"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sabato, 26 Ottobre 2013 02:00

Dai diamanti non nasce niente

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Dal 25 settembre al 17 novembre, presso gli spazi del MACRO (Museo d’Arte Contemporanea Roma), è visitabile la prima esposizione in un’istituzione pubblica italiana di Imran Qureshi, artista pakistano proclamato "Artist of The Year" dalla Deutsche Bank e attualmente in mostra alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e al Metropolitan Museum of Art di New York.1
La mostra consta di circa trentacinque opere tra miniature, tavole e installazioni site-specific tra cui And They Still Seek the Traces of Blood, già proposta lo scorso aprile a Berlino alla KunstHalle della Deutsche Bank.
Quest’opera è realizzata esclusivamente con fogli di carta sui quali l'artista ha fatto stampare i dettagli fotografici di macchie di colore puro rosso lasciato cadere su superfici diverse. I fogli sono stati accartocciati uno per uno fino a formare una gigantesca montagna, alta circa 3,40 mt2nel punto più alto, che occupa quasi tutta la superficie della sala dedicatale, lasciando libero per il passaggio dei visitatori solo uno stretto corridoio.

Un cumulo di macerie, i resti di un'esplosione sporcati da quel colore rosso che tanto ricorda il sangue unita al silenzio dei locali, rotto solo dai passi di qualche altro visitatore, suscitano una fortissima reazione emotiva. Ci si sente spettatori involontari di un day after giusto, evocato e mai consumato che diventa, sotto i nostri occhi, una possibilità tangibile, un pericolo quasi percepibile. Un incredibile senso di vuoto si fa chiaramente strada attraverso le migliaia di fogli di cui è disseminata la sala, urlando in silenzio e cantando una nenia in una lingua antica e dimenticata.
L'hic et nunc è un concetto cardine della poetica di Qureshi, You who are my love and my life's enemy too, ad esempio, è stato dipinto in seguito ad un attacco terroristico al Ra Bazaar di Lahore nel 2010, sua città natale nella quale ancora vive e insegna. Da quel momento il sangue è diventato il leit motiv delle sue opere. Il luogo dell’attentato, particolarmente familiare perché molto vicino alla sua abitazione, si trasforma agli occhi dell’artista nella rappresentazione esemplare della distruzione e della morte, forse anche della caducità della vita stessa. Durante la conferenza stampa tenutasi al MACRO3 il 23 settembre 2013, l’artista stesso ha ricordato come a volte, dopo un evento tragico avvenuto in un luogo pubblico, esso diventi inaccessibile alla cittadinanza per dar modo alle autorità di svolgere le indagini. Uno spazio solitamente legato ad una dimensione privata, oltre che pubblica, fatta di ricordi e abitudini, diventa in tal modo estranea, un’isola autonoma regolata da autonome leggi spazio-temporali dalla quale i cittadini vengono espulsi e spesso non adeguatamente informati sulle vicende.
Nonostante gli sconvolgimenti politici che il Pakistan ha subìto negli ultimi decenni e che Qureshi ha, come tutti i suoi connazionali, vissuto sulla propria pelle, l'artista ha scelto di non abbandonarsi del tutto al cinismo ma di adottare, come se fosse una firma, una sigla distintiva, un sobrio decorativismo floreale – vero e proprio filo rosso, non a caso, che lega molte delle sue opere – che rappresenta ai suoi occhi un motivo di speranza. Viene in mente la perfetta unione di eros e thanatos, di morte e amore inteso come stimolo alla creazione, in questo caso anche artistica, incarnati da questi boccioli che emergono, quasi come se fossero generati, da colate dapprima informi di colore puro. L'artista lascia colare sulla superficie prescelta un sottile rivolo di colore e con un pennello finissimo, quello usato dai miniaturisti, ricava con pochi ma esatti gesti i contorni di quelli che chiama germs of hope, che con i loro petali impalpabili e delicati rimandano ancora una volta alla caducità non solo della bellezza, ma anche del dolore e più in generale della vita stessa.
Questo dettaglio è riscontrabile anche in Blessing upon the land of my love, opera con la quale partecipa alla decima edizione della biennale di Shariah nel 2011. Il titolo consiste nella traduzione inglese di un componimento poetico di Shoaib Hasmi, realizzata dal poeta Faiz Ahmed Faiz. In occasione della biennale Qureshi ha coperto il pavimento con schizzi di colore rosso puro dai quali emerge un delicato fogliame che si diffonde e sembra quasi prendere vita intorno ad uno scarico usato per lo scorrimento dell'acqua. L'opera potrebbe essere considerata la rappresentazione visiva dell'insofferenza e del dolore provato per la propria nazione afflitta dalle conseguenze del conflitto politico e religioso ed è esperibile solo attraverso il movimento del fruitore e la visione dall'alto.
