“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Martedì, 11 Febbraio 2014 00:00

Martin Scorsese 04: Re per una notte

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Cosa sareste disposti a fare per diventare famosi? Fino a che punto sareste disposti a sacrificarvi per ottenere il successo? Rupert Pupkin è un uomo brillante. Carismatico, affascinante, e dotato di una certa dialettica, il protagonista misconosciuto di questa storia è accecato dal desiderio di diventare un comico di successo. Dopo un incontro insoddisfacente con Jerry Langford, il conduttore di un’osannata serie tv, comincia a tartassarlo ossessivamente.

Dopo averlo perseguitato e pedinato per mesi, con l’aiuto di una sua amica, anch’essa fan del conduttore, decide di rapirlo. Rintracciato dall’FBI, Rupert decide di rilasciare l’ostaggio a patto che, proprio quella sera, andrà in onda sul programma del famoso conduttore. Sia la produzione del format televisivo che la polizia accettano il ricatto. Rupert, così, sarà Re per una notte e, anche se verrà punito con due anni di reclusione, all’uscita del carcere raggiungerà la fama mondiale con la biografia della sua vicenda venduta in tutto il globo.
Affascinato dallo script di un famoso critico cinematografico, Paul D. Zimmermann, Scorsese elabora un dramma feroce ma leggero sull’ossessione che colpisce quasi un uomo su tre, e cioè quella di ottenere qualche forma di gloria. Sempre l’ossessione, dunque, alla base della filmografia scorsesiana, che diventa il principale protagonista di tutti i film del regista. Questa volta tocca all’ossessione di andare in tv. Mai quanto adesso risulta attuale questo tema, che spopola sempre di più, in special modo tra il mondo giovanile. Ma questa è un’altra storia, o meglio, un altro articolo. Tornando all’ottava pellicola del director italoamericano, Re per una notte rappresenta un trionfo unicamente per l’arte e il genio di Scorsese, che vede il primo flop della sua carriera ai botteghini. La pellicola, infatti, snobbata sia dai media che dal pubblico, non ottiene il boom sperato tanto che, per il lungometraggio seguente, Scorsese non ebbe l’appoggio delle major di produzione e dovette autofinanziarsi. Tralasciando l’insuccesso, il film, ben strutturato e organizzato, resta non solo una bella storia, adatta a qualsiasi pubblico, quanto una prova d’arte per quanto il riguarda il montaggio, movimentato al punto giusto, tanto da sfiorare il thriller. D’altronde è qui che risiede il genio di Scorsese. Come Spielberg, altro mostro sacro, anche Scorsese riesce, specie nel trattamento della trama e delle vicende, a rendere tutto leggero, semplice, eppure intrigante. Thriller, drammi, noir… risulta quasi impossibile creare storie su questi generi ed al contempo renderli, perché no, divertenti, piacevoli, ricreativi. Ma c’è chi ci riesce.
Come accennato innanzi, il film non nasce dalla mano di Scorsese che, in questa pellicola, prende solo le vesti di regista. Magistrale ed unico, Scorsese dimostra la sua ecletticità nel fare film. Accantonate l’angoscia di Taxi Driver e la brutalità di Mean Streets, Scorsese torna alla leggerezza del musical di New York, New York ed alla bellezza estetica di Alice non abita più qui. Occupandoci del cast, ad incarnare – alla perfezione (perché cucito su misura) – l’ossessione dello psicopatico, geniale e malefico Rupert Pupkin è Robert De Niro, ormai già pupillo di Sorsese e già consacrato dalla critica mondiale. Eclettico, carismatico, affascinante, nella vita come nel personaggio rappresentato, De Niro diventa, in questa pellicola, una maschera, un costume, un’immagine perfetta. Anche l’immortale Jerry Lewis, nel film Jerry Langford, dà il massimo di se stesso. Ed è proprio a proposito di Jerry Lewis che nasce un carino quanto simpatico aneddoto sul film: Robert De Niro all’inizio della produzione era restio ad accettare la parte di Rupert proprio perché aveva paura di essere obliterato dalla figura di Lewis. Alla fine si convinse, grazie anche alla decennale amicizia che lo legava a Scorsese, che ciò non sarebbe mai successo e, come disse lo stesso regista in un’intervista, sul set diventarono ottimi amici.

 

 

Retrovisioni
Re per una notte (The King of Comedy)
regia Martin Scorsese
con Robert De Niro, Jerry Lewis. Diahnne Abbott, Sandra Bernhard, Shelley Hack
soggetto e sceneggiatura Paul D. Zimmermann
fotografia Fred Schuler
scenografia Boris Leven
paese Stati Uniti
lingua originale inglese
colore a colori
anno 1983
durata 109 min

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