“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Luca del Vaglio

Les Voyages de Lubylu – ELEZIONI AD AUSCHWITZ

“Fabriuzza, ho sta Central Schiums a telefono, la compagnia di sfardella con cui mi hai fatto il biglietto aereo per Cracovia. So tre giorni che mi azzelleano con mail e telefonate, ma che bbonn’? Non si capisce niente! Parlano un po’ inglese e un po’ lacco… tieni, parlaci tu!”.
Hallo! Fabrizia speaking… Yes, Luca del Vaglio… Perfect… of course… thanks a lot… have a good day!”.
“Allora che volevano?”.
“Liuc, niente di che. Dice che l’aereo domani non parte più da Ciampino ma da Fiumicino”.
“Ottimo, molto meglio!”.

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7° GIORNO

Bisogna dirlo, Julia ha un grande pregio, quando siamo soli mi fa sentire intelligente.
Ieri sera dopo il mio meraviglioso giro per la città in assoluta libertà e la cena lievemente piccante a base di curry, sono ritornato in albergo co' tutta 'a vocca appicciata. La dott.ssa Jenadostovic mi aspettava in camera per aggiornarmi sulla riunione con il Museo.

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6° GIORNO

Merry Christmas, Merry Christmas, pure la sveglia stamattina alle 6.45 mi ha detto Merry Christmas... sempre perchè qua Natale non esiste.
Fuori non c’è il sole di ieri, il cielo è di nuovo coperto, si sa che a Pasquetta il tempo è sempre 'na zoza.
Pasqua, Pasquetta o Natale, un fioretto si deve fare: voglio essere buono ancora di più di quanto lo sono stato in questi giorni; ho deciso di non parlarvi della nostra Jenadostovic, ma solo per today, non vi preoccupate.

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5° GIORNO

Sveglia sempre alle 7.00, come tutte le mattine. Ma ogni mattina mi aumenta il dolore di stomaco, dolore dovuto più che ai piatti prelibati cinesi, ai bocconi amari serbi.
Vasca idromassaggio, colazione, bicchiere di acqua calda, fietaxi.
Oggi è una splendida giornata, più che la vigilia di Natale, sembra Pasqua, in uno di quei ridenti giorni primaverili. Il cielo è azzurro e splende forte il sole e tutti i cinesi vengono al Mant con l'ombrello, giustamente... non sia mai che s'avesser' abbronza' nu poco.

