"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Sabato, 25 Gennaio 2014 00:00

“Il capitale umano”: l’effetto liquirizia su una società contemporanea in crisi

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Il capitale umano non è la solita commedia all’italiana, né tanto meno il caratteristico e improponibile film natalizio che ormai troppo spesso riempie i botteghini della nostra penisola.
Non è un film drammatico o un banale thriller familiare.
Tante, le vite che abilmente si intrecciano in piccole storie, per ricongiungersi nel tanto atteso epilogo.

La vicenda si sviluppa ad Ormate Brianza, un immaginario paesino dell’Italia settentrionale, a partire dalla sera della vigilia di Natale in cui avviene un incidente stradale che costa la vita a un malcapitato cameriere in bicicletta.
Tutto, o quasi, ruota intorno a due famiglie, successivamente coinvolte nell’omicidio: i Bernaschi e gli Ossoli, rispettivamente collocate ai gradini opposti della scala sociale.
I primi, ricchissimi imprenditori brianzoli, vivono nel lusso più estremo: servitù, maestose proprietà immerse nel verde, piscine, campi da tennis e automobili costosissime.
I secondi, membri della piccola borghesia cittadina con un mutuo sulle spalle: la crisi lentamente lacera Dino, immobiliarista in cerca di successo, e Carla, ignara, fino alla fine, delle azioni del marito.
Attraverso la tecnica delle focalizzazioni multiple e della suddivisione in capitoli, Paolo Virzì, regista e, insieme a Francesco Bruni e Francesco Piccolo, coautore, adatta magistralmente il suo lavoro dall’omonimo romanzo di Stephen Amido (Mondadori, 2008). Il film dipinge un chiaro quadro della crisi economica e sociale di un’Italia dilaniata dal desiderio di ribalta e dal nichilismo della sua classe intellettuale ormai in decadenza. Tutto questo è ben racchiuso in due citazioni dei due capifamiglia: “Ci siamo giocati tutto, anche il futuro dei nostri figli” e “Abbiamo scommesso sulla rovina di questo Paese ed abbiamo vinto”.
Nell’Italia qui rappresentata i ricchi cercano di diventare più ricchi a discapito dei poveri e i poveri restano indifferenti e cercano di emulare i comportamenti di chi li governa, comportamenti che li conducono in un profondo abisso con il minimo sforzo.
I personaggi, plasmati con molta cura dei dettagli, rappresentano uno ad uno alcune delle tante sfaccettature dello stereotipo dell’italiano medio contemporaneo.
In questo film, Virzì dimostra, ancora una volta, di essere in grado di catturare lo spettatore, immergendolo completamente nella storia fino alla fine.
Gran merito del regista è anche quello di aver scelto per il cast validissimi elementi e di averli letteralmente incollati sulla scena, affiancando attori conosciuti a tantissimi altri emergenti, come Matilde Gioli, nei panni della figlia di Dino, e Giovanni Anzaldo, nei panni dell’artista Luca Ambrosino.
Nel complesso un ottimo film sia dal punto di vista registico, sia da quello prettamente recitativo, Il capitale umano è un vero e proprio film-digestivo che, dopo decenni di melodrammi “strappalacrime” e di solite commedie, riporta in vita il cinema italiano.
Un estratto di liquirizia che finalmente ci permette di digerire i cinepanettoni di troppo rimasti sullo stomaco da qualche anno a questa parte.


 

 

 

 

Il capitale umano
regia
Paolo Virzì
con Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Giovanni Anzaldo, Matilde Gioli
sceneggiatura Paolo Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo
produzione Indiana Production
paese Italia
lingua originale italiano
colore a colori
anno 2014
durata 109 min.

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