"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Venerdì, 28 Dicembre 2018 00:00

Le utopie rurali di Le Corbusier e Bézard

Scritto da 

Nel 2015 il Centro d’arte dedicato all’architettura e al design Piacé Le Radieux decide di dare alle stampe un volume contenente il materiale manoscritto datato novembre 1940 di Le Corbusier ove sono sintetizzati i suoi studi su La Ferme radieuse et le Centre coopératif elaborati a partire dagli anni Trenta, e il saggio L’urbanisme rural di Norbert Bézard. Nel corso del 2018, grazie ad Armillaria edizioni, tale materiale esce in edizione italiana impreziosita da illustrazioni, uno scritto di Laurent Huron sui rapporti tra Bézard, Le Corbusier e il contesto culturale dell’epoca, e una bibliografia ragionata.

Circa l’interesse di Le Corbusier per la riorganizzazione delle campagne un ruolo importante spetta all’incontro con Norbert Bézard, “attivista della ruralità” di Piacé nella Sarthe. Il progetto elaborato da Le Corbusier “è anzitutto lo schietto resoconto di un intellettuale cittadino che vive la polivalenza degli spazi urbani e che pretende di ricollocare questa forma di urbanismo altrove: è proprio da quella campagna abbandonata dai contadini che bisogna rilanciare l’urbanizzazione delle città, seguendo il modello della riorganizzazione agraria”. In tale proposta il terreno non edificato viene pensato come centro comunitario e aggregante: “Si tratta di ristabilire un ordine armonico con le leggi di natura, al tempo stesso capace di riscoprire e valorizzare la dimensione abitativa, il lavoro, il movimento, il ruolo delle donne. Un progetto ambiziosamente creativo, attraversato da tendenze di rottura, impreziosito dall’uso avanguardistico di nuovi materiali e spesso indifferente alle consuetudini”.
Nell’Introduzione al volume scritta da Sante Simone si ricordano alcune delle principali tappe che portano Le Corbusier a sviluppare le idee espresse nel materiale pubblicato dal volume. Nel corso del 1930, anno in cui all’architetto giunge la proposta da parte sovietica di progettare una città verde per centomila abitanti, sulla falsariga delle città-giardino, Le Corbusier presenta al Congresso Internazionale di Architettura Moderna (CIAM III) di Bruxelles una serie di tavole incentrate su La Ville Radieuse; un progetto urbanistico che illustra “le diverse componenti di una città densa e concentrata, governata in particolare dai princìpi di circolazione, dalla separazione delle funzioni e dall’applicazione delle regole igieniche per l’habitat contemporaneo, sintetizzate nella trilogia ‘sole-spazio-verdura’”. Nel 1935 esce il volume La Ville Radieuse, il terzo che Le Corbusier dedica all’urbanistica, in cui viene presentata un’idea di città moderna che, pur riprendendole in alcuni aspetti, supera decisamente sia le proposte dell’austriaco Camillo Sitte contenute in Der Stätdebau (1889) che le riflessioni presenti in The Disappearing City (1932) di Frank Lloyd Wright e nel suo “prototipo antiurbano” della Broadacre City di cui lo statunitense esibisce il plastico nel 1935 al Rockfeller Center di New York in occasione dell’Industrial Arts Exposition.
“Per comprendere tanto Broadacre City quanto la radiosità della città di Le Corbusier”, sostiene Sante Simone, “bisogna tenere presenti però numerosi fattori, tutti inseriti nel dibattito intellettuale di fine Ottocento, soprattutto di stampo americano: dall’ideologia agraria che parte da Thomas Jefferson alle denunce contro la corruzione urbana di autori come John Dewey. Si è sempre pensato che dalla Ville Radieuse sia nata l’idea dell’urbanesimo e che sia il prodotto dell’ottimismo post rivoluzione industriale, della migrazione senza ritorno dalla campagna alla città. Eppure, nonostante il libro venga regolarmente citato da architetti, storici e critici della pianificazione urbana come allegato de La Carta di Atene (pubblicato nel 1943), si dimentica spesso che il settimo capitolo di questo manifesto per un’urbanistica riformatrice – l’ultimo prima della conclusione – è dedicato alla riorganizzazione rurale e include progetti di architetture agricole e del villaggio cooperativo”.
In Le Corbusier la città “come luogo di produzione massivo” si estende al territorio, in un processo di dissolvenza della città stessa. “Ma nello stesso tempo risolve l’ottimismo della città negotium a favore di una città composta da sobborghi fortemente autonomi l’uno dall’altro. Una federazione di comunità urbane limitate e molto caratterizzate socialmente e formalmente, immerse in un giardino che assorbe tutto, anche l’architettura che lo vive”.
L’Introduzione a La Fattoria Radiosa e il Villaggio Cooperativo di Sante Simone ha il merito di contestualizzare dal punto di vista storico e culturale la carica utopistica espressa dagli scritti di Le Corbusier e Bézard contenuti nel volume, carica utopistica non certo esente da contraddizioni che deve necessariamente essere inserita all’interno di quel clima politico-culturale tratteggiato dall’intervento di Laurent Huron intitolato Le Corbusier e Norbert Bézard, dal Faisceau al regime di Vichy.
Scrive Sante Simone che “come molti francesi di destra, ma vicini anche a un’idea di cooperazione più di sinistra ispirata a Fourier, Le Corbusier denuncia il capitalismo e una società di rifiuti e beni di consumo che considera inutile, e annuncia il ‘crepuscolo del denaro’. Un’anticipazione della morte del capitalismo ancor prima che questo si sviluppasse nelle forme attuali. L’ideologia corporativista rivendicata dai redattori di Plans e Prélude, tra i quali compariva Le Corbusier, era molto popolare negli Anni ‘30 e risultava profondamente antiliberale. Riuniva simpatizzanti di estrema destra e socialisti non marxisti che, attraverso la pianificazione, richiedevano l’ordine della società guidata da un potere forte, in cui gli ingegneri illuminati svolgevano un ruolo nodale”. È in questo clima culturale che si sviluppa l’idea di pianificare un ritorno alla campagna da parte di molti di coloro che avevano dovuto effettuare il tragitto opposto.
“I progetti del villaggio radioso quanto della città radiosa sono segnati dall’idea di ‘unità’, espressa in quel momento in varie forme: unità abitativa, unità di tempo libero, unità industriale, unità agricola o rurale. Ciò fa parte di una visione più ampia della pianificazione e dell’uso del suolo che questi riformisti sostengono con forza. Il bisogno di una Forma non solo Urbis ma soprattutto Territorialis. Questa intenzione imperativa e totalitaria, nel senso didattico del termine, è un aspetto che spiega, o tenta di spiegare, gli elementi di un fenomeno che comprende diverse parti legate a un tutto. Nasce così la forma di un funzionalismo biologico che cerca di collegare gli elementi periferici all’unità per assicurare l’armonia tra gli organi che la costituiscono, come in un organismo vivente: in questo caso la collettività e l’individuo”. Dalla ricerca di armonia “tra cellula e città, tra individuo e società, Le Corbusier disegna un principio di equilibrio tra l’individuo e il collettivo in cui prevale la libertà personale”.

 

 


Le Corbusier – Norbert Bézard
La Fattoria Radiosa e il Villaggio Cooperativo

a cura di Sante Simone, con un intervento di Laurent Huron
Traduzione di Mara Bevilacqua
Armillaria edizioni, Roma 2018
pp. 134

Lascia un commento

Sostieni


Facebook