“Chi è l'autore di uno spettacolo teatrale? Secondo me nessuno: a teatro è sempre un terzo magico che parla ed è costituito dalla relazione”

Massimiliano Civica

Lunedì, 10 Giugno 2013 02:00

Olympia e Venere

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Vicine, quasi a sfiorarsi, senza mai che nessuna delle due volga all'altra lo sguardo. Vicine, quasi a toccarsi, nella loro infinita bellezza, si lasciano ammirare, osservare, studiare. Vicine, quasi reali, come due donne di epoche diverse, create da due mani diverse, ma che provocano eguale emozione. L'Olympia di Manet e La Venere di Urbino di Tiziano, per la prima volta sono esposte insieme, l'una accanto all'altra, nel magico scenario lagunare di Palazzo Ducale.

La mostra Manet. Ritorno a Venezia offre questo incontro emozionale irripetibile, sacralizzazione della recente teoria che il pittore francese nelle differenti fasi della sua produzione subì inesorabilmente il fascino assoluto del Rinascimento italiano. E L'Olympia è il sommo risultato di quanto Tiziano abbia ispirato e generato nell'animus manetiano la voglia di sorprendere, di raccontare in modo nuovo un'arte apparentemente irraggiungibile. Così l'erotica e sensuale Venere sposa seducente e fedele, diviene la sfrontata Olympia, donna distaccata e noncurante nell'offrirsi all'osservatore, pronta a dispensare piacere seguendo unicamente la sua umoralità quotidiana.
La pittura di Manet precorre, anticipa il nuovo fare pittorico, quell'Impressionismo che troverà consapevolezza e cognizione nelle tecnica pittorica del quasi omonimo Monet; e la mostra attraverso nove entusiasmanti ed articolate sezioni, ripercorre l'iter pingendi del nostro, dalle sue origini fino alle opere della consacrazione, nelle quali è notevole l'influenza degli artisti che Manet ammirò e quasi incosciamente visse, durante i suoi viaggi in Italia. Tiziano ma anche Tintoretto, Lotto, Carpaccio e pure Raffaello.
E oggi restiamo in contemplazione dinanzi alla diversità delle sue creazioni. Le nature morte, preziose produzioni, le uniche realmente apprezzate dalla orba critica del tempo, che raggiungono forse il livello più alto con Anguille et rouget nel quale oltre la pittura fiamminga spicca evidente un richiamo al modus italiano forte e costruttivo. La lecture, Le balcon, Portrait de Mallarmé, quadri semplicemente eccelsi ove il suo estro pittorico rinnega le rigide regole accademiche e con l'uso di un cromatismo spigoloso diviene pura consacrazione. E nella chiave relazionale con il rinascimento del nostro passato, la mostra arriva pure a degli accostamenti arditi, che con Le Christ aux anges portano persino al Cristo sostenuto dagli Angeli del divino Antonello.
Alla fine anche le Dejeuner sur l'herbe, sebbene una copia, realizzata dallo stesso Manet ma dalle dimensioni inferiori, riesce ad emozionarci per quel modo andato ed innovativo di rappresentare la cultura en plein air che guarda sì a Vecellio e finanche al Sanzio ma che allo stesso tempo crea una nuova incredibile libertà dissacrando i tradizionali modelli rappresentativi.
Manet. Ritorno a Venezia affronta un momento pittorico, unico, indispensabile, solco insostituibile per la successiva moderna corrente del fare impressionistico; ma ci consente di abbandonarci infatuati nelle mani di un artista che col suo tratto inconfondibile e con irripetibile sfrontata originalità, riesce a descrivere, ispirandosi al passato e mirando al futuro, il quotidiano ed aristocratico incedere di un popolo, di un luogo, di un'epoca.
La sua epoca.

 

 

 

Manet. Ritorno a Venezia
Venezia, Palazzo Ducale
dal 24 aprile al 18 agosto 2013

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