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4° GIORNO

"Che puzza"
E' la frase che JJ dice più spesso. Non a torto, anche se credo che gli slavi non è che sanno 'e gelsomino.
Al secondo posto: "Just in case", c' piace assai. All'inizio pensavo che sta Justine fosse una di Discovery.
Al terzo: "Wait, wait, wait“ l’aspetta, aspetta, aspetta che conosciamo bene.
Ma da quando siamo arrivati s’è presa la fissazione di parlare male di Greenpy. "Ha poco idee, ma confuse. Si agita. Non é operativa. Confonde lo staff".
Eppure mi ricorda qualcuno…
Certo in questi giorni Peace è stata poco presente e guardava Jenadostovic con lieve diffidenza, perché mai? Ma stasera nel fietaxi Julia mi ha raccontato che hanno un po' parlato, e lei si è sfogata, poverella, abbandonata da settimane qui a Taiwai da Audio International, la nostra casa madre. È tanto carina Green. (Oh! sta rientrando ora in albergo, è tutta contenta per il banco; quasi quasi le faccio leggere cosa si dice in Serbia di lei). L'unica sua grande pecca è quella di non sapersi alliccare il Cliente. Cosa che JJ e io sappiamo fa talmente bene, che oggi ho rischiato di vomitare. La Tzetzelchia, infatti, ci adora e stamattina quando ci ha visto, ci ha riempito di complimenti, ha detto che siamo le prime due persone di Discovery very professional. La nostra presenza è un grande regalo. Immaginatevi la reazione di Juliuzza: una serie di pompe idrofobe sono ancora al lavoro per prosciugare il Mant.
'Ste giornate iniziano troppo presto e finiscono troppo tardi, chiuso ind' a chillu Museo, che non sono riuscito ancora a visitare, sto facendo 'a fine e Lobeltino. Oggi altre talantelle con Jena che mi scoccio pure di raccontare. Le stesse che avvengono quando siamo in Vaticano, cambiate solo lo Stato e la lingua e ricordatevelo bene: non comprende nulla di quello che le si dice. Ogni volta che chiedo di tradurre inizia sparata, poi si blocca, dice che il concetto non è chiaro, poi mi chiede che ne penso... ma se non agg' capito che ne posso pensare?
Alla fine le sue ultime parole:"Just in case.. wait, wait, wait".
Sto fatto mi puzza.
Oggi 'a birreria (Joyce) ha tradotto il modulo di iscrizione per la GloupInToul Cald in cinese: sfizioso assai, me lo sono fotocopiato, lo metterò nel curriculum, vicino alla foto col Papa.
Verso le 19 di stasera, con Greenpeace, ci siamo messi a vedere il suo booking System, brava. Mi ha chiesto dei consigli. Io le rispondevo e JJ rideva per il mio Inglese. Green Peace comunque capiva cosa dicevo, non so come, ma capiva. Non contenta, JJ ci ha fotografato, foto niente male: Green, il computer ed io che 'mmane ind' e capill’. Ma ciò non ci distraeva e allora JJ ha iniziato a scaricare le foto che abbiamo fatto fino ad ora, e ce le ha fatte vedere. Ma Green ed io abbiamo ricominciato a parlare e allora JJ continuava a ridere (la famosa risata-poor Luca was trying so hard-). Noi tranquilli, Pace a chiedere ed io a rispondere. Allora la slava si è messa a cercare foto mie che aveva sul computer.
"Luca vieni a vedere!”.
"Je', un momento sto parlando co' chesta".
Quindi ha deciso di venire lei da noi, si è seduta sulle mie gambe e ha cacciato dal cascione una foto a tavola a Roma con voi (è stato bello rivedervi), la grande capa Marta e Andrew 'o chef! A questo punto Greenpeace l'ha inserita nella nostra conversazione, che poi è diventata inesorabilmente la loro.
Poco male, c'aggia fa’. I' so' suggelitole. E ormai il mio grado di attenzione era finito da tempo. Diciamo che dopo le 17 faccio una fatica a rimanere sveglio. Nu suonno esagggerato!
Sono le 21 ed il banco GIT del Mant, quello che ha ridato il sorriso alla girl-friend del giovane Woody Allen è pronto. In sole sei ore (tre ieri e tre oggi) è stato costruito, non assemblato, proprio costruito dal nulla dagli opelai del museo. Fanno paura 'sti cinesi. Sei metri, laminato in nero, trentadue cassettoni ad incastro e scomparsa, con chiusura a chiave. Tutti gli spazi preparati per inserire i nuovi rack EJ con le prese di corrente nel retro, già attivate.
In sole sei ore la macchina opelativa taipanese ha realizzato la più imponente e mastodontica opera cinese dai tempi della Muraglia.
A proposito: e se ci facessimo costruire una bella muraglia al posto delle Mura Vaticane?
“July, perché non ne parli a Bullonelli?”.

(CONTINUA)

