“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Georg Christoph Lichtenberg

Domenica, 16 Marzo 2014 00:00

L'Altro Cinema, Parte VI – Cremaster 4 e 1

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Oggi vi parliamo di un lavoro complesso, opera del regista e artista americano Matthew Barney. Innanzitutto, chiariamo che non siamo impazziti (al massimo c’è un po’ d’alcool nelle vene). I titoli si riferiscono al quarto ed al primo capitolo della serie, ma non perché abbiamo dimenticato gli altri, semplicemente perché sono i primi due. Ebbene sì, l’opera Cremaster Circle è composta da cinque film, il primo è appunto Cremaster 4, seguono poi Cremaster 1, Cremaster 5, Cremaster 2 e Cremaster 3. Trattasi di una produzione colossale, opera art video che ha fatto incetta di premi in giro per il mondo.

Matthew Barney è l’attuale compagno di Bjork, ex giocatore di football e modello, col tempo è diventato uno degli artisti più importanti degli anni '90 (forse il più importante in assoluto). Ovviamente in Italia è quasi sconosciuto. In questo articolo cercheremo di concentrarci soltanto sui primi due lavori, il primo (che poi è il 4) realizzato nel 1994 ed il secondo (che poi è il numero 1) realizzato l’anno dopo. Preferiamo dare una visione complessiva dell’opera denominata Cremaster Circle alla fine, sperando di riuscire ad avere il tempo e la voglia di raccontare anche gli altri tre episodi della saga, i quali li posticipiamo proprio per non rendere troppo superficiale una narrazione di per sé già tanto complessa. Un quadro generale dell’opera di Barney è comunque doveroso per introdurci nel suo mondo.
Siamo nell’eccellenza dell’arte figurativa che trova nel cinema una delle sue massime espressioni. Il totale rifiuto della narrazione standard, l’uso costante di citazioni alla cultura classica del cinema e dell’arte e la totale assenza di una razionalità descrittiva letterale dei fatti lo connotano a pieno titolo tra le opere più importanti della scena postmoderna degli anni '90 e non solo.
I temi ricorrenti della saga sono il dualismo, il gioco, la lotta per la sopravvivenza, la creazione, il tutto rappresentato con una contaminazione dei generi che lascia estasiati per bellezza ed originalità. Originalità che, attenzione, non sta nell’inventare, ma nel mescolare. Ma vediamo meglio nel dettaglio di cosa stiamo parlando.
Cremaster 4 (che poi sarebbe il primo) ci mostra un personaggio grottesco, con un volto deforme e delle strane escrescenze nascoste sotto i capelli. Lo strano personaggio è accompagnato da tre donne nude che hanno i suoi stessi lineamenti grotteschi e presentano un fisico mascolinamente muscoloso. L’uomo inizia a ballare il tip tap, le donne assistono alla sua danza. Contemporaneamente, due squadre, la gialla e la blu, si danno sfida in una corsa automobilistica. La narrazione mostra le due sequenze alternate, da una parte il ballerino di tip tap, dall’altra le macchine che si sfidano a tutta velocità. Il pit stop è fornito dalle stesse tre donne di prima, stavolta però in tuta sportiva. Intanto, il ballerino finisce in una pozza d’acqua che si è creata d’un tratto sul pavimento. Da qui inizia una disperata lotta per la salvezza. Il ballerino sprofonda in melmose cavità e claustrofobiche grotte che hanno poco a che fare con la realtà e sembrano fatte di pura materia onirica. Una sorta di viaggio nel suo subconscio. Contemporaneamente le macchinette continuano a darsi battaglia. Il ballerino raggiunge luoghi così angusti da togliere il fiato anche a chi non soffre di claustrofobia (chi vi scrive ha fatto una faticaccia a seguire determinate scene). La corsa continua, così come la scalata del ballerino verso la salvezza, all’aria aperta. Ma, raggiunto il climax finale con una serie di controcampi che descrivono le due situazioni in un montaggio sempre più veloce, le macchinine sembrano scontrarsi, mentre il ballerino pare rimanere intrappolato sotto terra, avendo toccato sopra di sé un punto che non si può oltrepassare. La sequenza successiva ci mostra in primissimo piano uno strano organo di carne viva. Forse uno scroto, visto che nella scena successiva dei fili colorati legano le parti basse di uno sconosciuto personaggio (il ballerino?) alle due macchinette, pronte per una nuova sfida, ma soprattutto visto il significato del titolo. Il cremastere è infatti un muscolo che ricopre i testicoli e ha la funzione di alzare ed abbassare lo scroto per favorire la spermatogenesi attraverso la regolazione della temperatura dei testicoli.
