“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Gioacchino Toni

Dante, la “Commedia” e le arti figurative

È nota l’importanza delle immagini nella trasmissione del messaggio politico e religioso in ambito medievale; al di là del loro portato estetico, le rappresentazioni figurative all’epoca accompagnano e indirizzano la preghiera, offrono suggestioni e suggerimenti di ordine concettuale suscitando una gamma di reazioni emotive che vanno dallo sbalordimento al timore.

Il Gotico secondo Wilhelm Worringer

Alois Riegl (1858-1905), figura di spicco della celebre Wiener Schule der Kunstgeschichte, oltre a contribuire alla riabilitazione delle “arti minori”, svincolando il giudizio critico dall’impostazione teorica “antistorica” winckelmanniana, dunque preoccupandosi di riconoscere in ogni epoca una specifica “volontà d’arte” (Kunstwollen), ha di fatto rivalutato epoche storico-artistiche ai suoi tempi considerate “decadenti”, come ad esempio i periodi Tardoantico e Barocco.

Punto di vista e narrazione

In passato Alessandro Cutrona si era occupato, nel saggio L’attualità della mise en abyme nelle opere di Peter Greenaway e Charlie Kaufman (Mimesis, 2017), di quei rapporti di somiglianza tra un’opera e il suo contenuto, tra la realtà mostrata e quella contenuta, che danno vita a un gioco interpretativo senza fine. Se la narrazione è un modo di organizzare la realtà, sostiene Cutrona, allora opere come i romanzi e i film sono da intendersi come delle istruzioni utili per creare un processo immaginativo, mentre il meccanismo narrativo a cui si è fatto ricorso ha a che fare con la percezione della realtà.

Il corpo e la performance

Slittamenti della performance è un interessante progetto editoriale sviluppato da Postmedia Books in due volumi che ripercorrono la nascita, lo sviluppo e le articolazioni della performance art a partire dagli anni Sessanta del Novecento per giungere fino ai giorni nostri. È stato da poco dato alle stampe il primo dei due volumi – Slittamenti della performance, Volume I. Anni 1960-2000 – in cui la studiosa Teresa Macrì passa in rassegna le principali esperienze performatiche novecentesche indagandone significazioni, sconfinamenti e portata critica nei confronti delle categorie socio-politiche e artistiche.

Flâneur a Berlino tra passato e presente

Di Gian Piero Piretto, di cui avevamo scritto a proposito del suo Quando c’era l’URSS. 70 anni di storia culturale sovietica (Raffaello Cortina Editore, 2018), è ora giunto in libreria, per il medesimo editore, Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato (2020): un imponente volume che, impreziosito da illustrazioni di Manuele Fior, attraversa Berlino con il passo, lo sguardo e lo spirito del flâneur che ama perdersi nel camminare senza meta.

L’ecosostenibilità dell’arte secondo Gaia Bindi

La questione ecologica e ambientale ha fatto capolino all’interno del mondo delle arti visive contemporanee sul finire degli anni Sessanta e se, in qualche modo, resta presente, magari sottotraccia, in tale contesto nei decenni successivi, è tuttavia soprattutto negli ultimi tempi che la questione ecologica è riemersa prepotentemente in ambito artistico in corrispondenza con una sempre più diffusa presa di coscienza circa la crisi ambientale provocata dall’era antropocentrica e in particolare dal cinismo spietato del sistema di sviluppo egemone.

Pier Vittorio Tondelli: dalla generazione all’individuo

L’opera dello scrittore Pier Vittorio Tondelli è al centro del volume Dalla generazione all’individuo (Mimesis 2020) scritto da Olga Campofreda, docente presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra. La studiosa, avvalendosi anche della lettura di alcuni inediti dello scrittore, ha approfondito la rappresentazione della giovinezza nell’opera tondelliana evidenziando il suo rapporto con la tradizione letteraria nazionale.

La città spontanea. L’urbanistica di Jane Jacobs

L’ordine urbanistico progettato dai pianificatori delle città non dovrebbe mai sostituirsi a quell’ordine sociale fatto di piccole e inaspettate attività umane alla base della vitalità della città che è possibile cogliere soltanto attraversandola camminando. Non è ragionando “dall’alto” che vanno pensate e modificate le città ma immergendosi tra la gente che le vive a livello del suolo.

Un altro sguardo è possibile: Tano D’Amico

“L’immagine può fondersi con la realtà? Può modificare la realtà? Non dopo, ma prima di essere realizzata – perché lo sappiamo tutti che poi, una volta resa pubblica, l’immagine influisce sulla realtà. È di questo che abbiamo vissuto, cineasti, fotografi di movimenti...

La commedia operaia di Alberto Prunetti

“Gente strana i quattrinai. A quei tempi i riccastri io li compativo. Renato mi diceva che i ricchi erano delle mezzeseghe, c’avevano l’allergia alla fatica, stavano sempre a palle pari eppure erano sempre stanchi, perennemente infastiditi da cose che a noi ci facevano vento. E poi c’avevano le mani come uno scolapasta e ’un sapevano fa’ nulla. [...] coi miei occhi di bimbo vedevo che anche i figlioli dei ricchi erano davvero strani.

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