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3° GIORNO

C’è il sole, finalmente c’è il sole, anche qui esiste, palliduccio, giallino, con i raggi storti, ma esiste.
Inizia la giornata della pazienza.
Stamattina avevamo i primi gruppi da servire, ancora non è partita la cosa ufficialmente ma già ci sono degli EJ, i nuovi modelli di Gruppintour, che vengono utilizzati. Jenadostovic corre a destra e sinistra cercando di organizzare lo staff. Non ve la descrivo perché l'abbiamo vista un sacco di volte in Vaticano; però qui si spala la posa e i cinesi l'ascoltano, non sanno a cosa stanno andando incontro; io la evito, sorrido, cerco di fuggire dalla sua ansia a mille. Tutto ciò davanti la Tzetzelchia, la vicedirettrice del Mant che vuole vedere con cronometro alla mano, se siamo veloci a servire un gruppo.
Juliuzza è allenatissima, ha passato tutta la notte ad attraversare i semafori.
La mia sopportazione stava già a mille. Pensate che poi, tra un ansiolitico ed un altro, faceva pure la spiritosa, spiritosa poi… faceva ‘e cretinate che faccio io; tipo scendeva in ascensore con lo staff e parlava con lo specchio. Nel suo inconscio devo essere il suo mito. Sta messa proprio malestovic.
Comunque il top lo raggiunge poco dopo. La Tzetzelchia, che tra l'altro è stata calinissima con noi due, mi chiede di far vedere alle guide come si utilizza il GIT. In quel preciso istante la selba mi dà una gomitata e si mette al posto mio... una gomitata! Da espulsione, da rosso diretto! Sono rimasto allibito, mi sembrava una di quelle ragazze del college che mettono il topo nell'armadietto della loro rivale di studi. Grande pazienza, mi allontano sorridendo. Ma una capata alla Zidane sarebbe stata più onesta.
Intanto arriva Chatlee Basilin, il tecnico che vuole delucidazioni sui nuovi radio sistemi; mentre mi inizia a parlare fa un rutto esagerato! Non mi sembra vero. Guardo fuori alla finestra pensando che stia ricominciando a piovere. Potevo mai immaginare che qui è una cosa normale?
Dopo 10 minuti e 7 rutti, mi chiama Julia in ufficio con la voce strozzata dalla paura: "Lu…ca pu... oi venire subi… to che stanno arriv… ando altri 3 grup…ppi?".
"Ok, arrivo! Chatlee, have you anything to say to Julia?”.
Ve lo immaginate se anche il nostro tecnico di Roma fosse così?
"Luca ce stanno 2 GIT riparati (rutto), e poi ce sarebbe da fa er inventory (rutto), chissà se sta a piove ad Edimburgo (doppio rutto).
Tolno dalla Jenadostovic che mi racconta una strana storia sulla Tzetzelchia, che è felicissima della nostra presenza (è vero), che ci ha invitato a pranzare con lei (è falso), e che si è fatta dare i soldi da lei per comprarci il cibo (è vero). In realtà si era solo prodigata a farci acquistare qualcosa di diverso dal solito, magari commestibile… Infatti tornando più tardi nell’ufficetto troviamo due piatti take-away e 2 coche.
"JJ, ma non dovevamo mangiare con la direttrice?". Silenzio.
Il fatto è che in questi giorni ho scoperto che serbo-poco-ma-serbo comprende l'Inglese ancora meno di quanto comprenda l'Italiano. Già in altre occasioni quando parlava con Shampoo e Greenpy aveva capito fischi per fiaschi, o come si dice qui a Taipei, rutti per tuoni.
Nel pomeriggio apriamo i pacchi con i nuovi EJ che sono di due famiglie diverse. Ne parlo con Chatlee che (tra un rutto e un altro) si mette subito al lavoro. Riferisco a JJ che dice ok, spalandosi la posa con Shampoo e Greenpeace; ad un certo punto, però, si incarta talmente tanto tra canali, famiglie, sistemi, frequenze, che "Wait, wait, wait July !”. La blocco e chiarisco la cosa a Peace.
Da quel momento inizia un pomeriggio diverso, con Jenadostovic più tranquilla, che non ti interrompe, che non ripete la stessa cosa che hai detto, che non chiede il suggelimento e poi lo fa passare per una sua deduzione.
Shampoo dopo poco parte per Londra, mi dice “Thanks for your help!”.
Le ricordo che mi sta per scadere il contratto e che Isidora vorrebbe farmelo partire dalla befana... Sto scherzando non le ho detto niente!
Le ho solo risposto: “It's my job". Eh? Mesi e mesi di incomprensibili corsi serali d’Inglese per dicere sta frase.
Al Mant c’è una ragazza che fa la Site Manager ed un’altra che gestisce le prenotazioni. Sono Lilly e Joyce, hanno il nome di un caffè ed una birreria, ma sono carine, nel senso di gentili e si danno veramente molto da fare. Insieme a loro e agli ab-bo-na-tiell, 1000 ricevitori GIT trovano un'anima ed una batteria. Devo dire che gli ab-bo-na-tiell oggi ci hanno piacevolmente sorpreso. A parte che si facevano le foto con me, e questo già mi ha reso felice; ma poi si mettono là e fanno quello che gli dici; hanno montato un caricatore rack enorme con una velocità disarmante, delle vere e proprie folmiche opelaie... fanno paura sti cinesi.
Anche oggi la giornata è stata tutta al Mant. Cena con Pizza Hut nell'ufficio e Woody Allen che fa foto allo staff e che magna!
Poi Julia dice vado a fumarmi una sigaretta fuori. Dopo un minuto suona l'allarme antincendio. No, non era stata lei. Erano gli operai che stanno costruendo il banco GIT. Sei metri di legno laminato con cassetti enormi, predisposizione ai collegamenti elettrici e all’inserimento di caricatori; e lo stanno costruendo con una velocità impressionante: fanno veramente paura sti cinesi!
"Luca, sai che ti dico? Ci facciamo dare il nome della ditta e ci facciamo costruire un banco uguale per il GIT in Vaticano, tanto a gennaio deve venire in Cina il direttore dei Musei Vaticani Bullonelli, e glielo facciamo approvare da qui!”.
"E poi c'o mettimm' ind' a valiggia".
Breve incontro anche con il direttore del Mant che con casco bianco da minatore è arrivato per controllare lo stato dei lavori. ‘Na cosa piccolina, cu 'na cravatta improbabile. Lo salutiamo con l’inchino, il migliore: l’inchino Brodino. Sì, il famoso inchino che JJ fa ogni volta che incontra a San Pietro S.E. Mons. Brodino, e che il prelato ripete quasi sincronicamente, credendo si tratti del saluto tipico delle aziende multinazionali.
È tardi, l'ora del consueto taxi, l'ennesimo tassista cinese con la sua foto sulla licenza che non gli somiglia mai; la musica classica; i sedili in pelle consunta; il lieve fetore; la strada sempre diversa, e l'ultima serbata della giornata:
"Luke, ma lo sai che mi ha detto Lilly?!? Che lo staff non viene pagato ad ore. No. Pensa che cosa assurda! Loro poverini possono lavorare quante ore vuoi e prendono sempre lo stesso compenso al mese!”.
"Jena, da noi si chiama contratto a progetto...".