Cremaster 1 (che poi è il secondo) ci mostra invece un’atmosfera tutta diversa. Con una panoramica dall’alto ci accorgiamo di essere su un deserto stadio di NFL. Le illuminazioni sono forti e simulano un clima di grande festa. Delle ballerine inscenano una danza ed una musica orchestrale rende il tutto identico ai vecchi musical stile anni '50 che hanno fatto grande Hollywood.
I colori  sono sgargianti e sparano lo spettatore in una dimensione di sogno che però nasconde la sensazione perenne che qualcosa non quadri, un po’ come nel cinema di Lynch, tutto patinato nel descrivere la provincia americana che nasconde lo sporco sotto il tappeto.
Qui però in realtà, almeno in senso letterale, quadra tutto. Infatti siamo al cospetto di un’opera estremamente simmetrica. Il dualismo accennato nell’episodio precedente, qui viene esasperato, fino a creare una simmetria tale da ricordare per certi versi i lavori di Peter Greenaway. Subito dopo ci viene mostrata la presenza di un enorme dirigibile Goodyear che sorvola lo stadio. All’interno delle hostess fumano e guardano fuori dai finestrini. In mezzo a loro c’è un tavolo con sopra delle olive verdi, ma sotto di esso una presenza minaccia lo spettatore. Continue zoomate ci avvisano che lì sotto c’è qualcuno, qualcosa. Poi finalmente ci viene mostrato. Una donna vive al suo interno e, rompendo la tovaglia che copre il tavolo, riesce a far cadere un bel po’ di olive, ora diventate marroni, poi di nuovo verdi e ancora marroni. Le olive, poco dopo, iniziano a sgorgare dagli strambi tacchi a forma di bicchiere della misteriosa donna sotto il tavolo. La caduta delle olive, verdi e marroni alternatamente, è in simbiosi con il movimento delle ballerine che danzano sul prato dello stadio. La donna sotto il tavolo riordina le olive e, così facendo, disegna nuove coreografie per le ballerine. La scena si ripete varie volte, un carillon accompagna le gesta della donna sotto il tavolo, una musica orchestrale invece armonizza il movimento delle ballerine. Scopriamo poi che in realtà i dirigibili sono due: uno presenta delle olive marroni, l’altro verdi.
Ciò che accade all’interno dei dirigibili è perfettamente identico, una reciprocità che trasforma la Diade nell’Uno. Le sequenze, tutte perfettamente simmetriche, dove il soggetto singolo è praticamente sempre ritratto in mezzo a due oggetti o soggetti, sono incantevoli. Forse, a differenza del primo lavoro è più ripetitivo e rischia di stancare, ma l’estetica visiva è di grande impatto, impressionante soprattutto nell’abilità di integrare i primi esperimenti di computer grafica con l’eleganza dei colori anni '50. Se nel primo Cremaster (che poi è il quarto) possiamo chiaramente avvertire le tematiche del gioco e della lotta per la sopravvivenza legate a filo doppio alla sessualità, in questa seconda opera (che poi è l’1) permane l’elemento del gioco per collegarsi però più ad un atto demiurgico di relazione tra sesso desiderio inconscio. Un’ultima cosa sembra condurre le due opere a braccetto, un certo feticismo per i piedi che tornerà anche negli episodi successivi.
Nel primo film abbiamo visto il ballerino muoversi e dare con il suo tip tap il ritmo all’opera. Nel secondo invece, la donna sotto il tavolo fa uscire dalle suole delle sue sexy scarpe le olive della creazione. Sembra quasi che i due demiurghi dirigano i fili con i piedi, come se concentrassero l’intero desiderio sessuale in quell’unico organo. È stata una piccola rivelazione la visione di questa opera d’arte, una scoperta fortunata che speriamo di potervi raccontare, tra un bicchiere e l’altro, nella prossima puntata con i restanti tre episodi che la compongono.

 

 

 

 

Retrovisioni. L’Altro Cinema
Cremaster 4
regia
 Matthew Barney
con Matthew Barney, Sharon Marvel, Colette Guimond, Christa Bauch
prodotto da James Lingwood, Barbara Gladstone, Matthew Barney
soggetto Matthew Barney
sceneggiatura Matthew Barney
paese Usa
lingua originale muto
colore a colori
anno 1994
durata 43'

 

 

Cremaster 1
regia
 Matthew Barney
con Marti Domination, Gemma Bourdon Smith, Nina Kotov
prodotto da Barbara Gladstone, Matthew Barney
soggetto Matthew Barney
sceneggiatura Matthew Barney
paese Usa
lingua originale muto
colore a colori
anno 1995
durata 41'

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