"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 11 Maggio 2019 00:00

Il nudo maschile nella fotografia e nella moda

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La constatazione di una presenza sempre più diffusa del nudo maschile nel panorama visivo contemporaneo ha spronato Leonardo Iuffrida – esperto di arte e di moda, oltre che di fotografia – a realizzare il libro Il nudo maschile nella fotografia e nella moda (Odoya, 2019).

Il volume mostra come ciò che oggi risulta ormai consuetudine sia il risultato di un lungo percorso sociale e culturale in cui la fotografia, soprattutto di moda, ha avuto un ruolo centrale nel rispecchiare, oltre che influenzare, le modalità con cui l’uomo ha percepito e mostrato il corpo nel corso del tempo.
L’indagine di Iuffrida si è data come obiettivo quello di ripercorrere la storia del corpo maschile attraverso l’analisi di alcuni tra i più importanti fotografi che lo hanno immortalato. Lo studioso, oltre a passare in rassegna i principali fotografi che, a partire dall’Ottocento, di pari passo con l’evolversi della pratica fotografica, hanno affrontato il nudo maschile, si preoccupa di analizzare le modalità con cui l’uomo ha modificato l’approccio nei confronti del proprio corpo.
“Se dall’Ottocento fino al secondo dopoguerra l’uomo aveva un corpo pressoché invisibile, oggi definisce status e identità attraverso l’esposizione della propria nudità e l’esibizione della sessualità”. La storia della fotografia si intreccia presto con la “disgregazione dell’io”, disgregazione a cui l’uomo ha tentato di rispondere attraverso la “costruzione di sé” anche, se non soprattutto, attraverso il mezzo fotografico. “La storia della fotografia diventa così storia dell’uomo, del corpo maschile, dell’erotismo, della sessualità, dell’editoria, della moda, della liberalizzazione del nudo”.
Il volume, ricco di illustrazioni, si apre prendendo in esame il rapporto del nudo maschile con la fotografia a partire dall’Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento (“La crisi maschile e l’ideale greco” – “Sport, nudismo e guerra” – “Virilismo e fotografia omoerotica” – “Il secondo dopoguerra e l’estetica beefcake” – “Lo sbarco del nudo maschile nei media di massa” – “Il nudo nell’establishment artistico”), per poi passare ad indagare gli anni Ottanta del Novecento dedicando particolare attenzione a fotografi come Bruce Weber e Herb Ritts. Successivamente lo studio affronta il periodo comprendente gli anni Novanta e l’inizio del nuovo Millennio, esaminando sopratutto i lavori di Terry Richardson e Steven Klein, per poi chiudere, con un occhio di riguardo per la produzione di Mariano Vivanco e Nicola Formichetti, con gli anni più recenti, quelli in cui la costruzione identitaria e le relazioni sociali fanno i conti con il dilagare dei social media e dell’immagine digitalizzata che pone tutti sotto ai riflettori e in cui il nudo maschile risulta del tutto sdoganato, non senza contraddizioni. Il prezzo che l’emancipazione della nudità maschile potrebbe dover pagare è forse quello di doversi piegare ai canoni dettati dai media e dal mercato, visto che l’attuale atomizzazione sociale sembrerebbe indurre l’individuo all’ossessiva ricerca di una platea al fine di rafforzare la propria identità attuando una vera e propria strategia di “vetrinizzazione”, per dirla con il sociologo Vanni Codeluppi, tesa a costruire un’immagine della propria esistenza, e del proprio corpo, conforme a quelle comunicate dai network.
In un contesto in cui la distinzione tra pubblico e privato parrebbe ormai essersi dissolta, la costruzione identitaria sembra sempre più votata alla mera efficacia comunicativa al fine di ottenere un certo livello di popolarità, accettando così l’idea che tutto possa essere quantificato, misurato e valutato da indicatori di successo. Paradossalmente, se da un lato il corpo maschile sembrerebbe ormai aver conquistato il diritto a liberarsi dagli abiti, dall’altro rischia di essere divenuto esso stesso merce.
Il nudo maschile nella fotografia e nella moda si presenta come “un manuale per leggere le immagini di nudo maschile, una bussola per interpretare i comportamenti dell’uomo e alcuni fenomeni della nostra contemporaneità: la pornografia, l’esibizionismo, il sadomasochismo, il post-human, l’uso della pelle nell’abbigliamento, l’estetica dell’uomo di colore, i tatuaggi, la barba, l’underwear maschile, gli abiti genderless, il transgenderismo e la realtà queer nella fotografia e nella moda”. Quello di Leonardo Iuffrida è un libro che, oltre ad approfondire questioni riguardanti la nudità maschile, la fotografia e la moda, risulta sicuramente utile per comprendere meglio la contemporaneità.





 

Leonardo Iuffrida
Il nudo maschile nella fotografia e nella moda

Odoya, Bologna, 2019
pp. 272 (con illustrazioni)

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