(CONTINUA)

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2° GIORNO


Il risveglio è il momento più bello. Vuoi vedere che mi so' sognato tutto? Sono in uno dei letti di Roma o in quello di Napoli? No! Apro gli occhi e sono davvero a Taiwai, e' tutto vero! Anche il gelato agli spinaci di ieri sera non l'ho sognato: io lo mangiavo con faccia schifata e shampoo Clear mi fotografa divertita. Ed è vero anche questo letto matrimoniale alla cinese. L'unico al mondo con la larghezza più lunga della lunghezza! Stanotte ho dormito parallelo ai cuscini.

Les Voyages de Lubylu – Natale a Taipei_8 giorni in 8 mail

Bangkok – 1° GIORNO

A Fiumicino in attesa di JJ, la mia responsabile Julia Jenadostovic casualmente in ritardo di soli quaranta minuti, l'hostess del check-in ha cercato in tutto i modi di farci volare in business, solo perché l'avevo fatta ridere. Non c’è riuscita, però è stata affettuosa. Il viaggio è andato, Julia tranquillissima fino a quando non ha deciso che doveva riposare. Allora ha preso cinque camomille, tre melatonine, quattro sedativi più i due calmanti che aveva ingerito a casa. E da quel momento non ha trovato pace. Il tempo è infinito, dopo cinque ore vorresti scendere che non ce la fai più di film che non capisci, giochi dalle istruzioni impossibili e musica che non sentiresti neanche con Pizzarco, il mio fratello che si spaccia per critico musicale.

Andy & Andy

Nell’affascinante e complesso mondo culturale di oggi, può accadere che nello stesso periodo, nella stessa nazione, a pochi chilometri di distanza, venga celebrato lo stesso artista in due differenti mostre. E se quell’artista è il maestro della rappresentazione seriale, la cosa non può di certo stupire.
Andy Warhol è a Roma ed è a Napoli raccontato attraverso le sue opere più significative, in due immersioni espositive diversamente simili.

Lost in Landscape

Nel più remoto e organizzato dei musei contemporanei del nostro Paese, si è realizzato quasi un sogno, un evento straordinario. La modernità spesso specchio nullo del tempo e visione pessimistica della quotidianità, esprime questa volta il suo aspetto più chiaro, realistico ed affascinante. E lo fa su una tematica saccheggiata divinamente nel corso dei secoli dell’arte con risultati immensi: il paesaggio.

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