“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Giovedì, 29 Novembre 2018 00:00

L'attuale stato del mondo in mostra al PAN

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In una mattinata di sabato si apre, dentro un Palazzo delle Arti invaso dal caldo sole novembrino di Napoli, l'edizione 2018 del World Press Photo, ospitato in città per il terzo anno di seguito, a chiusura del tour italiano. E uno scatto su tutti, fra tanti altri parimenti notevoli, potrebbe essere di diritto quello del vincitore del secondo premio per la categoria Reportage: Toby Melville. Perché ricordare proprio questa immagine? Quella di cui è tristemente protagonista la turista americana Melissa Cochran, sopravvissuta all’attentato del 22 marzo 2017 presso il ponte di Westminster a Londra?

Non perché sia perfetto manifesto giornalistico della tragica ondata di terrorismo, quale è, ma perché pur attestandosi sul confine fra il rischio di invadente sconfinamento nell’altrui intima dimensione personale e l’onesto obiettivo di far sapere al mondo cosa provocasse nel profondo un simile accaduto, attraverso il sensibile avvicinamento, si allinea in pieno a quest’ultimo, nobile scopo.
Si ha così la possibilità di rendere onore ai bersagli dell’opprimente giogo fabbricato dalla paura, in omaggio all’umanità delle vittime dirette e a quelle, seppur solo relativamente più distanti dal dramma, indirette; i passanti che non hanno potuto far altro se non essere vicini a quelle sfortunate persone, tali soltanto per la casualità dell’attimo. I potenti occhi della Cochran, che perse il marito Kurt durante quei momenti di panico e disperazione, sono gli occhi di centinaia di migliaia di persone sofferenti e consapevoli, in tali istanti di dolore e disorientamento, della propria condizione. Ma sono anche unici, per l’irreplicabile personalità che anima lo sguardo di ciascun essere umano, e per il loro singolare modo di comunicare all’istante, senza filtri e senza razionale preparazione, tutte le conseguenze della violenza, e dei tentativi di sopraffazione, condannandoli e dando di loro infinito monito, più che mostrarsi necessariamente inermi di fronte all’inaccettabile, richiedendo un aiuto di cui tutti dovremmo sentirci responsabili.
Il contest internazionale di fotogiornalismo è in grado di offrirci una serie di esempi di vita, e reazioni alla vita, quest’anno particolarmente inconfondibili. A renderli tali è proprio il focus sull’atto di resistenza e sulla capacità di reagire che le persone riescono a trovare nonostante le più tetre prospettive e nere previsioni, in qualunque contesto sociale o angolo del mondo, con una forza che è autentica, istintiva, fonte dell’acquisizione di coraggio e perseveranza di fronte a scenari che chiunque non abbia vissuto crederebbe impossibile affrontare. È la forza racchiusa nell’intervento dei passanti sul ponte di Westminster, nel confortare sconosciuti seguendo il primigenio legame fra noi ed i nostri simili, alla luce di una verità svelata dalla tragedia. È la commovente e protettiva unione fra un uomo e la sua compagna, colpita da un incensurato cecchino durante un concerto a Las Vegas nel 2017 (David Becker), intimamente soli pure in mezzo ad altre centinaia di morti e feriti. È la lotta per la giustizia nella spettacolare fuga del manifestante contro Maduro, a Caracas, investito dalle fiamme e sopravvissuto, che lo scatto di Ronaldo Schemidt, vincitore assoluto di quest’anno, ci regala.
Ed è anche nella tenacia di Manal, giovanissima vittima dei conflitti armati in Iraq, con il viso coperto dalle fasciature a causa dell’intervento di chirurgia estetica a cui è stata sottoposta in seguito alla ferite riportate. La bambina è ritratta dall’italiano Alessio Mamo, secondo premio nella categoria Foto Singola, in un momento di tranquilla meditazione, mentre si accinge a giocare e dedicarsi alle sue attività preferite, cercando di condurre una vita normale in attesa della completa guarigione.
In tali scatti, come nelle parole del pluripremiato fotoreporter iraniano Manoocher Deghatie dei portavoce della Fondazione del World Press, si sottolinea la volontà di tutelare attraverso quest’appuntamento globale, che si esplica non soltanto nella mostra ma in una serie di dibattiti e di incontri, la totale libertà di espressione e documentazione, contro le gravemente attuali pressioni esercitate, a fini repressivi, su stampa e fotoreporter di tutto il mondo. Lo stesso Sindaco De Magistris ribadisce l’assurdità di un’esistenza condotta nella totale apatia, nell’incapacità di scardinare l’indifferenza verso i soprusi, le angherie subite costantemente dai popoli del nostro pianeta. Ciò che viene comunicato qui, sin dall’apertura dell’esposizione, è il semplice ma adeguato scopo di una mostra del genere, la quale costituisce significativo invito all’informazione, all’interesse verso le condizioni degli altri e verso la cultura quale riscatto e di conseguenza, si direbbe, involucro di un’identità globale.
Un messaggio positivo è il motore di questa edizione, non solo negli scatti che raccontano il coraggio di combattere i lati più oscuri del nostro tempo, ma anche in quelli che catturano l’immortale grandezza della natura, con la sua pittoresca processione di pinguini che saltano, e degli stili di vita così diversi, sparsi per i vari continenti, fra bambini che cavalcano impavidi e senza protezioni, ragazze che crescono in villaggi bioenergetici e donne musulmane che imparano a nuotare, con indosso i loro lunghi abiti gialli in contrasto con il limpido azzurro del mare (nella bella foto di Anna Boyiazis). Questo messaggio si nutre della dimostrazione di quanto sia feconda la partecipazione anche solo morale, per cominciare, a tutte queste realtà distanti, mescolate e variate all’infinito, e di quanto sia edificante l’agire concreto di tutti i passanti, degli osservatori attenti e premurosi in tante disparate vicende, portandoci a comprendere quanto potrebbe esserlo il nostro, se realmente coscienti di rappresentare una parte integrante della comunità umana, la quale ha in sé i primi e più indispensabili mezzi per sconfiggere le aberranti condizioni a cui essa stessa tenta costantemente di condannarsi.

 








World Press Photo
Exhibition 2018

Mostra internazionale di fotogiornalismo
Organizzazione indipendente e no-profit WORLD PRESS PHOTO
A cura di CIME
Con il patrocinio di Comune di Napoli
PAN − Palazzo delle Arti di Napoli
Napoli, dal 24 novembre al 16 dicembre 2018

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