Il sottotesto politico-sociale ha trovato la sua strada nel lavoro dell'artista attraverso il suo interesse per gli spettacoli di burattini, grazie ad una trasmissione televisiva chiamata Kalian sulla tv pakistana. Il programma andava in onda durante la dittatura di Muhammad Zia-Ul-Haq negli anni '70 e sebbene il regime provvedesse sovente alla censura e al controllo delle informazioni mediatiche questo programma non ne subì mai gli effetti, probabilmente perché la satira era intelligente e acuta, come la definisce lo stesso artista. Allo stesso modo uno degli obiettivi che Qureshi si è posto è proprio quello di trattare del panorama odierno socio-politico con penetrante acume.4
Una buona parte della mostra è dedicata alle sue eleganti e inaspettate miniature: presso il National College of Art di Lahore, infatti, ha iniziato a seguire le lezioni di Salima Hashmi. La disciplina impartita dal professore era particolarmente severa: bisognava lasciare le scarpe fuori dall'aula, sedere a gambe incrociate e trattenere il fiato durante la pittura. Il giovane artista in un primo momento avvertì quanto ciò fosse contrario alla sua personalità e al suo modo di lavorare ma, dopo qualche tempo, realizzò che i risultati di un duro lavoro portano sempre una grande soddisfazione.5
Durante lo studio della storia e della tecnica della miniatura le prime domande che si pose riguardarono la figura umana e il motivo per cui fosse sempre presente nelle miniature. Qureshi prese una decisione importante: rimanere nei confini della tradizione restando creativo, portare elementi tridimensionali in un mondo figurativo costituito da millenni solo da immagini bidimensionali.6
In una prima fase del suo lavoro decise di non inserire le figure umane ma di indagare con mezzi e modalità nuove lo spazio, per esempio tagliando la superficie del wasli in modo da ottenere forme tridimensionali. Quando, tra il 1989 e il 1996, la figura tradizionale tornò ad essere la protagonista delle sue miniature occupò, in virtù del precedente studio sugli ambienti e sui tòpos spaziali della miniatura, ambienti contemporanei. Successivamente anche gli abiti dei protagonisti valicarono il tempo e, con un sorprendente balzo in avanti, acquistarono fogge moderne. Lo stesso Qureshi ha dichiarato di non aver mai introdotto cambiamenti in modo razionale ma di aver accolto spontanee suggestioni.
Nelle opere di Qureshi il blu profondo dei bordi delle miniature diventa lo sfondo del dipinto; l'oro, con le sue molteplici allusioni allo spirito e al divino, diventa un campo astratto e al tempo stesso il terreno sul quale incorniciare finemente dettagliati ritratti dell'artista e dei suoi amici. Il rosso evoca il sangue e la violenza e spesso, nelle sue prime opere, è accostato al bianco e al blu a ricordare la bandiera americana e gli effetti del suo intervento in Pakistan e nelle regioni limitrofe.
L'astrazione farà la sua comparsa nelle miniature con una serie di lavori chiamati LOVE STORY e con la serie MISSILE SERIES che tratta della corsa agli armamenti indopakistana. La sfida era impegnativa ma sicuramente affine allo spirito che da sempre anima il modus operandi dell'artista: tendere all'estremo i limiti della tradizione senza tuttavia valicarli mai, tanto da riuscire a coniugare l'espressionismo astratto e la tecnica della miniatura in un'unica straordinaria mostra personale.

 

Imran Qureshi. Deutsche Bank’s Artist of the Year 2013
di Imran Qureshi
Macro (Museo d’Arte Contemporanea Roma)
Roma, dal 25 settembre al 17 novembre 2013
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1) Per avere informazioni più dettagliate circa le date di apertura e chiusura delle due esposizioni menzionate: http://www.museomacro.org/it/imran-qureshi-deutsche-bank%E2%80%99s-artist-year-2013.
2) La misura riportata è approssimativa data l'impossibilità logistica di misurare con assoluta precisione l'installazione.
3) Non dispongo di fonti scritte, solo della mia testimonianza visiva.
4) Artist of the Year by Deutsche Bank Imran Qureshi, 2013, Germany. Il catalogo è scritto in lingua inglese e tedesca, tutte le traduzioni sono state realizzate da me e non sono testuali.
5) Ibidem, p. 15.
6) Ibidem, p. 19.

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