molto sul tema della ricerca affannosa della vendetta: spade e lance, elmi e scudi, cavalli più o meno agili a saltare da un’imbarcazione all’altra in mezzo al mare, il film si presta a far passare un’oretta di violenza mainstream e a tratti piuttosto esilarante.
Oltra alla vendetta e agli abiti di Artemisia, gli altri protagonisti sono senz’altro loro: i pettorali scolpiti dei guerrieri greci e persiani, ma anche quelli di Eva Green, immortalati per qualche istante breve, ma sicuramente intenso dato i commenti del pubblico parlante della sala cinematografica, durante una scena di sesso estremo per comicità e contesto con Temistocle.
Devo dire grazie alla mia vittima ignara, dato che da sola non avrei mai scelto di vedere questo film e mi sarei persa l’occasione di scatenare la mia furia dattilografa; eppure, una domanda ancora mi perseguita: ma trecento esattamente, è davvero il numero dei guerrieri uccisi nella battaglia delle Termopili o in realtà sarà il numero di esercizi ai quali gli spartani dovevano sottoporsi per per avere quegli addominali da grattugia? O sarà forse il numero dei meravigliosi “Auh!” che gridano per i tre quarti dei due film?

 

 

 

300 − L'alba di un impero (300 – Rise of an Empire)
regia Noam Murro
sceneggiatura Zack Snyder, Kurt Johnstad
con Sullivan Stapleton, Eva Green, Rodrigo Santoro, Callan Murvey, David Wenham, Jack O'Connell, Hans Matheson
paese Stati Uniti
colore a colori
anno 2014
durata 103 min.

 

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