“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Sabato, 21 Settembre 2013 02:00

Il quadernaccio di Sam Weller (n. 6): Fixed di Francesco Taurisano e Edenlandia di Vincen Beeckman

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Questo racconto comincia con “o uaglion ra cpoll” (uso questa grafia perché è una citazione da fonte diretta: il manifesto funebre – mi perdonino i “napoletanisti” che inserirebbero qualche apostrofo e che correggerebbero la forma "cpoll" in "cepoll"). Si tratta di uno di quei nomignoli di quartiere (che nei Quartieri Spagnoli, residenza d’elezione di Sam Weller, sono ancora molto usati fino a divenire un “vero” nome) utilizzati per caratterizzare l’esistenza lumpen di molti personaggi in via d’estinzione e per riempire i manifestini di morte.

O uaglion ra cpoll è morto agli inizi di agosto e una delle più grandi arterie dei Quartieri Spagnoli restò bloccata da transenne (rubate al cantiere della metropolitana) per non disturbare una lunga veglia di ventiquattro ore. Nessuna auto e nessun motorino si permetteva di protestare, nessun clacson suonato – rarità nel luogo d’elezione di Sam Weller. Del resto che ci volete fare, era morto o uaglion ra cpoll.

Il cordoglio del quartiere era selvaggio, volti disperati e silenziosi erano gli ultimi omaggi. Il dolore era denso e lo si poteva sfogliare fino a raggiungerne il cuore. Noi abbiamo conosciuto o uaglion ra cpoll il primissimo anno che ci siamo trasferiti nei Quartieri, viveva in una sorta di basso/negozio in cui vendeva birre Peroni e patatine, soltanto questo. Per un periodo aveva provato con qualche detersivo e altra misera mercanzia, ma aveva avuto poco successo. E comunque la sua attività si spense dopo poco. Era strano o uaglion ra cpoll, aveva un’anziana madre che vagava per il basso/negozio e non parlava ma mormorava o grugniva, sdentata e simpatica, era per chiunque incomprensibile, ma il figlio la intendeva benissimo. Un perfetto quadro familiare lumpen partenopeo. Ricordo ancora lo sguardo della madre che incontrava prima il mio e poi la sicurezza di quello del uaglion ra cpoll, i loro sguardi erano interrogativi, curiosi mai offensivi, quanto dovevo sembrare strano a loro!, ma poi mi sorridevano. Una famiglia accartocciata nella tasca del tempo. Il prezzo delle Peroni, ricordo, cambiava di giorno in giorno, una volta 1€, una volta 1,10€, alcune volte mi diceva “dammi qualcosa”, altre volte non capivo il prezzo e lasciavo lo stesso un’offerta, se le birre erano mettiamo cinque o sei, il conto diveniva imbarazzante, la cifra richiesta non era divisibile per cinque o per sei e proprio per questo non si facevano storie, bisognava che le cose andassero come dovevano, probabilmente in certi momenti del passato la matematica doveva essere stata un’opinione del uaglion ra cpoll. Non l’ho mai capito fin in fondo o uaglion ra cpoll, per me era (ed è) un mistero. Non ho mai capito se chiedesse scusa per il ritardo con cui era giunto al mondo, era un uomo che invece di nascere nel passato pre-moderno partenopeo aveva deciso di conoscere il XX secolo e addirittura il terzo millennio. Comunque, il suo ritardo era evidente, forse dovuto al resto del mondo piuttosto che a lui.

