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Sabato, 02 Marzo 2019 00:00

Novecento chiama, Napoli risponde

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Volti scolpiti che si lasciano accarezzare, sculture che raccontano storie di desiderio e movimento, ritratti di personaggi del secolo scorso o squarci di pura napoletanità: la mostra Novecento a Napoli. Capolavori di pittura e scultura offre ai visitatori una grande possibilità, ovvero quella di abbandonare ogni pregiudizio e cedere al fascino − maledetto − del secolo breve.

La mostra − ad ingresso gratuito e disponibile fino al 10 marzo − è allestita al PAN di Via Mille di Napoli ed è a cura di Saverio Ammendola, Paolo La Motta e Isabella Valente.
Tanti i motivi per affrettarsi a visitarla, su tutti domina l’esclusività delle opere in mostra; una selezione di sessantadue dipinti e trentatré sculture tutte (ad eccezione di sei opere di proprietà del Comune di Napoli) appartenenti a collezionisti privati che le hanno concesse in prestito.
In mostra ci sono i principali artisti del Novecento napoletano, un secolo funesto e opprimente, assediato da due guerre mondiali, dal fascismo, dal nazismo, dalla guerra fredda, dalla guerra in Vietnam, dal muro di Berlino, tanto per citare alcuni degli avvenimenti storici che l’hanno caratterizzato. Impossibile dunque che dinanzi a tutto questo l’arte non rispondesse rifugiandosi in un tempio tutto proprio alla ricerca di un equilibrio perduto. Si avvertì in sostanza negli artisti del Novecento l’esigenza di ritornare ad un ordine supremo, che in molti vollero scambiare per adesione al fascismo, quando in realtà fu l’urlo disperato di intere generazioni che cercavano di recuperare le proprie radici culturali e dunque la strada per restare umani. Ci fu un ritorno al classico e soprattutto all’arte del Seicento, ecco perché in tal senso la pittura novecentesca non può essere letta come continuazione di quella dell’Ottocento, ma va intesa come un recupero dei grandi maestri del Seicento reinterpretati in chiave moderna.
Spiega Saverio Ammendola − uno dei curatori della mostra − che “qualunque forma d’arte, e quindi anche la pittura e la scultura del Novecento, ha un proprio DNA, è fatta di nozioni che si tramandano, che scrivono una narrazione ogni volta nuova ed esemplare. Accade così che tutto quello che l’artista ha letto, visto, vissuto” − continua Ammendola − “si fonda e dia vita ad una nuova storia in cui il modo unico e inimitabile dell’artista, ma anche di ogni essere umano, di raccontare fa la differenza tra passato e presente”. Questo è in sostanza ciò che i pittori del Novecento napoletano hanno messo in essere: una nuova storia, con radici ben fondate nel Seicento e gli occhi dritti verso il nuovo millennio. Ma non c’è solo questo in realtà. Varie sono le influenze artistiche che si lasciano riconoscere nelle opere esposte: dall’Impressionismo, alla pittura sociale, all’Art déco passando per lo stile Liberty. Le opere in mostra appartengono al periodo compreso tra gli anni Venti e Settanta del XX secolo, riunendo artisti come Girosi, Striccoli, Brancaccio, Verdecchia, Notte, Crisconio, solo per citarne alcuni. Si arriva fino all’apertura verso nuovi linguaggi, un ponte con il nuovo millennio: qui trovano spazio le ricerche informali di Cajati, l’astrazione di Waschimps, la pittura intimista di Raffaele Lippi, le anticipazioni della Transavanguardia di Perez.
Il Novecento napoletano, insomma, ha ancora tanto da raccontare, basta ascoltarlo, fino al 10 marzo al PAN di Napoli.





Novecento a Napoli. Capolavori di pittura e scultura
Organizzata da Palazzo Strozzi
A cura di  Saverio Ammendola, Paolo La Motta, Isabella Valente
PAN − Palazzo delle Arti di Napoli 
Napoli, dal 15 febbraio al 10 marzo 2019

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