"Che m'importa della gloria quando io scrivo per il pane?"

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Chi siamo

"… Che poi valga la pena di passar tanti guai per imparare così poco, come disse il ragazzo quando fu arrivato in fondo all'alfabeto, è questione di gusto".

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A sole ancora tiepido, il tredici maggio milleottocentoventisette, Mr. Samuel Pickwick – dopo aver infilato sé stesso nei vestiti – pose il naso all’aria aperta. Vide: una diligenza ribaltata, cavalli imbizzarriti, passanti che si riunivano in gruppi ad ascoltare un testimone che s’inventava l’intera vicenda. Ne ascoltò lamenti, ingiurie, una preghiera rivolta alle nuvole poi – preso coraggio ed afferrato il pennino che portava fisso alla tasca – si diede a prendere appunti. Ne sarebbe venuto un racconto altamente onorevole ovvero: un altamente onorevole punto di vista.

La pratica dell’osservazione, la curiosità del contatto, l’indipendenza dello sguardo, lo stile della prosa: il tredici maggio milleottocentoventisette Mr. Samuel Pickwick inaugurò – con scintillante oratoria – il proprio taccuino.

Amici solidali, collaboratori in aggiunta, conoscenti di passaggio avrebbero poi deciso di condividerne il tentativo narrante partecipando – ognuno col proprio trascrivere, ognuno col proprio guardare – all’impresa. Le loro cronache avrebbero composto il gran tomo.

Quasi due secoli dopo – sospinti dall’esigenza di condividere cos’è che si scruta nella sala di una piccola mostra, quale libro davvero merita una lettura più attenta, chi ci è sembrato apparire in ribalta – un gruppo di pickwickiani in ritardo tenta il resoconto (non sempre affidabile) dei viaggi, delle ricerche, degli incontri avvenenti.

La pratica dell’osservazione, la curiosità del contatto, l’indipendenza dello sguardo, lo stile della prosa. Valevano per Mr. Samuel Pickwick quel tredici maggio milleottocentoventisette; varranno per noi fino al giorno in cui qualcuno avrà la compiacenza di leggere questi nostri ritagli di chiacchiera.

 

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