Insomma, la questione è questa. La seconda inaugurazione che abbiamo visitato era di un fotografo belga, Vincen Beeckman, che è stato varie volte a Napoli e ha immortalato cose e persone, paesaggi e particolari della città partenopea. Niente che non sia mai stato fatto. Anche perché Napoli fa spettacolo di per sé, non c’è niente di più facile che fare buone foto (antropologiche: la “mitica” bananara della Pignasecca è già arte semplicemente quando respira) a Napoli. L’allestimento era organizzato in questa maniera: alcune foto di grande formato su alcune pareti mentre su altre foto molto piccole e disseminate. L’idea è stata efficace, la ricerca del significato di uno scatto in una parete con trenta quaranta immagini è stata divertente. E così guardando una dopo l’altra le immagini, all’improvviso compare o uaglion ra cpoll. Seduto proprio lì, in quel basso dove lo vedevamo sempre affacciato, su un vecchio divano, ammalato e rimpicciolito, tra la moglie che scopre il suo formosissimo seno all’obiettivo e un’altra donna, uguale a tante altre, che in un altro scatto la invita ad abbassare la maglietta. Seduto tra le due, rannicchiato e sornione come una sorta di bambinaccio malizioso, sempre o uaglion ra cpoll. Anche le altre foto avevano la loro efficacia, anche se dipingono, per uno spettatore non attento o comunque poco conoscitore di Napoli nella sua complessità, una serie di stereotipizzazioni di cui però non possiamo dare colpa a un belga.

Prima di giungere alla mostra di Beeckman, che si tiene al piano terra del PAN, eravamo stati al primo piano dove c’era l’inaugurazione di Fixed di Francesco Taurisano.

Questa esposizione muove proprio dall’aggettivo inglese fixed e dalla duplicità di significato che porta con sé: da un lato bisogna intendere qualcosa di determinato e prefissato, cioè definito da una determinata causa, dall’altro però viene utilizzato anche per intendere una predeterminazione, una sorta di destino fissato. L’idea – ci viene raccontato – nasce dal fatto che, secondo alcuni studi anglosassoni, determinate abitudini, come ad esempio gli esecrabili vizi del fumo e del bere, sarebbero ereditati dal bambino qualora la madre ne faccia uso durante la gravidanza. Io, di certo, mi capitava di pensare mentre tornavo a casa, sono proprio l’eccezione che conferma la regola, mia madre non ha mai fumato né in gravidanza, né prima né dopo, e per quanto riguarda il bere, soltanto per brevi periodi, un mezzo bicchiere di rosso a pranzo e un mezzo a cena. Io, qualcosina in più.

In esposizione ci sono sei lavori di grande formato, pannelli fotografici lenticolari con effetto flip, si tratta in poche parole di sovrapposizione di più immagini ad altissima risoluzione che danno l’idea del movimento se ci si posta da un lato all’altro dell’opera. Un po’ come alcune sorprese delle merendine anni ’80. In una si vede un blister di pillole, in un’altra una donna che porta alla bocca una sigaretta, in un’altra ancora una birra che riempie un bicchiere. La riflessione è ovviamente sul rapporto tra destino fissato (non da Dio, ma dalla fisiologia) e libertà umana, niente di più complesso oggi in tempi di neuroscienze, che, ben al di là di un’analisi comportamentale, mostrerebbero come le nostre azioni sarebbero del tutto dominate da collegamenti neuronali sui quali la nostra (chiamiamola) “coscienza” non ha alcuna presa. Le decisioni partirebbero prima di emergere al livello della coscienza, secondo alcuni esperimenti e scienziati c’è poco da fare, è così. Insomma, gran brutta bestia la scienza quando si mette in testa di scoprire che non siamo liberi.

E così, mentre ce ne ritorniamo verso la nostra abitazione “quartierana”, mi capita di pensare a una possibile connessione tra o uaglion ra cpoll e la mancanza di libertà sulla quale si affannano i neuroscienziati odierni. Insomma, se è tutta questione di neuroni, chissà quanto dovevano essere strani, sbilenchi e malconci, quelli del uaglion ra cpoll!

 

(di-vagazione: 17/09/2013; imbrattamento di carta: 18/09/2013)

 

 

 

 

Fixed

di Francesco Taurisano

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Napoli, dal 17 al 1 ottobre 2013

 

 

Edenlandia

di Vincen Beeckman

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Napoli, dal 17 al 30 settembre 2013

 

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